Comunità in Dibattito. Dibattito pubblico sull'uso dei gessi per il ripristino di attività estrattive nel Comune di Gavorrano [Debating Community on chalk uses for quarry reclamation]

Comunità in Dibattito. Dibattito pubblico sull'uso dei gessi per il ripristino di attività estrattive nel Comune di Gavorrano [Debating Community on chalk uses for quarry reclamation]

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Problemi e scopi

Lo stabilimento di Scarlino (GR) della Huntsman SrL, poi Venator [0], unico produttore di biossido di titanio in Italia, deve smaltire circa 410.000 tonnellate annue di un residuo di produzione costituito da solfato di calcio biidrato contenente ossido di ferro, da qui il nome comune: gesso rosso. Si tratta di un rifiuto speciale non pericoloso che può essere utilizzato come ammendante del terreno o in altri modi. Tuttavia lo sbocco commerciale non riesce ad assorbire la sovrapproduzione per cui la Huntsman, in accordo con Regione, autorità locali e vari attori, dal 1998 ha sperimentato e verificato l’utilizzo del materiale per il ripristino ambientale di siti quali cave e discariche. Essendo in esaurimento il riempimento della ex-cava di Montioni, il Comune di Gavorrano, nel cui territorio si trovano cave di grandi dimensioni, ha deciso di promuovere un Dibattito Pubblico ai sensi della Lr. 46 /2013, con il supporto dell'Autorità regionale della partecipazione e la disponibilità della Huntsman SrL. L’oggetto del Dibattito Pubblico consiste in una valutazione della possibilità di utilizzare i gessi per il ripristino dei siti di attività estrattive. Si tratta quindi di un Dibattito Pubblico su una scelta di tipo localizzativo, che non discute un’ipotesi ottimale già individuata, ma vuole soppesare i “pro e contro” delle possibili opzioni (Link 1). 

 

Storia e geografia

Gavorrano è un comune della Maremma toscana, posizionato sulle Colline Metallifere del grossetano a pochi chilometri dal mare. Con poco più di 2.000 abitanti il piccolo borgo vede un forte incremento quando nel 1898 viene scoperto un grande giacimento di pirite. Diventa un centro minerario importante e la sua popolazione cresce progressivamente, fino a raggiungere 12.900 abitanti nel 1951. Attualmente ha 8.596 residenti. 

Le miniere

Il settore minerario ebbe un forte incremento nel dopoguerra ma un lento miglioramento tecnico. Le condizioni di lavoro nelle miniere erano ancora pesanti e pericolose e dopo la iniziale “pacificazione” nelle relazioni industriali, il settore attraversò periodi di tensione e lotte tra sindacati e azienda: la Montecatini. Nel distretto minerario maremmano della Montecatini, a Ribolla, nel 1954 si verificò anche un grave disastro in cui persero la vita 43 minatori. Negli anni sessanta la meccanizzazione e le innovazioni tecnologiche migliorarono la produttività così come le condizioni del lavoro e la Montecatini si concentrò sull’estrazione della pirite. Gavorrano e Scarlino diventarono importanti siti minerari a scapito di altri. Tuttavia il settore perse progressivamente manodopera, si riorganizzò ma non investì in ulteriore ricerca per l’individuazione di nuovi giacimenti, mentre quelli esistenti perdevano rendimento e competitività. La crisi petrolifera del 1973 fece aumentare enormemente i costi di produzione, con un processo inflazionistico che interessò tutti i paesi europei dipendenti dal petrolio. La crescita dei costi finanziari e di manodopera generò una progressiva crisi strutturale che si sommò a quella già in atto nel settore, fino a portare alla chiusura definitiva delle miniere nel 1981 (Santini, 1996, pp. 60:75). Il territorio dagli anni ottanta inizia a terziarizzarsi e si orienta verso il turismo e l’agricoltura di qualità. Oggi le miniere sono diventate un’attrattiva turistica con il Parco Minerario Naturalistico di Gavorrano. Popolata da numerosi operai in una regione rossa, l’area è storicamente una roccaforte della sinistra e la tradizione politica continua ad essere di centrosinistra fino ai giorni del Dibattito Pubblico. Le politiche del 2018 tuttavia segnano un grande cambiamento anche nei comuni della provincia grossetana, con un forte spostamento verso il centrodestra e il Movimento 5 Stelle.

I gessi rossi della Huntsman-Tioxide di Scarlino

La società Huntsman P&A Italy S.r.l., proprietaria dello stabilimento Huntsman-Tioxide di Scarlino è l’unico produttore di biossido di titanio in Italia. Essa produce anche circa 410.000 tonnellate/anno di un materiale (comunemente chiamato ‘gesso rosso’) costituito da solfato di calcio biidrato contenente ossido di ferro (da qui la colorazione rossa), classificato come rifiuto speciale non pericoloso. Lo stesso materiale, con la denominazione Agrigess, è anche classificato come fertilizzante di tipo B (ammendante) dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e può essere utilizzato come tal quale o insieme ad altre sostanze fertilizzanti. 

I dubbi sull’impiego in agricoltura

Questo materiale subisce contestazioni nel 2011 visto il contenuto oltre i limiti di legge di manganese, solfati e cromo esavalente, e viene messo in evidenza pubblicamente da alcuni esponenti ambientalisti, Roberto Barocci del Forum ambientalista che mobilita la Coldiretti ed Elisabetta Menchetti ed Edoardo Bertocci dei Verdi con articoli di stampa. Questi ultimi sono stati denunciati per diffamazione dall’azienda per i danni che le loro dichiarazioni avrebbero arrecato al commercio del prodotto ma nel 2014 sono stati scagionati con l’archiviazione del procedimento [1].

I sospetti di radioattività

Un altro momento di attenzione pubblica sulla Huntsman si verifica nel 2014, quando la procura di Grosseto apre un’indagine su presunti smaltimenti illegali di rifiuti radioattivi derivati dalla lavorazione del biossido di titanio. Vengono rilevate dall’ARPAT delle concentrazioni di radioattività eccessive nelle tele filtranti dell’impianto [2]. Comunque ARPAT, dopo una approfondita indagine con rilevatori nell'area di stoccaggio, comunica che i filtri sebbene contenessero radioattività sono stati smaltiti in modo adeguato e nell'area dei gessi la radioattività è più bassa di quella ambientale [2.1]. La questione non é stata più sollevata, né durante il DP né nelle interviste preliminari. 

Dalla cava di Montioni ai siti di Gavorrano

Già dal 1998 lo stabilimento di Scarlino ha avviato sperimentazioni per verificare la possibilità di utilizzare tali gessi in operazioni di ripristino e riempimento, compatibile con l’ambiente (Link 1). Grazie ad un accordo volontario siglato nel 2004 da Regione Toscana, Provincia di Grosseto, Comuni di Follonica, Gavorrano, Massa Marittima, Montieri, Scarlino, Roccastrada, ARPAT, ASL 9, Tioxide Europe, FILCEA-CISL, FLERICA-CISL, UILCEM-UIL, UGL-CHIMICI, RSU, si dà avvio all’impiego dei gessi rossi al ripristino ambientale e morfologico dell’ex cava di quarzite di Poggio Speranzona di Montioni, nel Comune di Follonica (Link 1). Dato che il ripristino della cava di Montioni sta per esaurirsi, nel 2015 si è proceduto ad un nuovo accordo (deliberazione n. 524 del 7 aprile 2015, pubblicata sul Burt 22.4.2015) con l’introduzione, tra le altre cose, di un impegno all’individuazione di altri siti per lo smaltimento e/o l’utilizzo dei gessi in attività di recupero ambientali. Alla scadenza del 30 settembre 2015 il Comune di Gavorrano presenta domanda all’Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione (APP) per attivare un processo partecipativo con il sostegno della Huntsman. Nel mese successivo, per iniziativa dell’APP, il percorso partecipativo fu riconfigurato in Dibattito Pubblico ai sensi della Lr. 46/2013. Furono quindi avviati il bando pubblico per la nomina del Responsabile e la convenzione tra le parti (Comune, APP, Huntsman) ed infine, il 19 dicembre 2016, fu approvato il Piano operativo e finanziario prodotto dalla Responsabile: Chiara Pignaris. 

 

Soggetti promotori e finanziatori

Comune di Gavorrano. Il Comune ha presentato domanda all’Autorità regionale della partecipazione (APP) per attivare un processo poi riconfigurato in Dibattito Pubblico. Il Comune ha contribuito ai costi per un valore quantificabile in 5.000 Euro, mettendo a disposizione le sale per gli incontri e fornendo il servizio di distribuzione dei materiali informativi presso 52 punti del territorio dei tre comuni.

Huntsman-Tioxide-Venator di Scalino è il produttore di rifiuti speciali detti: gessi rossi. Ha contribuito al costo del DP con 49.000 Euro. 

Autorità regionale per la partecipazione (APP) sovrintende la procedura di dibattito pubblico (DP) disciplinata dalla legge regionale 46/2013. L’APP ha deliberato come contributo regionale al finanziamento del DP per 38.000 Euro (APP, Del. n.19 del 19/10/2015) [3].

La responsabile del DP è la Dott.sa  Arch. Chiara Luisa Pignaris, esperta in processi partecipativi vincitrice della selezione pubblica bandita sul BURT del 16/12/2015, incaricata della gestione del Dibattito Pubblico con D.D. del 07/011/2016 del Settore Analisi di fattibilità e per la valutazione delle politiche.  Per le attività svolte dalla responsabile sono andati 14.000 Euro. 

MHC Progetto territorio Soc. Coop. selezionata tramite affidamento diretto previa valutazione (svolta dalla funzionaria del Comune di Gavorrano insieme alla responsabile dell’ufficio gare della Huntsman) dei curricola di 4 ditte fornitrici di servizi analoghi individuate dalla Responsabile. MHC ha fornito l’assistenza alla organizzazione e alla comunicazione pubblica del DP. A copertura complessiva per le attività svolte da essa sono andati 49.000 Euro del budget. 

ZimbrAVideo di Vicopisano (PI), selezionata tramite bando pubblico, è stata incaricata di videoriprese e montaggio video degli incontri. Ad essa è andato un compenso di 6.466 Euro. 

Tipografia Senese (SI) selezionata tramite bando pubblico, ha realizzato la stampa dei materiali informativi per un compenso di 2.977 Euro. 

9 esperti individuati dall’APP ed invitati a fornire il loro contributo nel DP. Ad essi è stato corrisposto un compenso complessivo di 6.456 Euro. Andrea Pillon è stato incaricato come esperto dall’APP, insieme alla prof. Liliana Cori, solo nell’incontro finale di valutazione del Dibattito Pubblico, mentre al primo seminario ha partecipato a sue spese come consulente del Ministero.

Il costo complessivo del DP è stato di 78.988 Euro. 

 

Selezione dei partecipanti

Il Dibattito Pubblico ha coinvolto complessivamente 365 persone, per lo più abitanti del Comune di Gavorrano ma con una forte presenza da Follonica e Roccastrada, molti dei quali appartenenti alle associazioni ambientaliste e ai comitati locali oppure dipendenti della Huntsman, membri dei Consigli comunali, rappresentanti di sigle sindacali. 

A questi si aggiungono 15 tecnici ed esperti individuati e invitati (9 di essi dietro compenso) dalla Autorità della partecipazione.

In particolare si è registrata la presenza di: 

  • 88 partecipanti al seminario introduttivo,
  • 132 partecipanti al primo incontro sui gessi,
  • 39 partecipanti alla visita alle cave,
  • 115 partecipanti al secondo incontro sul ripristino di Montioni,
  • 150 partecipanti all’incontro sui criteri per la scelta del sito,
  • 405 nominativi nella mailing list,
  • 10.500 visitatori del sito internet.

Composizione dei partecipanti. Dai fogli firme compilati dai 239 partecipanti agli incontri pubblici si possono individuare le seguenti categorie: 25 amministratori e consiglieri comunali; 112 cittadini e rappresentanti di associazioni; 16 esperti; 57 dipendenti d’impresa (55 della Huntsman e 2 della Solmine); 22 rappresentanti di sindacati; 7 persone non hanno indicato la tipologia di appartenenza.

Gli incontri del Dibattito Pubblico sono stati sempre aperti a tutti gli interessati, sia residenti nel Comune di Gavorrano sia provenienti da altri territori. L’iscrizione agli incontri era raccomandata al fine di gestire meglio l’allestimento degli spazi e l’organizzazione, ma non è stata posta come un obbligo. I cittadini interessati sono stati invitati a contribuire al dibattito in diversi modi: 1. partecipando agli incontri pubblici; 2. scrivendo contributi nei “Quaderni degli attori”; 3. partecipando alle discussioni dei Tavoli tematici virtuali; 4. inviando domande ai promotori via email; 5. incontrando il Responsabile o i suoi collaboratori. Le modalità più gradite sono risultate la prima e la seconda, mentre i Tavoli tematici virtuali non sono mai decollati e l’ultima modalità ha visto solo una richiesta di incontro (Pignaris, p. 31). 

Tavolo di monitoraggio. Il processo è stato seguito da un tavolo di controllo metodologico sul procedimento di DP, composto da: i sindaci di Follonica, Roccastrada e Scarlino; i rappresentanti di Arpat, Usl 9 Grosseto, Parco Nazionale delle Colline Metallifere; i responsabili dei settori Bonifiche Autorizzazioni rifiuti ed Energetiche, Pianificazione e controlli in materia di Cave, Politiche per la Partecipazione della Regione Toscana. Al tavolo di monitoraggio è invitata anche l’Assessore regionale all’Ambiente e Difesa del Suolo (Ib., p. 29). 

Gli esperti ‘super partes’. L’Autorità regionale ha individuato, per ogni incontro tematico, alcuni esperti “super partes” delle diverse materie a cui chiedere di preparare dei brevi contributi per inquadrare gli argomenti in modo neutrale. In conformità con le procedure del Consiglio regionale gli esperti sono stati scelti sulla base del curriculum attingendo principalmente tra i docenti universitari, liberi nelle date previste, che hanno assicurato disponibilità al dialogo con i cittadini. La Responsabile del DP ha sottoposto all’APP anche la richiesta di prevedere un “contro-expertise” da parte di alcuni esperti individuati dai rappresentanti dei comitati intervistati nella fase preliminare (Pignaris, p. 27), ma tale possibilità non appare contemplata nella Lr. 46 e nel Regolamento sul DP ad essa collegato. Nel mese di aprile, prima dell’avvio degli incontri di approfondimento, è stata però inviata a tutti i nominativi dell’indirizzario del DP una mail per informare della possibilità di invitare alla discussione, tra gli interventi programmati, esperti di propria fiducia. Tale possibilità non è stata però colta e gli interventi programmati sono stati svolti direttamente dai portavoce di alcune associazioni ambientaliste (Ib., p. 28). Gli esperti individuati sono 5 docenti universitari, 2 ricercatori del CNR, di Pisa, Firenze e Siena in geoscienze, geologia, idrogeologia e georisorse. Un ingegnere associato dello Studio Luigi Boeri e Associati di Pisa (consulenti dell’Autorità Giudiziaria su incidenti e disastri ambientali), 1 esperto di dibattito pubblico, Andrea Pillon, già curatore del Confronto pubblico per il passante autostrale di Bologna

Comitato di coordinamento del DP. La convenzione firmata tra le parti prima dell’avvio del DP prevedeva un Comitato di coordinamento con l’obbligo di riunione almeno 1 volta al mese anche con modalità di collegamento da remoto; composto da: APP (Proff. Allegretti, Gelli e Scattoni); Regione Toscana (Dott. Luciano Moretti); Comune di Gavorrano (sindaco Elisabetta Iacomelli e Dott. Alessandra Casini); la Società Huntsman P&A Italy S.r.l. (AD Ing. Francesco Pacini); la Responsabile del DP (Pignaris, p. 29). 

Materiale informativo. Per la pubblicizzazione del DP sono stati prodotti 5.000 volantini, 470 locandine (una per ciascun incontro pubblico) e 50 manifesti, distribuiti in 52 punti del territorio dei tre comuni. A questi si aggiungono i roll-up e pannelli per allestire i punti informativi e le 3.000 copie del dossier sintetico e 1.000 di quello completo. Il piano di distribuzione ha previsto diversi passaggi: prima dell’avvio del dibattito e prima di ciascun evento pubblico. La distribuzione in 52 punti del territorio dei tre comuni interessati è stata curata dal Comune di Gavorrano.

 

Metodi e Strumenti

Il Dèbat Public (Dibattito Pubblico), è stato introdotto, con una legge, dal governo francese nel 1994. In seguito alle virulenti proteste delle popolazioni locali contro il tracciato della linea ad alta velocità (TGV) Lione-Marsiglia, il governo francese decise che la progettazione delle grandi opere dovesse essere sottoposta preventivamente a un dibattito pubblico tra tutti i soggetti interessati. Con la legge Barnier del 1994, parzialmente modificata nel 2002, fu istituita un autorità indipendente denominata Commission Nationale du Débat Public (CNDP), che ha il compito di aprire il dibattito pubblico su tutti i progetti preliminari di grandi infrastrutture che posseggono determinati requisiti dimensionali fisici ed economici. Il DP dura quattro mesi e concerne non solo le caratteristiche del progetto, ma anche l'opportunità di realizzare l'opera; è preceduto da un ampia campagna informativa, caratterizzata da informazioni pluraliste; ad esso partecipano tutti i cittadini, le associazioni e i gruppi che lo desiderano. Si apre poi una fase di contraddittorio, di solito attraverso incontri pubblici, chiamati in vario modo (worhshop o laboratori, termini che Italia intendono generalmente uno scambio di argomentazioni tra individui, di cui alcuni con ruoli tecnico-politici decisionali) oltre a forme scritte (Les Cahiers des Acteurs - I Quaderni degli attori). In tale fase di dialogo i contributi sono classificati per categoria, domande e proposte. Al termine del dibattito pubblico il presidente della commissione redige un rapporto in cui illustra gli argomenti pro e contro emersi nel corso dei quattro mesi. Entro tre mesi dalla pubblicazione del rapporto, il proponente dell'opera deve comunicare se intende mandare avanti il suo progetto, modificarlo o ritirarlo. La procedura di Débat Public risente di una eccessiva indeterminazione degli esiti, e non si applicano, di solito, strumenti di misura della rappresentatività delle preferenze. Il Dibattito Pubblico introdotto in Italia con la legge regionale 69/2007 della Toscana e poi rinnovato con la 46/2013 è nel metodo dichiaratamente ispirato al modello francese e da esso non si discosta [1]. Decaduta la legge 69/2007 viene rinnovato con la legge regionale 46/2013, in cui - prima non lo era - diventa un processo da attivare obbligatoriamente in caso di opere pubbliche superiori ai 50 milioni di euro (l.r. 46/2013, art. 8, co. 1). Il modello non si discosta molto dal modello francese se non per le figure che lo sovrintendono. Rimane comunque una politica di scala regionale anziché nazionale e al posto della Commission Nationale du Débat Public (CNDP) la legge toscana istituisce l'Autorità regionale per la partecipazione composta da 3 membri, esperti in materia, nominati dal Consiglio Regionale, due dalla maggioranza e uno dalla minoranza [4].

Dossier informativo. E’ il documento su cui si basa e da cui parte il DP, indirizzandosi alla comunicazione con un ampio pubblico. Di solito - come in questo caso - è un documento che contiene informazioni sul processo e sul progetto presentato dal proponente. Le parti sul progetto sono redatte da quest’ultimo. La parte sul contesto territoriale è stata curata dal Comune di Gavorrano e la parte sul processo dalla responsabile del DP e dall’APP. Ne sono state prodotte due versioni: una sintetica di 6 pagine stampata in 3.000 copie e una  completa di 40 pagine stampata in 1.000 copie (Pignaris, p. 37). La pubblicazione del Dossier è avvenuta dopo e grazie alla fase preparatoria. 

 

Deliberazione, decisioni e interazione con il pubblico

Il percorso è articolato in 3 fasi: 

  1. preparazione: organizzazione della squadra e delle metodologie, elaborazione degli strumenti di comunicazione, attività di outreach territoriale, redazione del Dossier dei proponenti, individuazione degli esperti (max 3 mesi);
  2. svolgimento: conduzione del dibattito mediante incontri pubblici, attività online, FAQ, raccolta di contributi scritti mediante Quaderni degli attori (durata circa 3 mesi);
  3. restituzione degli esiti: elaborazione della relazione del Responsabile (entro un mese dalla fine del DP) ed elaborazione della risposta da parte del proponente (entro 90 giorni secondo la Lr. 46).

1. Preparazione (fine gennaio - metà aprile 2017)

Attivazione canali di comunicazione. Scelta grafica. Sito internet su piattaforma Regione Toscana “Open Toscana”; pagine FB e Twitter, e-mail e numero telefonico dedicato. 

Punti informativi fissi. Sono stati realizzati 3 punti informativi fissi, sul territorio di 3 comuni. Presso la Porta del parco di Gavorrano (presidiato dal personale del parco stesso), due collegati presso l’Auser di Scarlino scalo (presidiato da personale dell’amministrazione comunale, che ha un punto di servizi decentrati in quella sede) e un altro presso la Porta del parco di Ribolla (presidiato dal personale che gestisce le attività di integrazione sociale che vi si svolgono quotidianamente). Ogni punto è stato allestito con una postazione internet, roll up con i loghi e gli indirizzi del progetto e manifesti. All’interno dei punti informativi era possibile trovare materiali informativi prodotti (depliant, locandine, dossier informativo in sintesi e completo) e stampe dei report degli incontri via via che si svolgevano (Pignaris, p. 35).

Interviste. Sono state realizzate 14 interviste ad attori locali (tecnici delle amministrazioni o dell’azienda proponente); 9 interviste agli componenti del Tavolo di monitoraggio. Dalle interviste - 7 ad individui “riconducibili all’area ambientalista” - sono state rilevate molte informazioni, qui si tiene ad evidenziare alcuni elementi relativi ai suggerimenti tratti: sulla trasparenza si chiede di “non nascondere la realtà perché prima o poi verrà a galla”; fornire studi indipendenti, esperti di cui ci si possa fidare; forte sfiducia pregressa in ASL e ARPAT (Pignaris, p. 47). Sugli esperti sono stati forniti 5 nomi e cognomi e ruolo e un ente di riferimento. Nessuno degli esperti suggeriti sarà reclutato nel DP (Ib.). 

6/2/2017 Seminario di presentazione. Il DP è stato presentato ufficialmente, preceduto da comunicati stampa, un lunedì mattina, dalle 11:00 alle 13:00. Erano presenti la sindaca di Gavorrano, responsabile del DP, C. Pignaris; G. Allegretti dell’APP, i dirigenti della Huntsman, Andrea Pillon come consulente del DP e del Ministero delle Infrastrutture per la redazione del regolamento attuativo dell’articolo 22 del “Codice degli appalti” (D.lgs. N. 50/2016) che introduce il DP a scala nazionale. Vengono fatte 5 domande dal pubblico da parte degli ambientalisti e dei comitati: p.e. alla possibilità di assistere al tavolo di monitoraggio è stato risposto (da Allegretti) che non è possibile perché è uno strumento di analisi e monitoraggio del procedimento e non del suo contenuto (s.1, p. 4); al ruolo degli esperti nel DP, vista la lunga e conflittuale storia dei gessi? “Chiara Pignaris informa che parte delle risorse della Regione sono state destinate per l’incarico ad esperti terzi; questi potranno essere suggeriti anche dalla comunità. Giovanni Allegretti dice che nel confronto pubblico sull’Aeroporto di Firenze, un succedaneo del Dibattito Pubblico, sono stati interpellati esperti terzi che provenivano da esperienze lontane rispetto a quella in esame. Il ruolo degli esperti è anche quello di allargare le tematiche. Spiega anche che se vi fossero procedimenti amministrativi che riguardano le tematiche del DP, questi dovrebbero essere sospesi fino alla conclusione del dibattito” (Ib., p. 5). Chiude il seminario il consigliere regionale L. Marras. 

Incontri informativi. Erano incontri finalizzati ad informare sul DP persone poco inclini alla comunicazione online (anziani) o individui che tendono a non partecipare (giovani, immigrati): 2 incontri rivolti agli anziani (1/4 presso Auser di Scarlino e 29/4 presso Auser di Gavorrano Scalo); 1 incontro rivolto ai giovani (6/4 presso la Porta del parco di Gavorrano), organizzato con la collaborazione di un’associazione locale. I tre incontri sono stati condotti da F. Santini, psicologo sociale collaboratore di MHC e complessivamente erano presenti 30 persone. 

Inoltre è stato organizzato 1 incontro presso l’ITT chimico e geotecnico di Massa Marittima (26/4), con la collaborazione della dirigente scolastica e di alcuni professori, ha coinvolto le classi IV e V dell’indirizzo chimico e geotecnico. Si sono svolte 2 relazioni, la prima del dott. Capellini della ditta Huntsman sul ciclo di produzione del biossido di titanio e il progetto di ripristino con i gessi rossi delle cave di Montioni; la seconda relazione di A.L. Pecoriello di MHC si è concentrata sulla spiegazione del DP nelle sue diverse articolazioni e modalità di partecipazione. Sono seguite domande dal pubblico, sia di docenti e tecnici sia di studenti (Pignaris, p. 36). 

Focus group con i sindacati. Un altro momento informativo e di ascolto preliminare è stato il focus group con i sindacati (6/4) presso la Porta del Parco di Gavorrano. Condotto da un facilitatore di MHC con la presenza della responsabile del DP, erano presenti 14 rappresentati sindacali appartenenti a CGIL, CISL, UIL, CISAL e UGL. In tale occasione i partecipanti si sono espressi, esponendo posizioni ed evidenziando gli elementi che avrebbero dovuto essere messi all’attenzione nel dibattito (Ib.). Non è disponibile un resoconto.

Dossier informativo. A conclusione di questa fase viene pubblicato il Dossier informativo in due versioni (Ib. p. 37). 

 

2. Svolgimento del DP (dal 27/4 al 29/6)

27/4 - Primo incontro del DP “Conosciamo meglio i gessi”. I temi dell’incontro, articolati in plenarie e tavoli di discussione, riguardavano: il processo di produzione del biossido di titanio, caratteristiche fisico-chimiche dei gessi,  cosa dice la legge, considerazioni sul ciclo produttivo. Sono stati ascoltati 2 tecnici della Huntsman, un esperto chiamato dalla APP (Ing. Paolo Ghezzi della S.S.S.Anna di Pisa) e R. Barocci del Forum Ambientalista Grosseto. I tecnici della Huntsman, oltre alla illustrazione del ciclo del biossido di titanio, evidenziano il curriculum di successo del materiale - escludendo ogni interferenza sulle matrici ambientali di riferimento - nelle sue caratteristiche inerti e di impiego in una dozzina di applicazioni e studi condotti e supervisionati da professori universitari dell’Università di Siena (s.2, p. 4-5). L’ing. Ghezzi della Scuola Superiore S.Anna di Pisa presenta un quadro generale sull’insostenibilità dell’attuale modello di crescita demografica, la sua iniqua distribuzione delle risorse, il loro spreco, l’enorme produzione di rifiuti e le politiche della UE (i principi di prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero energetico, smaltimento in discarica). Ha parlato di LCA (Life Cycle Assessment per stimare l’impatto delle scelte di gestione attuali o in pianificazione, la certificazione, i marchi la trasparenza, il modello dell’economia circolare, i 17 obiettivi delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, il posizionamento dell’Italia rispetto a questi indicatori, concludendo che ciascuno deve fare la sua parte (s.2, p. 6). 

Dopo il lavoro nei 10 tavoli, in cui per 45 minuti i partecipanti hanno discusso e formulato domande da sottoporre ai relatori. La responsabile ha invitato Roberto Barocci (Forum ambientalista) per una presentazione per la quale aveva fatto richiesta, come intervento programmato. Barocci illustra delle mappe tematiche di impatto ambientale sul territorio di Scarlino, realizzate da uno studio del 2011, commissionato dal Comune di Scarlino e dalla Provincia di Grosseto, condotto dal prof. Donati, docente di chimica ambientale dell’Università di Siena e dalla dott.sa Biondi, intitolato "Studio dei traccianti della contaminazione delle acque di falda della Piana di Scarlino - Relazione Conclusiva". I dati che mostra sono misurazioni della concentrazione di Arsenico (tracciante delle ceneri di pirite) e di Manganese nella falda (tracciante del gesso rosso). Afferma che la ditta Huntsman/Tioxide è obbligata a bonificare la falda acquifera da molti anni. Continua dicendo che i gessi rossi sono un rifiuto speciale che non si può smaltire per vie semplificate ma valutando le caratteristiche specifiche del sito che dovrà accoglierle, con analisi chimiche ambientali nel territorio. Mostra anche il monitoraggio dei solfati, ribadendo che le misurazioni vanno svolte nel territorio e non solo in laboratorio sui gessi in uscita dallo stabilimento. Ritiene che vista la vicinanza del fiume Bruna, alla cava Bertolina, questa non possa ritenersi idonea ad accogliere alcun tipo di rifiuto e che non si debba permettere di inquinare anche il territorio di quell’area come è successo alla piana di Scarlino (Ib., p. 6). Le domande emerse dai tavoli sono 15. Ad esempio, sul come vengano smaltiti i gessi rossi nei paesi del Nord Europa si risponde così come sta facendo l’azienda, per ripristini ambientali e sigillature di zone minerarie o abbancati in ex cave (Ib., p. 6). Alla domanda n.7, alla richiesta di motivazioni per cui il cromo dichiarato nelle analisi non è specificato nelle sue forme, ossia come cromo 6 (esavalente) viene risposto dalla ditta che sono certi che si tratti di cromo 3 e che possono fornire gli studi e i documenti su questo aspetto e anche per cloruri e solfati. Alla domanda n. 10 si chiedono chiarimenti sugli esiti delle sperimentazioni, parzialmente finanziate pubblicamente, sull’uso dei gessi per la copertura di discariche e per l’uso nel cartongesso a cui è stato risposto dall’azienda che entrambe le sperimentazioni sono andate bene e che per il cartongesso la commercializzazione è ancora in studio ma possibile. Nella domanda n. 11 si chiedono valutazioni sulla cessione di metalli pesanti presenti nei gessi rispondendo - sia dall’azienda che da ARPAT - che tutti gli studi e i monitoraggi fatti mostrano che non ci sono significative alterazioni nel corpo idrico (Ib., p. 11). 

13/5 - Visita guidata alle cave. Un sabato pomeriggio è stata organizzata una visita in pullman con partenza dalla Porta del Parco per la Cava di Montioni, in cui è in corso da 18 anni il ripristino ambientale con i gessi rossi della Huntsman. Sono state date spiegazioni dai tecnici della ditta e dai proff. Salleolini e Tavarnelli dell’Università di Siena. La visita è proseguita anche alle due cave esistenti nel Comune di Gavorrano (Bartolina e Vallina) per finire al punto di partenza e concludere con un aperitivo. Alla visita hanno partecipato anche alcuni rappresentanti dei comuni di Gavorrano, Scarlino e Follonica (Pignaris, p. 39). 

23/5 - Secondo incontro del DP “Come si ripristina una cava con i gessi”. Il tema dell’incontro era articolato su tre punti: quali sono le regole in materia di cave, procedure e tipologie di ripristino; l’esempio di una ex cava ripristinata con i gessi, la cava di Poggio Speranzona di Montioni; vantaggli e limiti dei ripristini con i gessi. Tra gli esperti invitati dall’APP sono intervenuti: l’Ing. Daniele Martelloni, presidente dello Studio Boeri di Pisa, esperto in gestione rifiuti e bonifiche, e la Dott.ssa Brunella Raco, ricercatrice dell'Istituto di Geoscienze e Georisorse (IGG) del CNR di Pisa, esperta in geochimica (Pignaris, p. 39). Inoltre è intervenuta Clementina Piluso dell’Associazione SOS Piana del Casone. Martelloni illustra la normativa in materia, le procedure di autorizzazione, e le disposizioni particolari relative ai solfati di calcio prodotti da impianti di produzione del biossido di titanio (art. 298 bis del D. Lgs. 152/06) in cui si cita che l’autorità competente “può non applicare i valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione agli analiti presenti [...] ottenuti da neutralizzazione di correnti acide liquide o gassose generati da lavorazioni industriali, utilizzati nell’attività di recupero ambientale, qualora sia dimostrata, secondo le metodiche previste dal citato decreto ministeriale, l’assenza di cedibilità dei suddetti analiti” (p.1, Martelloni, p. 9). Il tecnico della Huntsman illustra il progetto di recupero della discarica di Montioni con tutti le disposizioni di controllo e sicurezza previste. A parte tutti, i dettagliati, aspetti tecnici, nella sua presentazione viene menzionato, come soggetto individuato da Huntsman come soggetto giuridico titolare della gestione dell’intervento di abbancamento, la società SEPIN SrL di Scarlino (p.2, Ulivieri, p. 10). Segue l’intervento di Clementina Piluso dell’Associazione SOS Piana del Casone.  La sig.ra Piluso va indietro nel tempo, quando con “un decreto ministeriale del 5 febbraio del 1998, l'azienda di allora viene sollevata dall'obbligo di sottoporre i solfati di calcio destinati all'attività di recupero ambientale [...] e sulla base delle caratteristiche della del sito (hanno smesso da poco di scaricarli in mare) vengono esclusi dall'analizzare anche le concentrazioni limite dei cloruri. I solfati, per prendere ad esempio solo loro, che hanno altissimi valori a norma di legge, sono ormai in maniera più che acclarata dichiarati agenti mutageni del DNA, se in misure eccessive o somministrazioni continue. La norma che gli consente di fare questo viene fatta a quel tempo per l’unico produttore di biossido di titanio in Italia, lo stabilimento di Scarlino” (p.3, Piluso, p.1). Si passa poi al 2010 quando la Provincia commissiona lo studio sull’inquinamento del suolo della Piana a Donati (vedi s.2, intervento Barocci). Nel testo dello studio, a pag. 1 ci sarebbe scritto - dice la Piluso “i chimici scrivono che lo studio non si poneva come obiettivo la determinazione dei valori di fondo naturale così come disposto dal Protocollo elaborato dall’ISPRA e anche l’applicazione del protocollo presupponeva una rigorosa selezione dei dati utilizzati con la conseguente esclusione di numerosi campioni che invece, secondo i chimici, potevano fornire indicazioni molto importanti sulle caratteristiche degli acquiferi, e contribuire alla restituzione di un valore che risultasse contestualizzato rispetto all’area oggetto di studio" (Ib., p. 1-2). Perché la Provincia  - si chiede la Piluso - richiede solo l’estensione della contaminazione delle falde acquifere dell’area del Casone, da parte di arsenico, ferro, manganese e solfati, considerati “traccianti”? Ma se i solfati non erano neanche da considerare? Ricordando l’esonero del decreto del 1998? Prosegue poi la Piluso che nel “2014, a proposito di garanzie, presso la cava di Montioni si verifica un crollo che dopo gli accertamenti fa dichiarare ad Arpat che non si dovrà più verificare che le acque piovane trovatesi a contatto coi gessi, vengano a contatto con la rete superficiale delle acque naturali. Dagli studi e dalle dichiarazioni dell'azienda stessa, sono 50 le tipologie di acque studiate e trovate in circolo. Se le han potute studiare vuol dire che in qualche modo, sono o risalite o filtrate, non ci sono spiegazioni altrimenti”. Inoltre la Piluso mostra le differenze intercorse tra l’accordo del 2004 in cui si stipulava con una garanzia fideiussoria con compagnia di primaria assicurazione italiana di 10 milioni di Euro, con durata 10 anni più 2 e l’accordo del 2015, in cui manca l’articolo riguardante la garanzia che ricompare nell’autorizzazione del 2017 con una forma diversa con durata e efficacia uguale alla durata dell’autorizzazione (2 anni più 2) “senza tuttavia estendere la sua efficacia alle obbligazioni dell'azienda stipulante derivanti dal proseguimento dell'attività seguito del rinnovo o proroga dell'autorizzazione. Garanzia non più di primaria banca italiana, ma di un broker con sede a Malta, e la cui società madre ha sede alle Isole Bermuda. Che viene presentata senza gare di appalto o indagini e si chiama Sepin srl. Inoltre l'autorizzazione non è più a nome di Huntsman, ma di Sepin, una società a responsabilità limitata col capitale sociale di 10.000 euro con sede a Scarlino, che è società madre proprietaria di un'altra società che si occupa del trasporto della marmettola (la materia prima che serve al processo di estrazione del biossido e dà come residuo il gesso rosso). Cioè gli stessi titolari per portare un CER (rifiuto speciale) per il processo di produzione del biossido di titanio, portano un rifiuto speciale non pericoloso da stoccare in cava” (Ib., p. 2-3). Così conclude la Piluso: “Credo di aver reso l'idea di come le tutele ambientali, le garanzie verso tutta la popolazione, di una multinazionale con un patrimonio netto passato da 48 a 26 milioni di euro nel 2015… sono passate a una società che ha 10.000 euro di capitale sociale che ha rilasciato un terzo di garanzie. Noi cittadini dovremmo sentirci garantiti?” (Ib., p. 3). Rimanca infine una certa sfiducia nell’operato degli enti: “L'ultima volta che abbiamo chiesto al responsabile ARPAT, ad oggi trasferito, se avevano trovato tracce di cromo esavalente ci è stato risposto: - Nessuno ci ha mai chiesto di cercarlo - come dovremmo sentirci garantiti e tutelati, se politici e amministratori non applicano nemmeno le norme di legge e dichiarano candidamente di non sapere perché e cosa fanno i loro funzionari?” (Ib.). Dai primi due tavoli non sono emerse domande. Dal terzo tavolo si chiedono chi debba occuparsi di dissesti, fratture o crolli durante o post-ripristino. Viene risposto da Capellini (Huntsman) che è Sepin il titolare e risponderà di tutto ciò che avviene in fase di cantiere e post-controllo (s.3, p. 6). C’è poi una domanda di Pignaris su cosa sia una clausola fideiussoria e una domanda della Piluso: “Che differenza c’è tra fidejussione bancaria e garanzia finanziaria? Nella nuova autorizzazione non c’è scritto più fidejussione ma garanzia e non c’è scritto più “di primaria banca italiana”.  La risposta è dell’ing. Martelloni (Studio Boeri): “La norma parla di ‘garanzie finanziarie’, scusate ma non so risponderle a questa domanda, sono ingegnere mentre questi sono aspetti da commercialista. Per quanto riguarda il fatto che non ci sia scritto ‘primaria banca italiana’, la legge oggi consente anche di stipulare polizze con soggetti esteri. Le polizze, sono stipulate per tutta la durata delle autorizzazioni, che sono nel tempo aumentate fino a 10 anni, e gli istituti italiani sono abbastanza restii a rilasciare polizze di importi elevati per periodi così lunghi, quindi c’è tendenza ad avvalersi di istituti esteri. Glielo dico per esperienza ma la legge lo consente, quindi non saprei cosa altro dire” (Ib. p. 7-8). Alcuni interventi rimarcano la possibilità di chiedere ulteriori analisi sui gessi, in particolare sulle acque superficiali e profonde. La risposta dell’ing. Pacini (AD Huntsman) è che le analisi vanno avanti da 14-17 anni e che “non ci sono criticità dovute a ferro, a manganese, a solfati ecc.”. Le analisi sono state fatte anche dagli enti di controllo e “se ci fossero stati dei problemi, secondo me, dopo 14 anni qualcuno se ne sarebbe accorto” (s.3, p. 10). Seguono 3 domande dal tavolo n.4 su solfati, cromo esavalente ed eventuali altri rifiuti presenti a Montioni. Le prime due risposte sono tranquillizzanti mentre l’ultima viene dirottata verso la Provincia (Ib., p. 11). Dal tavolo n.5 si chiedono i motivi per cui i test non sono stati fatti anche con acqua satura di CO2 o acido acetico come prevede un decreto ministeriale. La dott.sa Raco del CNR risponde che sarebbe importante chiedere test di questo tipo. Ma non sono previste dalla legge perché il decreto prevede acqua deionizzata. Solo per alcuni siti specifici sono state fatte norme regionali che prevedono l’obbligo di test con quel tipo di acqua, ma non in questo caso. “Magari si potrebbe chiedere all’azienda di verificare estrazioni un pochino più efficaci, più forti rispetto alla semplice acqua deionizzata” sostiene la Raco (Ib.). Insorge poi una domanda polemica che esprime comunque preoccupazione rispetto agli inquinanti di cui non si parlerebbe abbastanza e risponde con fermezza la responsabile del DP, C. Pignaris: “L’obiettivo del Dibattito Pubblico è proprio quello di capire quali sono le vostre preoccupazioni e cercare di dare risposta. I tecnici cercano di rispondere ma non possono dire che sono pericolose delle cose che non lo sono. Ci sono anche degli esperti che vengono da fuori, non solo i tecnici della Huntsman, se non vi fidate suggeritecene altri voi. Se uno non si fida della scienza e degli esperti rimarrà della sua posizione, noi non vogliamo mettervi d’accordo né convincervi promuovendo un tipo di ripristino piuttosto che un altro. Lo scopo del dibattito è solo di allargare l’informazione, alcuni usciranno più tranquillizzati, altri più preoccupati. Alla fine valuteremo insieme a voi se il percorso è servito a qualcosa” (Ib.). Il tavolo n.6 si chiede se, visti gli ottimi livelli di gestione e controllo del ripristino della cava di Montioni sia possibile fare ancora meglio. Capellini (AD Huntsman) sostiene che si è fatto molto bene e che si può fare ancora meglio ma “bisogna inventarsi qualcosa di nuovo” (Ib., p. 12). Le ultime domande del tavolo n. 7 si torna sui controlli e le risposte di Capellini e di Palmieri (ARPAT) sono di nuovo tranquillizzanti (Ib., p. 13-14). 

14/6 - Terzo incontro del DP "Quali criteri per orientare la scelta del sito". Sono previsti due interventi programmati di M. Bellettini (coordinatore del “Comitato Insieme per Roccastrada”) e Laura Conte in rappresentanza delle associazioni ADIC, ADAS e dei comitati ambientali della provincia di Grosseto. Sono programmati anche gli interventi di Chiara Pignaris (responsabile DP), dell’arch. Padellini del Comune di Gavorrano, del sindaco di Roccastrada e del sindaco di Gavorrano. Bellettini espone le motivazioni, centrate sulla scarsa fiducia che i gessi siano sostanze innocue per l’ambiente, per escludere la ex cava della Bartolina. Laura Conte, sembra centrandosi sulla scarsa fiducia che i gessi siano sostanze innocue e che le gestioni avvengano sempre senza incidenti, oltre a dover rinunciare ai ripristini paesaggistici già previsti con materiali di scavo, esprime la contrarietà delle associazioni che rappresenta sul ripristino delle due cave, Vallina e Bartolina, utilizzando i gessi rossi (s.4, p. 1). La Pignaris, cede quindi “la parola all'arch. Massimo Padellini dei servizi tecnici del comune di Gavorrano, che procede ad illustrare l'inquadramento urbanistico delle due localizzazioni, lo stato delle concessioni e i progetti di ripristino allegati alle autorizzazioni alla coltivazione delle due cave Vallina e Bartolina. Seguono poi gli interventi di Francesco Limatola, sindaco di Roccastrada, che esprime una posizione di grande attenzione agli sviluppi del Dibattito Pubblico su una situazione complessa, dal punto di vista ambientale come dal punto di vista socioeconomico, ed importante per un territorio molto ampio, e del Sindaco di Gavorrano Elisabetta Iacomelli, che sottolinea la volontà da parte del comune di allargare la discussione e rendere al massimo trasparente e condiviso il processo decisionale relativo all'utilizzo dei gessi rossi per il ripristino ambientale (Ib., p. 2). Segue poi la discussione nei tavoli, facilitati, ciascuno su tutti i temi seguenti: ambiente, mobilità, aspetti socio-economici, paesaggio e usi futuri; considerazioni generali e pro e contro per l’ipotesi della cava Vallina e della cava Bartolina. Un gruppo di tecnici supporta la discussione nei tavoli: Selleolini e Tavernelli (geologi) dell’Università di Siena; Pratelli (ingegnere) dell’Università di Pisa; Melis (architetto paesaggista) dell’Università di Firenze. Ogni tavolo è fornito di cartografie e foto aeree a diverse scale e schede tecniche con vari dati (Ib., p. 2).  Nel tavolo n.1 (composto da consiglieri comunali ed esponenti associazioni ambientaliste e cittadini) si confrontano con i tecnici su diverse questioni poi emerge che la cava Vallina, fatte salve le condizioni indicate dal prof. Salleolini, dunque previa stratificazione con materiale drenante, sia il sito più indicato per l’abbancamento dei gessi, perché più vicina allo stabilimento, perché meno coinvolta dalla vicinanza di corsi d’acqua e meno pregiata dal punto di vista paesaggistico rispetto alla cava Bartolina (s.4, p. 3). Al tavolo n. 2 (consiglieri comunali, ambientalisti, cittadini), che ha avviato la discussione con il prof. Melis (paesaggista) dalla questione del paesaggio e come i ripristini possano avere effetti migliorativi. I partecipanti hanno inizialmente mostrato la loro contrarietà a discutere di opzioni perseguibili visto che non hanno intenzione di avallare questa scelta. Inoltre secondo alcuni di essi le cave fanno parte dell’identità storico mineraria del territorio per cui non le vedono affatto come elementi di disturbo (Ib., p. 4). È stato ricordato che si tratta di attività relativamente recenti e che il ripristino dei siti delle attività estrattive è previsto per legge. Si è replicato (non è chiarito da chi, probabilmente da Melis) che le cave risalgono ad un periodo relativamente recente e la discussione non voleva affrontare un progetto specifico ma voleva aprire una riflessione su potenziali usi appropriati, successivi alle azioni di ripristino, che avrebbero potuto costituire un fattore attrattivo non solo per la comunità locale (Ib., p. 4). In definitiva al tavolo n. 2 i partecipanti non si sono espressi su una delle soluzioni ma la maggioranza ritiene che la cava Bartolina non sia idonea mentre sono più possibilisti per la Vallina ma non hanno sufficienti conoscenze del contesto idrogeologico della stessa. Hanno affermato che se si dovesse scegliere la Bartolina si dovrebbe aprire una Inchiesta Pubblica (un metodo partecipativo istituzionalizzato previsto dagli statuti di molti enti locali italiani). Per le sistemazioni paesaggistiche hanno mostrato preferenze per la creazione del lago alla Bartolina, per la Vallina sono state avanzate due opzioni: la prima è una pista per mountain bike, dotata di vari tracciati; la seconda ipotizza la realizzazione di parcheggi per collegarla con delle teleferiche al Teatro delle Rocce, un’attrazione turistica esistente ricavata da una ex cava mineraria (Ib., p. 5). Al tavolo n.3 (sindacalisti e dipendenti Huntsman, comitato Insieme per Roccastrada, abitanti del territorio) non c’è un esperto assegnato e il facilitatore orienta la discussione partendo dagli aspetti socio-economici. Prende avvio uno scambio su chi ritiene il settore agricolo più sostenibile nel lungo periodo e chi (i lavoratori Huntsman) invece sottolinea come il lavoro nell’industria sia meno gravato da incidenti e malattie sul lavoro rispetto all’agricoltura e come garantisca un’occupazione più stabile - meno ciclica - e a lungo termine, rispetto al turismo e all’agriturismo e maggiori diritti rispetto a quest’ultimi settori (Ib., p. 6). Il polo chimico occupa 800 persone per cui ci si chiede cosa succederebbe a questi e alle loro famiglie, senza contare tutto l’indotto delle piccole imprese e i servizi, in particolare gli istituti formativi. Anche in questo tavolo la cava Bartolina viene ritenuta meno idonea (Ib. p. 7). Il tavolo n. 4 (lavoratori Huntsman, una abitante della zona Vallina e associazioni ambientaliste) aveva come esperto il prof. Pratelli (ingegnere dei trasporti) e il tema della mobilità come tema d’avvio. Si parte dalla considerazione che il trasporto per la Vallina è esclusivamente su gomma mentre per la Bartolina si potrebbe utilizzare una linea ferroviaria dismessa che è ritenuta in buono stato, sulla quale si potrebbe immettere un treno merci al giorno pari a 30 camion, tuttavia con un costo più elevato e tempi più lunghi di movimentazione in cava. Inoltre reso noto dai partecipanti che il trasporto su camion verso Montioni ha presentato problemi perché il gesso si attaccherebbe ai camion che poi lo disperdono in strada rendendola anche pericolosa. Si ricorda che dovrebbero seguire le norme che prevedono il lavaggio dei camion in uscita dai siti di stoccaggio. Sono emerse proposte riguardo a questo aspetto (p.e. realizzando degli impianti di lavaggio automatico dei camion) e un by-pass stradale per evitare di attraversare i caseggiati della frazione di Filare, lungo il percorso verso la Vallina, sito che in questo caso è ritenuto più “prezioso” (Ib., p. 8). Nel tavolo n.8 (dipendenti Huntsman, abitanti zona Bartolina, due operatori di agriturismo) la discussione viene avviata sul tema ambiente con la presenza del prof. Tavernelli (geologo) dell’Università di Siena. Tavernelli ha espresso subito, su richiesta del proprietario di agriturismo, un parere di compatibilità della cava Bartolina purché vengano fatti studi geologici approfonditi, si realizzino opere di mitigazione del rischio idraulico e di abbassamento della falda alluvionale (Ib., p. 9). Secondo i lavoratori della Huntsman la Bartolina presenta anche il vantaggio di una maggiore capienza e quindi un uso più prolungato. Sul tema ambiente chimico i lavoratori propongono maggiori studi geochimici di approfondimento sul comportamento acquoso dei gessi con test sequenziali con diversi tipi di acque, come proposto dalla dott.sa Raco nell’incontro precedente. Gli abitanti invece esprimono con molta intensità la propria contrarietà a “non mettere niente né alla Vallina né alla Bartolina” (Ib., p. 9). Sugli aspetti socio-economici il proprietario dell’agriturismo ha manifestato una grande preoccupazione per la perdita di valore degli immobili nell’area, secondo lui, già avvenuta a causa di aver sollevato la sola ipotesi. Sul paesaggio la titolare di un’azienda agricola ha proposto un’ipotesi alternativa di riuso della cava Bartolina, sottolineandone la particolarità geologica che è già oggi di interesse per gruppi di appassionati e scolaresche, chiedendo uno studio per la realizzazione di un parco geologico visitabile (Ib., p. 10). Su posizione analoghe un’altro proprietario si esprime per l’indizione di un referendum per il ripristino con i gessi rossi rivolto ai cittadini di Gavorrano e Roccastrada. I lavoratori della Huntsmam lamentano l’atteggiamento poco collaborativo di alcuni comitati perché attuano coscientemente delle azioni di disinformazione e “terrorismo psicologico”, diffondendo informazioni non suffragate da fonti scientifiche obiettive, andando a compromettere le possibilità di un serio dibattito (Ib., p.10). 

29/6 Incontro di valutazione. I temi del DP possono considerarsi chiusi, in questo incontro si valuta in modo ‘partecipativo’ , a caldo, lo strumento del DP (Ib.). Sono previsti diversi interventi, si evidenzia ad esepio quello della prof.sa Gelli dell’APP che illustra i risultati del sondaggio con questionari di valutazione distribuiti durante il processo. Si passa poi alla valutazione dei cittadini in presenza di Pillon consulente del Ministero (MIT), la prof.sa Cori, antropologa del CNR di Pisa, oltre ai membri della APP (Allegretti e Gelli) oltre all’Assessore alla partecipazione della Regione Toscana, Vittorio Bugli. 

Il sondaggio illustrato dalla Gelli si basa su 59 questionari compilati dal 37,3% dei presenti all’incontro del 14/6. Oltre ai dati demografici la rilevazione ha mostrato che la maggioranza dichiara che le sue conoscenze sui gessi e il loro uso sono accresciute (59% abbastanza e molto) seppur senza aver maturato nuove idee, dubbi, opinioni, preoccupazioni (62%). Nel 37% che ha risposto affermativamente emerge l’opinione di una “crescente polarizzazione delle posizioni, persistenza di disinformazione e ambientalismo ingenuo” (s.5, p. 5). Complessivamente l’82% si ritiene soddisfatto di aver partecipato e aggiungono alcuni suggerimenti per la APP: p.e. organizzazione meno rigida, ambienti che facilitino la discussione, una maggiore considerazione dei dati tecnici, maggiori risorse per il DP, far seguire un referendum al DP (Ib.). Sorge una importante questione sugli esperti invitati. Secondo un partecipante (n. 3) le statistiche sul DP sono falsate dalla massiccia presenza di operai della Huntsman e lamenta che non sono stati invitati gli esperti indicati dai comitati, ma solo quelli indicati dalla APP, dichiarando che la Regione fa gli interessi dell’azienda non dei cittadini. La Pignaris replica che “si era deciso” che “l’APP avrebbe nominato degli esperti esterni a questo territorio”, ella aveva “inviato una mail chiedendo “chi volesse presentare interventi programmati, ma non mi sono arrivate richieste da parte di esperti nominati dai comitati” (Ib., p. 7). Lo stesso partecipante (n. 3) replica a sua volta che “nell’intervista registrata mi erano stati chiesti (come ad altri 15 attori) di indicare 2 esperti, poi nessuno è stato invitato. A noi stessi, ci avete dato 5 minuti a testa in 4 interventi programmati, mentre gli esperti dell’azienda hanno parlato molto di più” (Ib.). Interviene la dott.sa Pecoriello (Coop. MHC, dello staff organizzativo) rispondendo: “abbiamo passato la lista esperti all’APP e Regione, che hanno vagliato e scelto altrimenti” (Ib.). Bugli (assessore regionale) chiede spiegazioni sulla “faccenda degli esperti” (Ib.). Il partecipante n. 3 ribadisce che “gli esperti dell’azienda hanno spiegato tutto bene ma ci sono altri studi e persone che dicono l’opposto [...] Noi dei comitati nelle interviste abbiamo chiesto tutti gli stessi esperti, ma non sono stati invitati... chi ha scelto gli esperti invitati?”. Risponde Allegretti (APP): “andando a scegliere abbiamo dovuto bilanciare la disponibilità di tempo da parte degli esperti e la compatibilità di compenso da parte della regione, gli esperti devono essere finanziati dalla regione, non dall’azienda, con i conseguenti vincoli burocratici” (Ib.). Il partecipante n.3 risponde “se ce lo dicevate potevamo pagarli noi dei comitati”. Allegretti: “ma non è possibile che i cittadini si debbano pagare gli esperti, comunque grazie di avercelo segnalato, la prossima volta faremo meglio...” (Ib., p. 7). Interviene di nuovi Bugli: “quindi vuol dire che dobbiamo rivolgerci a degli esperti bene accetti dai cittadini? Se nel mio lavoro di amministratore [...] , dovessi rivolgermi a degli esperti graditi a questo o quello sarebbe molto complicato, nonché forse illegittimo. Se gli esperti sono davvero esperti, lo sono per tutti, indipendentemente dalla posizione di ognuno. Detto questo bisogna trovare il sistema di finanziare con risorse pubbliche (non del privato!) anche esperti graditi ai cittadini e comitati. E’ per questo che spessissimo utilizziamo esperti del mondo universitario, ma forse dovremmo trovare anche altri metodi e canali” (Ib., p. 8). Pillon prosegue chiedendo cosa altro non è andato. Si sommano lamentele sull’impostazione dei tavoli non bilanciati, sulla mancanza di dibattito, sulla mancanza di considerazione per gli studi e le analisi presentate “da noi” (partecipante n. 5). Verso le conclusioni la prof.sa Gelli esterna questa argomentazione: “Questo DP con la sua ampiezza territoriale dimostra che non c’è corrispondenza fra comune promotore e territorio interessato, chi dovrebbe votare ad un ipotetico ‘referendum’?” configurando “un problema importante anche nei confronti della regione, che dovrebbe individuare una rappresentanza dei cittadini interessati e coinvolti dai temi ampi e complessi trattati dal DP” (Ib., p. 9). L’assessore conclude poi il suo discorso di chiusura: “Sul ruolo degli esperti terremo conto di quanto emerso in questo DP, capisco anche lo scetticismo e talvolta la mancanza di fiducia, ma occorre tener conto che se facciamo partire un DP questa è già una grande dimostrazione di fiducia” (Ib., p. 10). 

Indagine antropologica. La dott.sa Gabriella Pizzetti, è un membro dello staff organizzativo e collabora con la coop. MHC Territorio. E’ stata incaricata  per una indagine antropologica sulla formazione delle opinioni, intervistando con l’approccio delle ‘storie di vita’ una dozzina di partecipanti. Si rimanda alla lettura del rapporto dal quale emergono riflessioni molto valide sulla reale percezione del DP da parte dei partecipanti, come la signora del ’46 che così si esprime: “Io sono rimasta piuttosto delusa. Alla fine ho capito che loro si sono sforzati per rendere chiare certe cose ma forse questo è stato più utile gli organizzatori. Allora mi dico, forse l’hai organizzato per te il DP mica l’hai organizzato per me... che devo capire. Loro hanno fissato l’attenzione su quello che si vuole dire. No non importa...” [...] “Penso giusto invece la possibilità di ricevere davvero tutti gli strumenti a disposizione che mi possa fare un’idea precisa dei pro e dei contro, di scelte, quali settori crescono o deperiscono facendo certe scelte... quale sviluppo si vuole... turistico agricolo... quali industrie sono compatibili… “ (Pizzetti, p. 6-7). Un sindacalista del ’51 sul versante opposto “Dà un giudizio severo su alcuni esponenti che hanno presentato i loro dubbi relativamente al no, a suo avviso è una manifestazione di un voler esserci, un protagonismo un voler partecipare, un essere alla ribalta. È mancata l’esperienza del passato, la presenza del territorio. Oggi i protagonisti sono quelli del no soprattutto. Inoltre questi incontri dovevano essere fatti in tutti i comuni, in tutte le località del territorio a Ribolla al Grilli a Ravi a Caldana. [...] Secondo lui le persone a favore del si stanno zitti perché hanno paura di essere criticati dagli altri perché tutti gli altri secondo lui sono a favore del no. [...] Ricorda che ha un diploma di elettrotecnico e secondo lui le aziende grosse non vogliono fare brutta figura nel territorio e dunque stanno molto attente a ciò che fanno” (Ib., p. 8).  

Quaderni degli attori. Come è usanza nei DP sono stati raccolti 13 quaderni con le posizioni di rispettivi attori singoli o associati. 

 

3. Esito del DP e risposta dei proponenti (Comune di Gavorrano e Huntsman - Venator). 

La responsabile del DP illustra dettagliatamente lo svolgimento del percorso e degli argomenti emersi (la maggior parte di essi sono stati evidenziati sopra) fissando a conclusione di tale rassegna, su ogni tema, delle richieste indirizzate al proponente da parte della stessa. 

Sull’aspetto ambientale “Ai proponenti si chiede quindi di esprimersi riguardo ad eventuali iniziative che, pur non necessarie a norma di legge, potrebbero contribuire a rassicurare abitanti e attori economici del territorio, quali ad esempio: ampliare gli studi del comportamento dei gessi nell’ambiente con modalità di analisi più complete e diversificate svolte da laboratori indipendenti; approfondire il comportamento dei gessi a medio/lungo termine con “estrazioni sequenziali” che simulino diversi ambienti di cessione (es. acque di diversa origine e composizione, acido acetico...); attuare sistemi di monitoraggio che prevedano una cadenza regolare anche dopo le operazioni di ripristino e siano accessibili ai cittadini” (Pignaris, p. 11). 

Sulle ricadute socio-economiche “Ai proponenti si chiede [...] di esprimersi riguardo alle possibili ricadute economiche positive che un ripristino con i gessi comporterebbe per il Comune di Gavorrano e per gli altri eventuali Comuni coinvolti nel futuro accordo, specificando anche se a seguito dell’eventuale ripristino sono ipotizzabili vantaggi a livello locale nei due siti in questione” (Ib., p. 12).

Sulla mobilità “si chiede pertanto di esprimersi riguardo alla disponibilità a studiare modalità di trasporto o soluzioni di viabilità alternativa che diminuiscano gli impatti, e di descrivere gli accorgimenti che si impegnerebbero ad introdurre al fine di limitare i disagi e i rischi connessi al trasporto dei gessi, sia per i due siti specifici della Vallina e Bartolina (qualora si decidesse di procedere al ripristino di una delle due cave) sia in generale (qualora si decidesse di conferire i gessi in un altro sito). Si chiede inoltre di descrivere le modalità e l’ambito territoriale con cui intendono valutare gli impatti sulla mobilità di un eventuale trasporto su camion, pronunciandosi sulla possibilità di forme di monitoraggio partecipato degli eventuali disagi” (Ib., p. 14). 

Sul paesaggio “si chiede [...] di esprimersi riguardo alle strategie ed alle modalità progettuali con cui si impegnerebbero a procedere nel caso di un ripristino con i gessi delle due cave, al fine di assicurare soluzioni che possano innalzare la qualità paesaggistica dell’area e arricchirne le funzioni, in sinergia con l’identità e le vocazioni dei territori. In particolare si chiede di specificare se le tali strategie considerano le cave ripristinate come nodo di una rete più ampia di risorse e percorrenze” (Ib., p. 15). 

Si chiedono inoltre come si intende procedere nel dettaglio rispettivamente sulle due cave e sull’opzione zero (Ib., p. 18-20-21). Infine, “Si suggerisce [...] all’Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione e al Garante regionale per la comunicazione e la partecipazione, di farsi promotori di un incontro con i rappresentanti regionali, i sindaci del territorio e l’ARPAT, al fine di individuare le modalità per divulgare in modo più accessibile anche ai non esperti i dati ambientali relativi ai gessi rossi e al loro riuso e la normativa vigente, risolvendo i dubbi d’interpretazione e chiarendo meglio il ruolo delle agenzie di controllo, nonché per individuare ulteriori forme di supporto comunicativo e partecipativo ai percorsi decisionali che sarà necessario intraprendere” (Ib., p. 23). Nella risposta del Comune di Gavorrano si evidenzia questo passaggio “Nel dibattito pubblico i contributi che sono stati portati da tutti gli intervenuti ci hanno reso certamente più consapevoli, ed hanno evidenziato gli elementi di criticità di entrambi i siti; la maggiore preoccupazione emersa è l’eventuale contaminazione delle falde acquifere presenti” (BURT, n. 5, 31/1/18, p. 148) e “la scelta di promuovere il DP in una fase preliminare in cui non si dovevano valutare progetti, ma acquisire consapevolezza del tema e intercettare a priori le preoccupazioni delle comunità, riteniamo sia stato un passaggio essenziale, i contributi che abbiamo raccolto indicano e suggeriscono la necessità di continuare sulla strada della partecipazione. Riteniamo pertanto che questa primo passaggio rappresentato dallo strumento di partecipazione debba proseguire, le nozioni che abbiamo acquisito dal confronto con gli esperti costituiranno materiale e competenze per la valutazione di uno specifico progetto che dovrà essere elaborato dalla società proponente” (Ib., p. 149). La società Huntsman (poi Venator) dichiara di essere intenzionata di “approfondire la proposta di ripristinare le cave con i gessi raccogliendo parte dei suggerimenti emersi durante il DP” (Ib., p. 150). Sulla richiesta di fare ulteriori analisi la ditta s’è detta d’accordo in generale ma specifica che “la comunità scientifica e la normativa nazionale, hanno, ad oggi, per interventi di ripristino ambientale, riferito la valutazione della cedibilità dei metalli all’eluato acquoso, in quanto ritenuta la forma maggiormente più rappresentativa della reale situazione ambientale, superando le precedenti metodiche [...] con acido acetico” e sull’accessibilità al monitoraggio rimanda agli Enti preposti “nella forma e modo deliberati dall’autorizzazione” (Ib., p. 152). Sull’opzione zero “rimane [...] fondamentale assicurare una collocazione ai gessi in attività di ripristino ambientale, per garantire, ad oggi, una continuità produttiva per il sito, essendo attualmente l’applicazione più consolidata di recupero del gesso prodotto” (Ib., p. 158). 

Petizione (di 400 firme) promossa dai comitati. La responsabile ha ricevuto il 20 giugno il documento di petizione promosso il 20 aprile dal Forum Ambientalista, dal comitato di Val di Farma, con 400 firme (Pignaris, p. 9, nota 16) in cui si esprime contrarietà e forte incertezza rispetto alla innocuità dei gessi. 

 

Influenza, risultati ed effetti

Il DP ha fornito un quadro che, soprattutto nella parte pubblica del proponente, il Comune di Gavorrano, è servito ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza rispetto alla questione. Sulla questione centrale relativa alla innocuità dei gessi rossi la consapevolezza della sindaca esprime prudenza ed è caratterizzata da una incertezza piena. Comunque, non si trattava di raggiungere una decisione su un progetto ma valutare delle ipotesi che forse presto verranno ridiscusse. Il risultato del DP come processo ha convinto ancora una volta il Comune nell’aver avuto un ruolo fondamentale in questa acquisizione di consapevolezza perché la sindaca ha dichiarato di essere intenzionata a proseguire nel sottoporre a partecipazione pubblica eventuali progetti maggiormente definiti (vedi sopra, Risposta dei proponenti). Il Comune non pare esprima commenti sulle garanzie finanziarie offerte dalla Sepin e sulle critiche a questo soggetto sollevate dai comitati. 

 

Analisi e lezioni apprese

Anticipo sulla decisione. Sebbene il DP risenta di una forte indeterminazione degli esiti, in questo caso, è da rilevare che ha fatto maturare nell’autorità locale, una certa consapevolezza di incertezza cognitiva e la necessità di approfondire ulteriormente la questione, attraverso processi partecipativi analoghi. L’anticipo sulla decisione può aver raffreddato il clima di riflessione e discussione, che si prefigurava molto più conflittuale, e consentito questa opzione. 

Nodo cognitivo irrisolto. Sebbene la politicizzazione della questione tecnica sia prevedibile e naturale in questi contesti, e si è mostrata più volte, non ha raggiunto livelli tali da soppiantare la centralità che l’oggetto esprime nella sua essenza cognitiva, in altre parole se il gesso rosso sia o meno un materiale che rilascia inquinanti pericolosi. Il Comune ha affrontato il DP proprio nel tentativo di coniugare la nuova direzione dello sviluppo orientato all’agricoltura e al turismo di qualità con l’attività industriale - riconosciuta come affidabile e ben reputata talvolta anche da alcune parti più contrarie -  che è un’importante realtà economica, legata alla storia del territorio, ma non ha condiviso il grado di certezza che esprimono i tecnici intervenuti. Il problema persiste nelle considerazioni rispetto all’oggetto ‘gesso rosso’ da parte di due poli. Chi lo vede come un materiale inerte innocuo, stabile e gestibile (azienda ed esperti invitati dall’APP), chi invece lo vede carico di incertezza e rischio (comitati e ambientalisti). Su questo aspetto il nodo centrale riguarda le tesi e le citazioni (p.e. studio del dott. Donati) menzionate dal polo scettico che non sono state né smentite né commentate dal polo più convinto. 

Condivisione del percorso. Si poteva/doveva tentare di sciogliere il nodo sopra menzionato semplicemente cercando di fare intervenire quelle voci di esperti accreditati richieste dai comitati - “quegli esperti ben accetti dai cittadini” (cit. Bugli) - noti fin dalle prime interviste, effettuate anche a quello scopo. La responsabile del processo inoltre si era esplicitamente impegnata ad esaudire almeno in parte quelle richieste (Pignaris, p. 47). Un’altro modo che avrebbe potuto portare un contributo era richiamando l’autore dello studio critico più citato (dott. A. Donati) o ripercorrendo tale studio con altri tecnici. Oltre ad affrontare la diatriba scientifica avrebbe ridotto la diffidenza dei comitati e agevolato la loro condivisione del percorso.

Imparzialità. L’ammissione di Allegretti e dell’assessore Bugli, di aver mancato a quella richiesta, nonostante i tentativi di giustificazione, è netta. La letteratura scientifica su esperti e contro-esperti nei conflitti scientifici, sopratutto in campo ambientale, è nota da tempo (Fisher, 2000; Latour, 2007; Pellizzoni, 2011) per cui la risposta a Bugli doveva essere: “No, gli esperti non lo sono per tutti; possono essere indipendenti dalla posizione di ognuno ma ognuno, per ora, nel quadro delle regole stabilite nella nostra società, non è indipendente dalla loro posizione” e, visto che era già possibile farlo, la APP doveva reclutare un numero di esperti accreditati pari a quelli scelti dalla Regione. Non viene chiarito da alcun riferimento dove la legge 46/2013 non preveda la possibilità di invitare esperti “graditi ai cittadini”, tra l’altro è stato già fatto in altri processi. Questa manchevolezza ha esposto a critiche banali la metodologia e ha corroso la qualità del processo sul principio dell’imparzialità. Procedere secondo quanto dichiarato avrebbe messo due tesi scientifiche a serrato confronto, mentre si è divagato su questioni di contorno sulle quali ci si poteva applicare secondariamente. Come in tutti i DP non viene definita una gerarchia partecipata delle priorità dell’agenda - il percorso è rigido come hanno fatto notare alcuni partecipanti - così si tende ad insegnare anziché offrire opportunità di apprendimento. Inoltre si parla di esperti esterni al territorio, quando l’azienda e gli enti locali, come la Regione, si erano già rivolti, in precedenza, agli atenei coinvolti dal DP, e si tratta degli atenei più prossimi geograficamente (Pisa e Siena in particolare).

Trasparenza. La trasparenza del processo è in gran parte completa; sono mancanti le informazioni relative all'attività del Comitato di coordinamento e di monitoraggio e i loro verbali. Sarebbe stato utile sapere p.e. quali fossero le questioni affrontate al loro interno e se fosse stata toccata la questione degli esperti richiesti dai comitati e come si fosse svolta la discussione tra i suoi componenti. Non è stata rilevato inoltre alcun commento sulle critiche relative all'affidabilità del soggetto societario SEPIN e delle garanzie fornite dalle finanziarie estere. 

Inclusività e rappresentatività. A parte SEPIN - come potenziale gestore dei futuri potenziali ripristini - non sembra essere stato escluso nessuno. Oltre al processo di DP, le interviste iniziali, le domande con questionario, l’inchiesta antropologica, i quaderni degli attori, la petizione e l’incontro di valutazione partecipata pare abbiano dato a tutti gli interessati locali, a diversi esperti e a diversi politici, l’opportunità di esprimersi. Inoltre, sempre attraverso vari canali (vedi Selezione dei partecipanti) è stata raggiunta una rappresentatività consistente. 

Scala del DP e referendum. Su sollecitazione della dott.sa Francesca Gelli dell’APP, in cui si chiede “Questo DP con la sua ampiezza territoriale dimostra che non c’è corrispondenza fra comune promotore e territorio interessato, chi dovrebbe votare ad un ipotetico ‘referendum’?”. Si dovrebbe considerare che il DP non è uno strumento decisionale come ripetuto più volte, ed, anzi, in questa circostanza é stato molto delimitato perché il suo territorio, come intende la legge, dovrebbe essere regionale, mentre la sua scala è stata poco più che comunale. Ciò non significa che i territori e le loro autorità perdano di potere grazie al DP ma da esso dovrebbero trarre legittimazione alle proprie decisioni che competono e rimangono a loro, nonostante ci possano essere interventi da abitanti di comuni limitrofi o di personalità che risiedono abitualmente a distanze notevoli dal contesto. Un ipotetico referendum è collegato all’autorità o alle autorità che sono titolari formali di una determinata decisione. Nei principi della Costituzione Italiana la sovranità è della cittadinanza stessa. Dunque se a dare l’autorizzazione per la cava Vallina è il Comune di Gavorrano e lo stesso indice un referendum, saranno i cittadini di Gavorrano a determinarne la decisione. Certamente, ciò potrà avere un senso e avvenire, se l’uso dei gessi è autorizzato, e come in questo caso, entrano in campo lo Stato centrale con il suo Ministero e la Regione con i pareri tecnici di ARPAT e il servizio rifiuti speciali della Regione, fra tutti. Un eventuale DP, come in questo caso, potrà influenzare le scelte della Regione come gli orientamenti dei cittadini di Gavorrano nelle campagne che vorranno o meno condurre prima del referendum e nella scelta sulla scheda. Allargare la scala del dibattito non significa che le autorità di livello più alto debbano avere ragione rispetto a quelle poste più in basso, secondo la logica per cui un interesse generale è superiore al particolare; così si chiede il sacrificio di qualcuno per il vantaggio di qualcun altro, solo perché la scala dei suoi poteri e interessi è più ampia. E’ necessario riflettere su questo aspetto che secondo i principi di parità e uguaglianza democratica andrebbe ricondotto ad una logica reticolare e non gerarchica tra territori e dunque al principio che ogni nuovo intervento debba ottenere l’approvazione da parte di tutti i territori di scala più particolare (i comuni) coinvolti dalle trasformazioni fisiche territoriali più evidenti. Mentre ad oggi, in molti casi ritenuti di interesse nazionale (vedi in particolare TAP Puglia), la sovranità locale non è sempre valida.

 

Fonti secondarie

Santini, S. (1996), Una sintesi storica dell’industria mineraria italiana, SNR 160, Roma > http://www.pionierieni.it/wp/wp-content/uploads/SNR-160-Storia-industria-mineraria-italiana-parte-prima.-S.-Santini-1996.pdf (ril. 2/3/18). 

Pignaris, C. (2017), Dp Comunità in Dibattito, Dibattito pubblico ai fini della Lr. 46/2013 sull’uso dei gessi per il ripristino dei siti di attività estrattive nel Comune di Gavorrano (GR) - Rapporto Finale, 29/7 > http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/AUTORIT%C3%80%20PARTECIPAZIONE/documenti/OK_Rapporto%20finale%20ridotto.pdf (ril. 3/3/18). 

Pizzetti, G. (2017), All’origine della vitalità individuale, 25/7 in: Pignaris, Allegati al rapporto finale del DP > http://open.toscana.it/documents/373124/0/Allegati+al+Rapporto+finale/ad1e48cf-c025-46df-a527-2f6caa8d14b2 (ril., 6/3/18). 

 

Report e presentazioni

s.1 Riassunto seminario introduttivo, 6/2/17 > http://open.toscana.it/documents/373124/381774/Riassunto+primo+incontro+pubblico+e+seminario/55576c6b-5baf-49b4-a236-1cc23cb72abb (ril. 4/3/18). 

s.2 Primo incontro del Dibattito Pubblico, 27/4/17 > http://open.toscana.it/documents/373124/409651/Riassunto+primo+incontro+DP+con+domande-risposte+27+aprile/cf49479e-155c-4454-a0a4-1bf5ba5cb37d (ril. 4/3/18).

s.3 Secondo incontro del Dibattito Pubblico, 23/5/17 > http://open.toscana.it/documents/373124/446240/Riassunto+secondo+incontro+DP+con+domande-risposte+23+maggio/17437b54-10b3-4177-9fe4-ea2ab8ecd604 (ril. 5/3/18). 

s.4 Terzo incontro del Dibattito Pubblico, 14/6/17 > http://open.toscana.it/documents/373124/457207/Riassunto+terzo+incontro+DP+14+giugno/6855846f-ee9a-4e06-88f9-93779f48a69b (ril. 6/3/18). 

s.5 Incontro di valutazione partecipata del DP, 29/6/17 > http://open.toscana.it/documents/373124/462588/Riassunto+dell%27incontro+di+valutazione+29+giugno/8a406b1d-f281-422f-8800-ed800d008e55 (ril. 7/3/18). 

p.1 Martelloni, D. (2017), Il recupero dei gessi nei ripristini ambientali normativi, 23/5 > http://open.toscana.it/documents/373124/446240/Presentazione+Daniele+Martelloni+23+maggio/ec510298-8b36-41bc-919d-286e1c9a1a71 (ril. 4/3/18).

p.2 Ulivieri, P. (2017), Progetto di Recupero Ambientale e Morfologico della Ex cava di quarzite ubicata in località Poggio Speranzona di Montioni, 23/5 > http://open.toscana.it/documents/373124/446240/Presentazione+Piero+Ulivieri+23+maggio/9e00c6eb-876d-492d-8ea9-556f7c940847 (ril. 4/3/18). 

p.3 Piluso, C., (2017) Invervento al secondo incontro del DP, Gavorrano, 23/5 > http://open.toscana.it/documents/373124/446240/Intervento+di+Clementina+Piluso+23+maggio/d868458d-e95a-475a-8607-52ca00d16c25 (ril. 4/3/18). 

 

Bibliografia 

Fisher, F. (2000), Citizens, Experts, and the Environments: The Politics of Local Knowledge, Duke University Press, Durham NC. 

Latour, B. (2007), Reassembling the Social. An introduction to Actor-Network-Theory, Oxford University Press, Oxford.

Pellizzoni, L. (2011, a cura di) Conflitti Ambientali. Esperti, politica, istituzioni nelle controversie ecologiche, Il Mulino, Bologna.

 

Link

1. DP, Comunità in Dibattito > Open Toscana > http://open.toscana.it/web/dibattito-pubblico-sull-utilizzo-dei-gessi-a-gavorrano/home (ril., 3/3/18). 

2. L'Azienda Huntsman SrL, già Tioxide, ha adottato il nuovo nome di Venator durante il processo di Dibattito Pubblico > http://venatorcorp.com (ril., 8/3/18). 

 

Note

[0] L'azienda Huntsman SrL, già Tioxide, durante il processo di DP ha cambiato nome in Venator (vedi Link 2), nel testo é stato mantenuto il primo per comodità di comprensione. 

[1] Reali, D., Agrigess come fertilizzante, dubbi legittimi degli ambientalisti. «Non ci fu diffamazione», Il Giunco.net, il quotidiano della Maremma, 15/9/14 (ril., 3/3/18). 

[2] Ferri, F., Malattie da radiazioni? Angoscia in Tioxide, Il Tirreno (edizione di Grosseto), 14/10/14 (ril., 3/3/18). 

[2.1] ARPAT, Gli esiti del controllo sulla radioattività alla discarica di pié di fabbrica, 28/11/14 > http://www.arpat.toscana.it/notizie/comunicati-stampa/2014/i-risultati-d... (ril., 8/3/18). 

[3] Dalla relazione finale del DP risulta che il contributo regionale è stato di 29.988 Euro (vedi Pignaris, 2017, p. 31), probabilmente questa differenza è dovuta a qualche imposta non esplicitata. 

[4] vedi Participedia > The Tuscany Regional Participation Policy, Italy > https://www.participedia.net/en/cases/tuscany-regional-participation-pol...

 

Case Data

Overview

Location

Geolocation: 
Porta del Parco di Gavorrano - Centro Congressi
Strada Provinciale Gavorranese
58023 Gavorrano , GR
Italy
Grosseto IT

History

Start Date: 
Sunday, February 5, 2017
End Date: 
Wednesday, June 28, 2017
Ongoing: 
No
Number of Meeting Days: 
6.00

Process

Facilitation?: 
Yes
If yes, were they ...: 
Facetoface, Online or Both: 
Face-to-Face
Decision Method(s)?: 
If voting...: 
[no data entered]
Other: Targeted Audience: 
private company
Method of Communication with Audience: 

Organizers

Who paid for the project or initiative?: 
Huntsman SrL
Type of Funding Entity: 
Other: Funding: 
Toscana Regione co-founded the initiative
Who was primarily responsible for organizing the initiative?: 
Type of Organizing Entity: 
Other: Organizing Entity: 
MHC Progetto Territorio Soc. Coop.
Who else supported the initiative? : 
ZimbrAVideo di Vicopisano, Tipografia Senese, a group of experts
Types of Supporting Entities: 
Other: Supporting Entities: 
small firms in printing and video-making
academic researchers

Resources

Total Budget: 
US$99 182.00
Average Annual Budget: 
[no data entered]
Number of Full-Time Staff: 
1
Number of Part-Time Staff: 
14
Staff Type: 
professionals and public servants
Number of Volunteers: 
6

Discussions

No discussions have been started yet.