Iniziativa popolare sulla democrazia diretta, partecipazione e formazione politica di Bolzano [Citizens' initiative for a law on direct democracy, participation and political education in Bolzano]

Iniziativa popolare sulla democrazia diretta, partecipazione e formazione politica di Bolzano [Citizens' initiative for a law on direct democracy, participation and political education in Bolzano]

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Problemi e scopi

L'Iniziativa popolare per una legge sulla democrazia diretta, partecipazione e formazione politica è solo l'ultima tappa di un percorso ventennale che ha visto tutta la comunità altoatesina/sud-tirolese coinvolta. 

La proposta di legge sostenuta, anzi le due proposte di legge sostenute, dall'iniziativa, sono originate dal gruppo promotore, guidato dall'associazione Iniziativa per più democrazia. Sebbene essa sia considerata senza dubbio il riferimento principale, va tenuto in considerazione che anche altri soggetti della società civile e politici (p.e. i Verdi) condividano e abbiano dato un contributo importante ai suoi stessi obiettivi. Il percorso qui presentato si configura come un movimento di comunità, una rete di collaborazioni multi-attore estesa a tutto il territorio. Tratti dal sito dell'Associazione Iniziativa per più democrazia (Link 1 - L'iniziativa) gli obiettivi sono i seguenti:

Iniziativa per più democrazia si prefigge lo sviluppo della democrazia in Alto Adige e l'avvicinamento dei cittadini al tema della partecipazione democratica. L'idea della democrazia si basa sulla convinzione che l'essere umano possieda la facoltà di autogovernarsi. Auto-governarsi significa: 

  • comunicare e accordarsi con le persone della propria comunità decidendo insieme gli obiettivi e le regole che la comunità si vuole dare e concordando le modalità per raggiungere tali obiettivi;
  • affidare ai cittadini il compito di trovare le risposte migliori alle richieste della comunità  e fare in modo che le stesse vengano realizzate concretamente
  • Tutto questo può avvenire solo a condizione che la comunità abbia la possibilità di decidere, che possa eventualmente  revocare a maggioranza decisioni prese e che sia nelle condizioni di prenderne di proprie.

L'Iniziativa, di conseguenza, persegue l'ottenimento di una legge sulla democrazia diretta e di una legge elettorale che soddisfino appieno queste finalità. Auspica soprattutto che si sviluppi un potere che parta dal basso e promuova l'autonomia dei cittadini/e e dei loro comuni. 

L'Iniziativa lavora in modo sovra-partitico e si ambienta nei diversi gruppi linguistici.

L'Iniziativa viene finanziata con i contributi dei ca. 500 soci, nonchè attraverso donazioni degli stessi e di simpatizzanti. Le attività rivolte alla promozione di una formazione politica vengono invece sostenute con contributi pubblici. I progetti di vasta portata e le campagne, come i referendum e le iniziative popolari, vengono realizzate con co-finanziamenti da parte di altre organizzazioni e/o con proprie campagne di raccolta fondi (Link 1 - L’iniziativa). 

 

Storia e geografia

Per una storia e una geografia dell’Alto Adige in chiave politica-democratica si rimanda ad altri 2 studi di caso di Pariticipedia:  Convenzione per l’Autonomia e Referendum per l’aeroporto di Bolzano.

L’Iniziativa per più democrazia: dal 1995 al referendum del 2009

La prima iniziativa popolare parte nel 1995, ed è supportata da molte organizzazioni della società civile altoatesina. Nel 1997, il Consiglio regionale si esprime, con un voto di maggioranza, favorevolmente al primo tentativo di proposta di legge di iniziativa popolare per il referendum legislativo decisionale ma l’iter si arena subito dopo di fronte alle obiezioni di incostituzionalità avanzate dal Governo nazionale. Nel 2001 viene varata la riforma dello Statuto di Autonomia, in cui passa ai Consigli provinciali di Bolzano e Trento la competenza di legiferare in materia. 

Dunque un successivo tentativo viene indirizzato alla modifica dell’ordinamento provinciale per ottenere spazi di democrazia diretta. Nel 2005 viene approvata dal Consiglio la prima legge provinciale sulla democrazia diretta (n° 11/2005), voluta dal SVP, senza l’accordo con il gruppo promotore. Ne risulta una norma che prevede alcuni referendum ma presenta ancora troppi vincoli, che non soddisfano i promotori dell’iniziativa; il quorum è al 40%; non è previsto il referendum confermativo sulle leggi e gli atti della Giunta, non è previsto un opuscolo referendario che riporti in forma neutrale le posizioni favorevoli e contrarie ai provvedimenti presi in esame dalla cittadinanza. 

Sulla base della nuova legge, nel 2007 si presenta la richiesta per un primo referendum propositivo a favore di una legge sulla democrazia diretta migliorata, secondo le aspirazioni del gruppo promotore. A tal fine vengono raccolte in quattro mesi, con il supporto di 40 organizzazioni sostenitrici, 25.896 firme autenticate, Il 25 ottobre 2009 si tiene la consultazione referendaria nel territorio della provincia e quasi 150.000 cittadini si recano alle urne. 114.884 (83,1%) cittadini si esprimeranno a favore della proposta di legge. Il disegno di legge però non entra in vigore perché appunto non raggiunge il contestato quorum del 40%, per circa 7.000 voti (Link 1 - Iniziativa popolare 2017). 

L’Iniziativa per più democrazia: dal 2009 alla Commissione del 2014

Nonostante solo per poco il disegno di legge dell'Iniziativa non sia diventata legge, la SVP non è disposta a tenerlo in considerazione.

Nel 2011 tre consiglieri della SVP presentano una propria proposta di riforma (Dlp 107/2011). Il gruppo la giudica negativamente, perché renderebbe sì possibile presentare alla rappresentanza politica le proprie proposte ma poi sarebbe impossibile lo svolgimento di votazioni referendarie, prevedendo delle soglie di accesso molto alte per il territorio (26.000 firme) e tempi estremamente lunghi per giungere al voto (Link 1 - Iniziativa popolare 2017). 

In seguito, il 22 gennaio 2011, l’assemblea dell’Iniziativa, prende la decisione di presentare in Consiglio provinciale un disegno di legge tramite iniziativa popolare sulla democrazia diretta migliorato in seguito alle esperienze fatte nella votazione del 2009.

L'iniziativa popolare viene sostenuta da 36 organizzazioni e viene presentata l' 8 marzo 2011 dai promotori, Stephan Lausch (coordinatore storico dell’Iniziativa), Raffaella Zito e Otto von Aufschnaiter, alla Presidenza del Consiglio provinciale. A metà giugno la campagna raccoglie 12.556 firme, presso i municipi e in tavoli di raccolta nelle piazze e strade del territorio. In vista della trattazione dei diversi disegni di legge sulla materia, in Consiglio, nell’estate 2011 i proponenti chiedono che siano i cittadini stessi a esprimere in un referendum consultivo non vincolante, da deliberare dal Consiglio, il disegno di legge di propria preferenza (Ib.).

Il 25 novembre 2011 inaspettatamente viene interrotta la trattazione del disegno di legge dell'Iniziativa in Commissione legislativa.

Al fine di giungere al referendum consultivo su due proposte l’Iniziativa, ad inizio 2012, si avvale della disponibilità del Presidente del Consiglio provinciale per presentare una proposta di modifica della legge in vigore, che renderebbe inequivocabile la possibilità di portare al voto consultivo più disegni di legge. La SVP però rifiuta questa opzione. Secondo i rappresentanti dell’Iniziativa, la dirigenza SVP avrebbe messo sotto pressione il Presidente per far scadere il termine necessario per una trattazione utile della proposta di modifica (Ib.).

Il 12 aprile 2012 il solo gruppo consiliare della SVP, contro la proposta dell’Iniziativa, della Bürgerunion e degli Freiheitlichen, 16 voti contro 13 in opposizione, fa passare al dibattito sull’articolato il proprio disegno di legge. La trattazione sull’articolato va avanti, anche se si scontra con tutte le altre forze di opposizione e l’ostinazione dell’SVP, che non approva nemmeno una richiesta di modifica; è un modo per prendere tempo, ma non porta beneficio agli obiettivi dell’SVP. Il 12 luglio riprende la trattazione e il 13 viene sospesa e rimandata all’11 settembre. L'Iniziativa per più democrazia ritiene che sulla base del disegno di legge della SVP non è possibile un compromesso. Troppi sono gli elementi e tra questi troppi sono essenziali ed in più il disegno di legge si rivela troppo pieno di manchevolezze per poter pensare di trovare in questi punti centrali un accordo con la SVP (Ib.).
Il 5 giugno 2013 viene ripresa la discussione in aula di Consiglio e la nuova legge viene votata nella versione dell’SVP solo dall’SVP. 

Il 25 giugno la legge viene pubblicata sul bollettino ufficiale della regione. Parte da quella data il termine di tre mesi entro i quali può essere inoltrata la richiesta di referendum confermativo sulla legge da parte di 8.000 cittadini. In data 4 luglio è presentata alla presidenza del Consiglio la richiesta di referendum (Ib.).

Dovranno così essere raccolte entro il 13 settembre le 8.000 firme affinché le cittadine e i cittadini possano decidere se questa legge dovrà o meno entrare in vigore (Ib.).

Oltre 18.000 cittadini sostengono in tutti i comuni della provincia tra il 20 luglio e il 15 settembre la richiesta di referendum confermativo e di iniziativa popolare per riportare alla trattazione in Consiglio il disegno di legge dell'Iniziativa per più democrazia.

Viene fissata la data del 9 febbraio per lo svolgimento del referendum. La commissione che valuta la procedibilità per la richiesta di referendum giudica i moduli non adeguati per garantire che le persone abbiano certezza su quello che firmano. I promotori presentano ricorso contro questa decisione presso il tribunale di Bolzano che lo accoglie (Ib.).

Il 9 febbraio 2014 si svolge il referendum confermativo (non c’è il quorum su questo tipo di referendum, come nel caso nazionale), con la partecipazione di 106.305 cittadini (il 26,4% degli aventi diritto), 68.333 (65,2%) contrari e 36.502 (34,8%) a favore, la legge non entra in vigore (Ib.).  

Non recependo la richiesta dei promotori del referendum e dell'iniziativa popolare di istituire una tavola rotonda pubblica, al fine di elaborare una nuova proposta di legge sulla democrazia diretta, Ia Commissione legislativa del Consiglio, decide di elaborarla su propria iniziativa seguendo un processo partecipativo da lei stessa organizzato (Ib.). L'dea di una discussione aperta, inclusiva, partecipativa, che andasse oltre alle rigide contrapposizioni tra partiti e movimenti, per dialogare insieme e far emergere soluzioni nuove è da attribuire alle consigliere Magdalena Amhof (SVP) e Brigitte Foppa (Verdi);  il profondo rispetto della reciproca diversità, è stato il valore democratico che ha consentito loro di lavorare insieme su un progetto condiviso per elaborare innovazioni democratiche praticabili che il loro territorio da tempo chiedeva [0].

Le tappe del processo partecipativo della I Commissione legislativa

Ottobre – novembre 2014: si raccolgono le idee e le aspettative dei cittadini in tutta la provincia riguardo a una nuova legge sulla democrazia diretta e viene pubblicato l'esito dei dibattiti svolti in tutti i circondari con i cittadini interessati;

gennaio – marzo 2015: workshops con i rappresentanti di oltre 50 associazioni e organizzazioni; si approfondiscono i temi e le questioni centrali di una legge in tal senso;

primavera 2015: la commissione legislativa incarica un gruppo di lavoro scelto tra i propri membri di stendere un disegno di legge che si basa su quanto emerso in questa prima fase di coinvolgimento dei cittadini; su questioni con posizioni contrastanti il gruppo di lavoro ha interpellato esperti ed ha cercato soluzioni in un secondo giro di consultazioni con le organizzazioni;

marzo 2016: l'impianto del disegno di legge e i punti cardine vengono presentati alle organizzazioni con l'invito di trovare accordi sui punti di contrasto o di ricercare soluzioni alternative;

aprile – maggio 2016: Viene presentato l'esito di tutto il processo partecipativo in tutti i sette circondari ai cittadini interessati. A conclusione del processo sono stati invitati esperti per discutere l'esito del lavoro (Ib.).

Il 26 ottobre 2016 la Presidente della Ia Commissione legislativa, Magdalena Amhof, presenta in Commissione il disegno di legge (Consiglio, 2016). La Commissione stabilisce che il disegno di legge prima di essere presentato formalmente in Consiglio e di iniziare così l'iter di trattazione, dovrà essere discusso all'interno dei gruppi consiliari (Ib.).

Il 24 febbraio 2017, 33 organizzazioni rendono pubblica una lettera aperta rivolta ai consiglieri provinciali con la quale esigono l'avvio dei lavori consiliari sul disegno di legge e l'approvazione della legge Amhof/Foppa/Noggler entro e non oltre il primo maggio. Se così non avvenisse annunciano di voler presentare loro il disegno di legge su iniziativa popolare in Consiglio obbligandolo in questo modo ad affrontarlo definitivamente prima delle elezioni provinciali del 2018 (Ib.).

L’Iniziativa popolare n°5, 26 maggio - 11 agosto 2017

Il 26 aprile viene depositata in Consiglio provinciale, a nome di 36 organizzazioni, la richiesta di iniziativa popolare, affinché la proposta  del disegno di legge sulla democrazia diretta venga 'forzatamente' sottoposta alla votazione del Consiglio. Parte così la raccolta firme (almeno 8.000) per potere rendere legalmente valida l’iniziativa. In realtà, il gruppo promotore, non presenta solo una proposta di legge ma due, alzando la posta.  Infatti, le firme saranno raccolte anche per una seconda versione della legge, leggermente modificata rispetto a quella del gruppo di lavoro Amhof/Foppa/Noggler. Dunque sono da raccogliere, ancora una volta, 8.000 firme (Ib.). Durante la raccolta firme, viene messa in atto un’altra azione, anche per attirare un po’ l’attenzione dei media: la consegna di una onorificenza alle consigliere Magdalena Amhof (SVP), Brigitte Foppa (Verdi) e al consigliere Josef Noggler (SVP). Con questa azione è stato ricordato pubblicamente che il disegno di legge che il Consiglio non ha trattato e che ora si è costretti a sottoporre con un’iniziativa popolare, era frutto di un lungo processo partecipativo, era guidato da due consiglieri del partito di maggioranza, aveva coinvolto diversi rappresentanti di organizzazioni e cittadini. Inoltre i principali promotori dell’Iniziativa ringraziavano pubblicamente per il valore del lavoro svolto anche due consiglieri del partito di maggioranza (SVP), loro principale rivale [1].

Il 4 settembre 2017 i promotori consegnano in Consiglio oltre 11.000 firme a loro sostegno, un buon numero oltre la soglia 8.000.

Il 26 ottobre 2017, è stato organizzato un congresso internazionale “Ripensare la democrazia - Possiamo ancora salvarci con più democrazia? Sì”. Si danno appuntamento diversi relatori, che affrontano la questione degli adeguamenti e delle trasformazioni nella cultura e nella gestione politica che una democrazia parlamentare/rappresentativa intraprende quando si introducono strumenti di democrazia diretta/partecipatva/deliberativa praticabili e accessibili ai cittadini nel suo ordinamento [2].

In gennaio 2018 parte una campagna di comunicati stampa e online, sul sito web e social. La tentazione di modificare la legge, da parte del SVP, nella trattazione del Consiglio, è ancora forte. “Manca un accordo nel gruppo di maggioranza” dichiara M. Amhof. E la trattazione viene rimandata a febbraio 2018 [3].

 

Soggetti promotori e finanziatori

Iniziativa per più democrazia. Il principale promotore e organizzatore di tutta la campagna per più democrazia, è un’associazione di Bolzano, fondata nel 2000. Il suo coordinatore e leader storico é Stephan Lausch e l’attuale presidente è Erwin Demichiel. L’associazione ha circa 500 soci che autofinanziano le attività ordinarie, oltre alle donazioni di simpatizzanti. La sua rete consiste tra i 30 e i 50 attori che aderiscono regolarmente alle sue azioni (p.e. Legambiente, Dachverband für Natur, Heimatpflegeverband, Giovani bolzanini, Baubiologie Südtirol, Attac, CGIL, CISL, Bund Alternativer, Umweltschutzgruppe, ecc.). Le attività rivolte alla promozione di una formazione politica vengono sostenute con contributi pubblici. I progetti di vasta portata e le campagne, come i referendum e le iniziative popolari, vengono realizzate con co-finanziamenti da parte di altre organizzazioni e con proprie campagne di raccolta fondi mirate. 

Provincia Autonoma di Bolzano - Consiglio provinciale - I Commissione legislativa. Le commissioni legislative sono organi ausiliari del Consiglio provinciale che operano su incarico dell'assemblea plenaria; è loro compito esaminare i disegni di legge presentati prima che vengano trattati in aula dove verrà esaminato il testo del disegno di legge approvato dalla commissione. Oltre all'esame preliminare dei disegni di legge loro assegnati, le commissioni legislative presentano, sulle materie di loro competenza, le relazioni e le proposte che ritengono opportune o che siano loro state richieste dal Consiglio. Le commissioni hanno anche la facoltà di formulare in sede di rielaborazione, di coordinamento e di integrazione di più disegni di legge concernenti la stessa materia, un testo proprio da sottoporre al Consiglio. Fanno parte della prima commissione, presieduta da Magdalene Amhof (SVP), il consigliere Josef Noggler (SVP) e la consigliera Brigitte Foppa (Verdi), relatori della proposta di legge sulla democrazia diretta e la partecipazione; altri 3 consiglieri SVP, 1 consigliere del Süd-Tiroler Freiheit e 1 del gruppo Die Freiheitlichen [4]. Ha finanziato e curato la governance del processo partecipativo e la negoziazione partitica per la stesura del disegno di legge sulla democrazia diretta e la partecipazione. Non ci sono dati sull’entità finanziaria del processo. 

Blufink è una cooperativa sociale Onlus di Bolzano, diretta da due esperte di partecipazione, Katharina Erlacher e Katherina Longariva. Ha curato, su incarico della I Commissione, il processo partecipativo finalizzato alla stesura del disegno di legge Amhof/Foppa/Noggler sulla democrazia diretta. 

 

Selezione dei partecipanti

Proposta di iniziativa popolare (modalità attuale - l.p. 11/2005). La proposta di iniziativa popolare, secondo la legge provinciale vigente (l.p. 11/2005) viene avviata con il deposito del testo del progetto di legge da parte di 3 promotori iscritti nelle liste elettorali, unitamente ai fogli per la raccolta delle firme per la vidimazione da parte del Segretario generale (art. 2). Tutti gli elettori con diritto di voto in Provincia di Bolzano possono firmare per la sottoscrizione della proposta. Il numero minimo di 8.000 firme da raggiungere è il presupposto affinché l’iniziativa sia valida (art. 1). In occasione dell’iniziativa n°5 per la nuova legge sulla democrazia diretta e partecipazione, i promotori hanno organizzato banchetti e gazebo in tutto il territorio, con presidi anche presso i centri civici, distribuendo volantini e manifesti, oltre ai comunicati stampa e social (link 1). 

Processo partecipativo della I Commissione. Dall’ottobre 2014 al 26 ottobre 2016, la I Commissione legislativa sovrintende un processo partecipativo per l’elaborazione di un disegno di legge alternativo a quello bocciato con il referendum del 9/2/2014. Dapprima incarica la coop. Blufink per la facilitazione e la cura degli eventi, sviluppati seguendo due approcci. Non viene precisato come sia stato individuato il curatore, inoltre, in entrambe le fasi sottostanti, non sono specificate le modalità informative (avvisi, media) e le date esatte degli incontri.

7 incontri pubblici nei comprensori del territorio (marzo 2015) rivolti a tutti i cittadini interessati con la presenza dei politici. 285 partecipanti in maggioranza uomini oltre i sessant’anni (69) e pochi giovani fino a 30 anni (18m, 7f) (Blufink 2015a). 

4 workshop di 12 ore complessive con i rappresentanti delle organizzazioni, a Bolzano. L’invito era stato rivolto a tutti i rappresentanti delle organizzazioni della società civile, comprese quelle partitiche, le quali erano chiamate ad inviare due rappresentanti, uno dei quali doveva presentare un atteggiamento positivo verso la democrazia diretta, l’altro invece un atteggiamento piuttosto scettico. Hanno aderito all’invito 80 partecipanti, provenienti da più di 50 organizzazioni, sia parlanti tedesco che italiano. “A fronte di ciò va menzionata la scarsissima presenza dei/delle rappresentanti politici/politiche eletti/e, fatto che è stato constatato più volte con stupore e sconcerto da parte dei/delle partecipanti” (Blufink, 2015b, p. 4).

 

Metodi e strumenti

La proposta di iniziativa popolare è un istituto di partecipazione democratica presente nella Costituzione e negli Statuti delle Regioni. Anche la Provincia Autonoma di Bolzano è dotata di questa procedura affinché i cittadini possano esercitare l’iniziativa legislativa. La procedura non è consentita su alcune tematiche, ad esempio i tributi. Prende avvio con il deposito della proposta normativa e con la vidimazione del materiale necessario per la raccolta delle firme. Una volta raccolte, le firme (nel caso di Bolzano sono 8.000) vengono depositate e il Consiglio deve assegnare la trattazione della proposta in Commissione. Una volta conclusa in Commissione la proposta passa all’esame e alla votazione del Consiglio. L’iter deve comunque concludersi entro 12 mesi al massimo (l.p. 11/2005, art. 4).  

Workshop è un termine generico per indicare incontri collaborativi, argomentativi, di dialogo o confronto, facilitati, articolati in plenarie e gruppi. In questo caso sono stati suddivisi in 4 fasi, con obiettivi diversi. Nel primo i partecipanti sono stati preparati alla cultura del dialogo, ossia accettare i vari punti di vista senza giudicare e senza intentare mediazioni. Si tratta anche di acquisire consapevolezza su desideri e timori, aspettative e pregiudizi cercando di sospendere il giudizio, mettendosi a proprio agio. Si possono svolgere simulazioni anche per condividere/confrontare le conoscenze acquisite e percepite. In questo caso si è chiesto ai partecipanti - in piccoli gruppi - di simulare lo svolgimento di un referendum secondo le leggi vigenti e poi secondo la proposta di legge che propone l’iniziativa popolare.  Si può puntare nello stabilire le posizioni dei partecipanti sulle questioni chiave. In questo caso è stato utilizzato il modello dei Rooms of Change per la moderazione in 4 “case” (tavoli di confronto), cercando di evitare la discussione accesa e di favorire la comprensione dell’altra opinione. L’obiettivo del terzo workshop, gestito con il metodo dell’Open Space, era quello di elaborare dei punti in comune, avvicinare le posizioni e sviluppare aspetti nuovi ed integrativi. Nella quarta e ultima fase sono stati invitati i partecipanti a leggere il riassunto elaborato dai moderatori su quanto scaturito nelle fasi precedenti e a ponderare le affermazioni fatte dai colleghi della propria organizzazione e poi approfondire il dialogo in una delle “case” predisposte. 

Rooms of Change è un modello di supporto all’argomentazione, ideato da Claes Janssen. La sua matrice “No+, No-, Sì-, Sì+” permette di inquadrare, rispettivamente:

  1. Soddisfazione con la situazione in essere: cosa va mantenuto?
  2. Opposizione con la situazione attuale: cosa disturba o non soddisfa?
  3. Dubbi: quali sono le questioni e gli aspetti da chiarire?
  4. Innovazioni: quali sono le nuove proposte da valutare?

Open Space (Technology) è un metodo che ha ispirato una famiglia di approcci, che come in questo caso, lasciano libertà ai partecipanti (senza facilitatore esterno) di auto-gestire il proprio tema di discussione il proprio metodo, grazie alla possibilità di ciascuno di muoversi o aprire una discussione diversa in corso d’opera. Proprio come avviene a latere dei convegni formali durante il coffee break. 

Deliberazione, decisioni e interazione con il pubblico

Processo partecipativo della I Commissione

Il processo si articola in due momenti. Una serie di incontri pubblici sul territorio e i workshop, curati dalla coop. Blufink di Bolzano. Gli incontri pubblici sono stati guidati da alcune domande. 

  1. Come sto vivendo la democrazia in Alto Adige? Le risposte hanno espresso “perdita di fiducia nella politica” per “la delusione per le manipolazioni, gli scandali, mancanza di progressi nello sviluppo della democrazia diretta”; servono “strumenti di partecipazione dei cittadini appropriati”; “necessità di valori ed etica”; “la Svizzera viene presa come modello di democrazia per lo sviluppo della democrazia in Alto Adige anche se per molti appare irrealistico adottare le regole svizzere di democrazia diretta”; da un lato c’è chi chiede più democrazia e dall’altro chi è scettico sulla democrazia diretta e “sottolineano le opportunità di partecipazione offerte dalla democrazia rappresentativa”; “c’è rammarico che a scuola non venga offerta un’adeguata educazione alla politica, “così mancano sia i riferimenti teorici di base sia l’esperienza pratica nell’esercizio della partecipazione politica” (Blufink, 2015a, p. 3).  A parte un gran numero di contributi a favore, ci sono anche voci che fanno notare che la consultazione popolare richiede molte energie e informazione, altrimenti prevalgono le lobby. I media dovrebbero adottare maggiore imparzialità e serve la par condicio per i referendum e il ruolo dei social media deve essere ancora chiarito. Prima della raccolta delle firme si dovrebbe svolgere una discussione approfondita tra oppositori e sostenitori. Il consenso intorno alla questione referendaria è fondamentale (Blufink, 2015a, p.4). 
  2. Su quali temi vogliamo votare? I partecipanti hanno espresso vari temi, che sono stai suddivisi per categoria: Statuto provinciale, 32 (p.e. modelli e processi partecipativi, retribuzione dei politici, bilancio, giustizia, ecc.). Energia, 8. Regole per la democrazia, 145 (p.e. nuova legge per la democrazia diretta 57, partecipazione prima delle decisioni 19,  regole dei processi democratici 26). Grandi progetti, 82 (p.e. BBT 23, Aeroporto 12, inceneritore. Comuni 31. Politica culturale 8. Famiglia 5. Urbanistica e gestione del territorio 21. Agricoltura 4. Visione e futuro 65. Economia 8. Sanità e sociale 13. Autoderminazione 9). Gli esempi di alcuni contributi sono: “Non voglio decidere su inezie ma sui progetti di una certa portata”; “Vorrei poter dire la mia anche sulle piccole cose”; “Vorrei delegare le questioni che non capisco”; “L’utilizzo di strumenti di partecipazione promuove un processo di apprendimento”; “è necessario trasmettere un senso di responsabilità alle persone”; “Dovremmo avere la possibilità di votare e fare proposte che devono essere pubblicate in modo trasparente su internet” (Ib., p. 5 - 6).  
  3. Cosa ci aspettiamo dalla nuova legge sulla democrazia diretta? Avere voce in capitolo. Con il referendum per avere un correttivo alle decisioni adottate dagli eletti e con l’iniziativa per avere il diritto di avanzare autonomamente delle proposte legislative (Ib., p. 7). L’utilizzo deve essere incoraggiato e facilitato, soglia bassa per la raccolta firme e un metodo semplice di autenticazione, un quorum basso o nullo per il voto stesso. La legittimità della decisione spetta a coloro che hanno effettivamente votato. Alcuni chiedono la possibilità di sottoporre le decisioni della Giunta a referendum. Altri temono una marea di consultazioni in caso di soglie minime, con il risultato che una minoranza di votanti deciderà per la maggioranza di coloro che non partecipano (Ib., p. 7). Solo se si è interessati direttamente si possono formulare posizioni che sono essenziali per la sostenibilità delle soluzioni. A giudizio unanime, andrebbe osservato il principio di assicurare una informazione completa, pertinente e obiettiva per i cittadini. Questo compito potrebbe svolgerlo un organismo indipendente. Gli elettori dovrebbero ricevere un opuscolo referendario (vedi caso dell’aeroporto di Bolzano) che illustri il problema dalle diverse angolazioni, avendo a disposizione lo stesso spazio (Ib., p. 7). Il coraggio di provare forme partecipative apre la strada ad una società disposta a imparare. La democrazia diretta deve svolgere un ruolo di equilibrio tra maggioranza e minoranza (Ib.). 

Il compito degli incontri non era trovare una sintesi ma riportare il più fedelmente possibile gli atteggiamenti e le posizioni. Da questi incontri aperti è emersa comunque una prevalenza di individui mobilitati a favore del cambiamento.

Il workshop è stato articolato in 4 fasi. La prima serviva a preparare i partecipanti al dialogo anziché al dibattito, alla accettazione e alla comprensione reciproca e alla condivisione delle conoscenze e del glossario. In questa prima fase hanno disegnato un processo di referendum proposito e uno abrogativo. La seconda puntava a stabilire delle posizioni in merito agli strumenti di democrazia diretta, favorendo l’interscambio tra posizioni. In questa fase sono state formate delle “case” (tavoli di confronto tematici) moderati con il modello dei “Rooms of change”. La terza fase spingeva ad elaborare dei punti in comune e favorire l’avvicinamento di posizioni contrastanti e sviluppare aspetti nuovi, lasciando ai partecipanti autonomia con il metodo dell’Open Space. Nell’ultima fase si puntava a precisare e integrare quanto scaturito nelle fasi precedenti ed è stato chiesto di valutare/ponderare le singole dichiarazioni reciprocamente fra colleghi di organizzazione. Infine ognuno ha scelto una “casa” nella quale sono stati approfonditi alcuni aspetti (Blufink, 2015b, p. 5).  Casa 1 - Dagli strumenti della democrazia diretta agli strumenti della democrazia partecipativa. Sulla partecipazione, in generale, il gruppo si è accordato sul fatto che occorrono modelli di partecipazione e che la loro attivazione deve essere sistematica e periodica, soprattutto prima di scrivere delle leggi. Inoltre si è accordato sull’allargamento degli aventi diritto a partecipare a tutti i residenti e ai giovani minorenni; non solo i rappresentanti di interessi organizzati ma tutti coloro che hanno un interesse alla tematica; bisogna evitare che i processi siano dominati dai lobisti e che avvengano spaccatura tra due fazioni (polarizzazione). Si è trovato accordo anche sulla necessità per l’elaborazione della legge di avvalersi del supporto di esperti in materia come Eurac (curatore del processo della Convenzione per l’Autonomia), Rete Partecipazione e Südtiroler Jugendring. Sui processi partecipativi ci si è accordati sulla comunicazione chiara (comprensibile a tutti), concisa, esatta riguardo agli scopi degli strumenti e dei processi, le tematiche e i quesiti. La qualità dei processi è data dalla loro apertura e flessibilità, possono essere integrati a votazioni, prima della decisione politica; la procedura di votazione dovrebbe partire nel caso non si raggiunga un accordo e gli esiti dei processi devono essere accolti o concretizzati dal Consiglio provinciale, altrimenti si deve procedere con un referendum obbligatorio (Ib., p. 8 - 9). Sulla disciplina della partecipazione il gruppo si è accordato che vada emanata una legge sulla partecipazione che disciplini sia la democrazia diretta sia la democrazia deliberativa; la democrazia diretta deve svolgere un ruolo di garante dei processi partecipativi; i processi vanno utilizzati sia autonomamente sia come arricchimento in abbinamento delle democrazia diretta. C’è accordo anche sul fatto che vada istituito un organo di riferimento tecnico locale e indipendente per la partecipazione, sul modello del Büro für Zukunftsfragen del Vorarlberg (Austria). Questo organo può fornire informazioni, formazione, consulenza specifica, perizie tecniche. Rimane comunque, anche questo accordato, che debba sussistere un diritto di iniziativa per la società civile, mentre i processi partecipativi devono essere avviati a partire da un determinato volume di investimento o su incarico di determinati cittadini a cui va comunque assicurato il loro finanziamento (Ib., p. 9).  Casa 2 - Commissione per la valutazione dell’ammissibilità (ruolo e composizione); esclusione di temi, strumenti della democrazia diretta. Sulla questione della commissione per la valutazione dell’ammissibilità si è trovato accordo sul fatto che i membri dovessero presentare una formazione tecnica e giuridica, essere neutrali, essere imparziali. Il numero va da 3 a 5. Sul ruolo della commissione qualcuno riteneva che essa debba valutare la conformità delle proposte alla Costituzione Italiana e alle direttive UE, mentre altri ritenevano che questo fosse compito del tribunale. C’è stato accordo sul considerare, nonostante la perdita di neutralità, che un organo consultivo sarebbe stato di primaria importanza perché farebbe risparmiare risorse. Pertanto si è accordati la commissione verifichi subito che i contenuti della proposta non contengano temi esclusi dalla legge (Ib., p. 11). 

Gli strumenti di democrazia diretta previsti dal nuovo disegno, oltre a quelli previsti dalla l.p. 11/2005 e dalla 10/2002 (iniziativa popolare, referendum abrogativo, propositivo, consultivo, confermativo), sono  la petizione, l’iniziativa comunale e il referendum in parti della provincia. Ci si è trovati d’accordo che nella nuova legge ci fossero: il referendum proposito, abrogativo e confermativo e la proposta di iniziativa popolare. 

Sui temi c’è stato accordo che tutti i temi di competenza del Consglio possano essere anche oggetto di partecipazione, a parte la tutela delle minoranze e dei diritti umani, nonché le leggi fiscali.
Casa 3 - Promotori, barriera delle firme, quorum di partecipazione, tempi di raccolta firme, termini vincolanti, date di votazione e coinvolgimento del Consiglio provinciale

Sui promotori si è raggiunto l’accordo che 20 siano sufficienti per sottoporre la richiesta di referendum. Sui termini c’è accordo che non possano essere eseguiti 6 mesi prima delle elezioni provinciali e che solo un mese dopo le elezioni possa iniziare la raccolta firme (Ib., p. 14). Inoltre devono essere previste 4 date fisse. 

Tutti d’accordo che la raccolta firme debba essere digitalizzata e agevolata, non deve essere una barriera artificiale e il numero delle firme deve essere adeguato al mandato plenario all’ultima elezione. Per i referendum consultivo il numero di firme deve essere più basso. Segue un dibattito con argomenti a favore e contro sull’appesantimento della soglia o sul suo alleggerimento. Come avviene in Svizzera, c’è accordo che il Consiglio possa mettere al voto una controproposta alla richiesta dei promotori. 

Il quorum è forse il tema che scalda maggiormente fra tutte le questioni. Non si infatti giunti ad un accordo ma ad un avvicinamento. Ci sono due estremi, il Quorum zero: 4 partecipanti sostengono che la barriera riguarda il numero di firme e chi non vota delega coloro che votano a decidere per lui; e il Quorum 40% dei partecipanti: 3 partecipanti ritengono che vada bene così come ora, è più sostenibile e si giustifica la democrazia rappresentativa (Ib., p. 15). Nel mezzo ci sono le soluzioni di compromesso che propongono un quorum a 20, 25, 30%. 

Chi difende un quorum elevato ritiene che esso difenda il diritto del cittadino di delegare quesiti complessi ad esperti eletti e fornisce un incentivo alla responsabilità dei promotori di portare al voto delle richieste rilevanti per la popolazione, sottolineando che la democrazia diretta deve essere “un correttivo” e non un sostituto della rappresentativa. 

Chi difende un quorum basso ritiene che esso non debba impedire la possibilità di un referendum di essere eseguibile, così come insegna la storia. Anche l’astensione viene equiparata ad un voto. Esso incentiva e sollecita la partecipazione della popolazione alle decisioni politiche, secondo la letteratura - si dice - più basso è il quorum, più alta è la partecipazione politica. Inoltre con quorum bassi decidono persone che si sono dedicate intensamente alla questione. 

Secondo alcuni la barriera delle firme e il quorum sono contrappesi che si bilanciano. Secondo altri sono indipendenti. Il primo garantisce che vi sia un numero sufficiente di cittadini interessati all’argomento, il quorum invece impedisce solo la validità del referendum. 

Sull’informazione sono tutti d’accordo che sia completa, chiara, breve e comprensibile, non debba polarizzare, essere differenziata per categoria, vada trasmessa su canali diversi, debbano aver luogo manifestazioni pubbliche con pro e contro supportate finanziariamente. Inoltre la legge deve mettere disposizione sufficienti mezzi finanziari per informare adeguatamente e organizzare il processo. Inoltre va messo a disposizione un budget per il lavoro di sensibilizzazione, la formazione politica nella provincia, nelle scuole, ecc. Sull’opuscolo di voto vanno riportati i pro e i contro e il team che lo redige deve essere formato da membri del consiglio ed essere composto pariteticamente da promotori e oppositori (Ib., p. 17). Sulla trasparenza c’è ampio accordo sulla pubblicazione obbligatoria delle fonti finanziarie delle parti, delle spese pubblicitarie, della creazione di un meccanismo che fissi un limite massimo di spesa, non ci devono essere interferenze fino a 48 ore prima del voto e così via, varie considerazioni simili al processo precedente (Ib.).

Il coinvolgimento degli esperti e la mediazione della Commissione. Su come sia andato avanti il processo fin qui svolto non è dato saperlo. Sappiamo che il gruppo di lavoro Amhof/Foppa/Noggler ha svolto un altro giro di consultazioni relativamente ai temi ancora aperti per giungere alla stesura definitiva presentata in incontri pubblici nei circondari con la presenza di esperti cercando una mediazione tra le varie posizioni. Nella relazione illustrativa del Dlp (Consiglio, 2016) gli estensori evidenziano che esso “rappresenta nel suo complesso un tentativo di mediazione: tra le diverse aspettative delle varie componenti della società, tra quelle della politica e della popolazione nonché tra quelle della maggioranza e della minoranza politica. In quanto tale, esprime quindi e riflette questa molteplicità di interessi ed è probabilmente la dimostrazione del fatto che si possono concepire e realizzare innovazioni democratiche” [5].

L’iniziativa popolare del 2017 e l’innovazione partecipativa - Le due proposte dell'iniziativa popolare a confronto

La mediazione - o “compromesso” come viene definito dai promotori di Iniziativa per più democrazia - risultato nel Dlp è stata accolta inizialmente, ma successivamente, visti i ritardi e il persistente ostruzionismo manifestato in Consiglio dal SVP, i promotori sono ricorsi ad una ulteriore iniziativa popolare (la n° 5) aggiungendo una seconda proposta di legge “migliorata” (Iniziativa, 2016) per esercitare con determinazione la pressione dei cittadini affinché almeno il Dlp A/F/N venisse approvato . 

Dal confronto tra le due proposte emergono anche le differenti posizioni delle parti. Innanzi tutto un capo dedicato a Democrazia partecipativa, processi partecipativi - Consiglio delle cittadine e dei cittadini non era stato introdotto nelle iniziative precedenti il 2015. Probabilmente l’inserimento di un Capo di legge, dedicato alla democrazia partecipativa è stato anche stimolato dalle esperienze che si sono tenute in quegli anni (Convenzione per l’Autonomia), dalla presenza  locale di nuove competenze e professionalità (Eurac, Blufink, ecc.) e dal processo partecipativo stesso attivato dalla Commissione per elaborare il Dlp. Questa sarebbe una innovazione democratica simile nella logica alle leggi regionali sulla partecipazione della Toscana (69/2007, 46/2013) e dell’Emilia-Romagna (3/2010). Si tratterrebbe  sostanzialmente di un Consiglio di cittadini/e, di almeno 12 (Dlp A/F/N) persone sopra i 16 anni, iscritte nell’apposita lista (art. 22). La procedura di selezione avverrebbe mediate un campionamento stratificato secondo gruppo linguistico, genere ed età. Esso può essere richiesto dagli organi istituzionali o da almeno 300 cittadini/e. Elabora idee e raccomandazioni unanimemente condivise su una problematica specifica nel giro di 1, 5 giorni, e li presenta in una dichiarazione congiunta e condivisa (art. 22). Sarà seguito da un evento pubblico in cui verranno presentati i risultati (art. 23). La dichiarazione congiunta e il rapporto dell’evento pubblico confluiscono in una relazione  che viene inviata all’ufficio di presidenza del Consiglio provinciale che a sua volta lo invierà alla Giunta o al Consiglio a seconda della competenza (art. 25). Questi organi dovranno trattare la relazione entro 60 giorni; promotori, partecipanti e tutta la cittadinanza saranno adeguatamente informati dei risultati (art. 25). Tutta la procedura sarà curata da un nuovo ufficio (una figura di terzietà tecnica): Ufficio per la formazione politica e la partecipazione (art. 26). Esso avrà anche il compito di rafforzare la formazione politica e l’educazione civica della popolazione, sostenere i processi partecipativi e i referendum, curarne l’informazione, offrire consulenza ai promotori e monitorare i processi, promuovere percorsi di formazione e servizi di coaching sulla politica, la partecipazione e la democrazia diretta; costruire reti sovra-regionali in tali campi (art. 26). Nella versione modificata dai promotori dell’iniziativa, a tale impianto vengono fatte modifiche o aggiunte precisazioni puntuali sui tempi: il processo del Consiglio dei cittadini/e deve durare al massimo 6 mesi (art. 20); può essere richiesto da 200 cittadini anziché 300 (art. 21) o anche da associazioni e imprese; deve essere composto da 20 persone (art. 22), elabora in un periodo di 10 giorni - anziché 1-5 gg - la propria dichiarazione congiunta; e gli organi istituzionali competenti dovranno trattare la relazione entro 15 giorni anziché 60 (art. 25). Inoltre vorrebbero che ai partecipanti non dipendenti pubblici, fosse corrisposta un’indennità di 200 Euro al giorno: aspetto non presente nel Dlp A/F/N. 

Referendum e iniziativa popolare

Limiti sui contenuti. Il Dlp A/F/N impone certi limiti sui contenuti delle proposte referendarie, tra cui le norme che riguardano il regolamento interno del Consiglio, le leggi tributarie e di bilancio, quelle garantiscono i diritti dei gruppi linguistici (storico problema altoatesino), le minoranze etniche e sociali. Il disaccordo è sulle norme che riguardano il personale e gli organi della Provincia che i promotori non vorrebbero escludere dalle proposte referendarie.  

Verifica di ammissibilità da parte della Commissione referendaria. Secondo i promotori, la Commissione referendaria non dovrebbe esprimersi sulla conformità della richiesta alle disposizioni della Costituzione, dello Statuto speciale e alle limitazioni risultanti dall’ordinamento giuridico comunitario e dagli obblighi internazionali (art. 8) ma solo sulla competenza provinciale della materia oggetto di referendum (Iniziativa, 2016). 

Validità del referendum, il quorum. Secondo il Dlp A/F/N l’esito dei referendum, a parte il consultivo che non ha quorum, è valido se al voto hanno partecipato almeno il 25% degli aventi diritto (art. 12). Secondo i promotori il quorum si dovrebbe ridurre al 15% (Iniziativa, 2016). 

Sospensione e consultazioni su delibere di Giunta. Sulle delibere di Giunta di una certa entità (per investimenti dello 0,5% del bilancio o per spesa corrente dello 0,5 ‰ del bilancio), nel periodo provvisorio di 15 giorni dopo la pubblicazione, 200 cittadini possono presentare richiesta di sospensione (art. 14). Se la Commissione referendaria ritiene ammissibile la richiesta, la delibera viene sospesa per 6 mesi. In questo periodo i cittadini possono richiedere un referendum consultivo raccogliendo 8.000 firme o 2.000 per indire un Consiglio dei cittadini. In seguito la Giunta deve emanare nuovamente la delibera entro il termine di 6 mesi (art. 14). Secondo i promotori dell’iniziativa popolare le delibere della Giunta dovrebbero entrare in vigore trascorsi 30 giorni anziché 15. Inoltre, , le firme da raccogliere per un referendum consultivo dovrebbero essere 5.000 mentre se si opta per il Consiglio dei cittadini questo - considerate le 200 firme già raccolte - dovrebbe essere convocato senza raccogliere ulteriori sottoscrizioni (Iniziativa, 2016). 

Presupposti dell’iniziativa popolare. Secondo il Dlp A/F/N essa viene esercitata da almeno 8.000 elettori (art. 15). Per i promotori, tale quota dovrebbe essere ribassata a 2.500 elettori (Iniziativa, 2016). Una affatto non marginale modifica riguarda l’usanza di riportare in ogni foglio contenente le firme dei sottoscrittori, tutto il testo della proposta di legge (art. 16, c. 3). Secondo i promotori questo garantismo si presenta come un ostacolo che non agevole le pratiche di raccolta firme. Pertanto chiedono che nei fogli sia contenuta la dichiarazione che il sottoscrivente ha preso visione del testo di legge (Iniziativa, 2016). 

 

Influenza, risultati ed effetti

Se gli sforzi di tanti cittadini/e e politici (va ricordato il gruppo Verde ma anche la presidente Amhof e il consigliere Noggler del SVP) altoatesini - sudtirolesi, per vedere finalmente approvata una legge che chiedono da tempo (più di vent’anni), abbiano influenzato o ottenuto effetti tangibili fino ad oggi, può essere constatato dalle leggi attualmente in vigore (la 11/2005) sulla disciplina dei referendum e dell’iniziativa popolare. Può essere constatato poi:

- dall’alta partecipazione al referendum di iniziativa popolare del 2009, che ha mancato per poco il quorum del 40%;

- dal successo ottenuto con la bocciatura popolare nel 2014 della legge di riforma della democrazia diretta del SVP;

- dagli importanti risultati raggiunti da allora: come la sperimentazione dell’opuscolo referendario informativo distribuito prima del referendum sull’aeroporto di Bolzano del 2015;

- dalla capacità di condividere un percorso con le cariche politiche di riferimento (I Commissione) traducendo un processo inclusivo, dialogico e collaborativo in una mediazione per la costruzione di un progetto di legge condiviso, dal quale uscirà un’ulteriore innovazione democratica partecipativa (il Consiglio dei cittadini);

- l'ulteriore allargamento della rappresentatività di quel risultato, la proposta di legge A/F/N e la proposta dell’Iniziativa, con le presentazioni nei circondari e i dibattiti con esperti e organizzazioni e soprattutto la quinta iniziativa popolare promossa con la campagna di raccolta di oltre 11.000 firme. 

Rimane alta la suspense sui risultati definitivi che l’ultima iniziativa otterrà in Consiglio, entro ottobre 2018. 

 

Analisi e lezioni apprese

Si è qui trattata la storia di un movimento civile, pacifico, promotore e animatore di valori, idee, innovazioni democratiche praticabili e consistenti, che garantiscano un effettivo trasferimento di responsabilità (empowerment) ai cittadini. Il modello di riferimento, come emerge dalle manifestazioni dei promotori, è quello presente nell’ordinamento svizzero. Le innovazioni principali sono referendum e iniziativa popolare a bassa soglia di accesso con quorum zero o molto basso, e disposizioni per una informazione capillare, sintetica ma completa, e paritaria (vedi opuscolo referendario utilizzato nel caso del referendum sull’aeroporto di Bolzano del 2016). Dalla mediazione sono nate poi delle sorprese. Una ulteriore innovazione scaturita da questo movimento/processo storico si è concretizzata nell’ultima proposta di legge sulla democrazia diretta e la democrazia partecipativa: il Consiglio delle cittadine e dei cittadini e l’Ufficio per la partecipazione e la formazione politica. Due istituti che se approvati aprirebbero un campo proficuo per la sperimentazione di promettenti innovazioni democratiche. Si segnalano tuttavia trascuratezze nella trasparenza del processo partecipativo curata da Blufink e dalla I Commissione, relativamente alla mancata pubblicazione dell’entità finanziaria del processo e della reportistica relativa fase finale di mediazione. 

Va evidenziato infine l’espediente di presentare due proposte di legge assieme, adottato da Iniziativa per più democrazia, nel momento in cui si intravede la minaccia per la proposta di legge mediata A/F/N, di venir ancora una volta ritardata o snaturata dalla  corrente dominante all’interno del SVP. Lo scopo di questo espediente, risponde al tentativo di ottenere eventuali miglioramenti dalla proposta di compromesso emersa dal processo partecipativo, dando la possibilità all’SVP di salvare la faccia e uscirne ‘riabilitata’, dopo le pesanti sconfitte, dando un segnale di cambiamento alla cittadinanza. L’altro obiettivo è quello di, almeno, non subire altre modifiche peggiorative della proposta Amhof/Foppa/Noggler (A/F/N), poiché se così avvenisse, la dirigenza SVP a sua volta incasserebbe un pesante discredito pubblico. 

 

Fonti secondarie

Blufink (2015a), Come vi immaginate la democrazia in Alto Adige, Che ruolo devono avere i cittadini nella democrazia della nostra provincia? Documentazione, ed. Consiglio della Provincia di Bolzano > http://www.consiglio-bz.org/download/Impulse_Zivilgesellschaft_2015_it.pdf (ril. 7/2/18).

Blufink (2015b), Verso una nuova legge sulla democrazia diretta, Consiglio della Provincia di Bolzano, aprile > http://www.consiglio-bz.org/download/definitives-Dokument_2015_it.pdf (ril. 7/2/18).

Consiglio (2016), della Provincia di Bolzano, Disegno di legge provinciale (Amhof, Foppa, Noggler), Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica > http://www.consiglio-bz.org/download/Gesetzentwurft_direkte-Demokratie_11-2016.pdf (ril. 8/2/18). 

Iniziativa (2016) per più democrazia, Disegno di legge provinciale, (versione migliorata del Dlp A/F/N), Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica > http://www.consiglio-bz.org/download/Gesetzentwurft_direkte-Demokratie_11-2016.pdf (ril. 8/2/18). 

 

Link

  1. Iniziativa per più democrazia - http://www.dirdemdi.org/index.php/it/ (ril. 7/2/18).

 

Note[

[0] Intervista rilasciata dalla consigliera Brigitte Foppa via FB (23/2/18).

[1] Iniziativa per più democrazia, Onorificenza per Amhof, Foppa e Noggler - la SVP prenda ora sul serio il proprio compromesso! > http://www.dirdemdi.org/index.php/it/703-onorificenza-per-amhof-foppa-e-noggler-la-svp-prenda-ora-sul-serio-il-proprio-compromesso (ril. 7/2/18). 

[2] Ripensare la democrazia - Congresso Internazionale, 26/10/2017 > http://www.dirdemdi.org/index.php/it/717-congresso-internationale-bolzano-ripensare-la-democrazia (ril. 6/2/18).

[3] Bolzano. Democrazia diretta, salta trattazione disegni di legge, divisioni in Svp, BS Buongiorno Süd-Tirol, 12/1/2018 > https://www.buongiornosuedtirol.it/2018/01/bolzano-democrazia-diretta-salta-trattazione-disegni-di-legge-divisioni-in-svp/ (ril. 6/2/18).

[4] Provincia Autonoma di Bolzano, Consiglio provinciale, Commissioni legislative > http://www.consiglio-bz.org/it/organi/commissioni-legislative.asp (ril. 6/2/18). 

[5] La relazione illustrativa sul sito del Consiglio provinciale è solo in tedesco, questa citazione è ripresa da: Iniziativa per più democrazia, Relazione illustrativa sul Dlp, democrazia diretta, partecipazione e formazione politica - versione migliorativa > http://www.dirdemdi.org/images/de/pdf/Begleitbericht_vV_zweisprachig_25042017.pdf (ril. 8/2/18).

Falldaten

Standort

Geolocation: 
provincia di bolzano
via argentieri,15
39100 bolzano , BZ
Italy
Bolzano IT

Verlauf

Anfangsdaten: 
Donnerstag, Februar 9, 1995
Enddatum: 
[no data entered]
Andauernd: 
Ja
Anzahl der Sitzungstage: 
[no data entered]

Prozess

Förderung?: 
Ja
Falls ja,waren sie ...: 
In Person, online oder beides: 
In Person
Andere: Interaktion zwischen Teilnehmern: 
Signature Collection
Falls abgestimmt wird...: 
[no data entered]

Organisatoren

Wer hat das Projekt oder die Initiative bezahlt?: 
Provincia Autonoma di Bolzano
Andere: Finanzierung: 
Iniziativa per più democrazia
Wer war in erster Linie verantwortlich, um diese Initiative zu organisieren?: 
Wer hat die Initiative noch unterstützt?: 
Ambiente Salute, Arbeitsgemeinschaft Lebenswertes Unterland, Arbeitsgemeinschaft der Jugenddienste, ARCI, ASGB, Associazione di promozione sociale e culturale ME-MMT, Gemeindebeirat der Ausländer- Innen von Bozen, AVS, Beirat für Chancengleichheit, Bürger

Ressourcen

Gesamtbudget: 
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Durchschnittliches Jahresbudget: 
[no data entered]
Anzahl der Vollzeitmitarbeiter: 
[no data entered]
Anzahl der Teilzeitmitarbeiter: 
[no data entered]
Art der Mitarbeiter: 
volunteers and professional
Anzahl der Freiwilligen: 
[no data entered]

Diskussionen

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