Dibattito Pubblico Termoli 2020 - Cambiamo il Volto della Città, Insieme [Public Debate Termoli 2020 - Let's Change the City Aspect Together]

Dibattito Pubblico Termoli 2020 - Cambiamo il Volto della Città, Insieme [Public Debate Termoli 2020 - Let's Change the City Aspect Together]

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Problemi e Scopi

Il progetto di ristrutturazione del centro storico di Termoli, oggetto del dibattito pubblico (DP), riguarda un intervento complesso di 19 milioni di euro, di cui 5 milioni da fondi regionali e 14 da fonti private come investimenti di finanza di progetto (project financing); in tale caso le opere devono focalizzarsi su funzioni e servizi che dovranno produrre un utile per remunerare gli investitori. 

Il DP, attraverso il suo sito web (link 1) e 3 eventi di discussione pubblica (ottobre-novembre 2016), organizzati in 3 workshop e 4 tavoli tematici, ha l’obiettivo “di informare la cittadinanza su tutti gli aspetti del progetto, accogliere le osservazioni dei soggetti portatori di interesse legittimi e consentire all’Amministrazione e alla ditta di valutare gli esiti prodotti da questa fase di partecipazione. Entro 15 giorni dalla pubblicazione della relazione finale del dibattito il responsabile della ditta dichiara, motivando adeguatamente le ragioni di tale scelta, se intende, anche in accoglimento di quanto emerso dal dibattito e dalla relazione del garante: a) presentare proprie variazioni al progetto; b) presentare le modifiche recepite; c) confermare il progetto” (link 1).

L’intervento interessa un’area del centro storico di 17 mila metri quadrati, con un fronte sul mare. E’ prevista una nuova edificazione interrata a 5 livelli che ospita parcheggi, aree commerciali e residenziali, terrazzi, un auditorium da 448 posti a sedere; inoltre: aree gioco e per spettacoli, una nuova piazza, la riqualificazione dell’attuale piazza Sant’ Antonio, aree pedonali, un passante sotterraneo (denominato “tunnel” dai comitati contrari), una nuova rotatoria, una terrazza belvedere (link 1).

Storia e Geografia

Termoli è una cittadina molisana di 33.000 abitanti sul litorale adriatico. Villaggio di pescatori nel 1861 contava 2.533 abitanti. Negli anni successivi ha visto una costante crescita demografica, più accentuata tra il 1961 e il 1991. Oggi la sua pianura è occupata da varie attività industriali e le spiagge sono la principale attrazione del settore turistico. 

Di tradizione democristiana, precedentemente Termoli è stata governata anche dal centro-destra ed è stata più volte commissariata. L’attuale Giunta comunale è formata da un sindaco del Partito Democratico eletto grazie ad una coalizione con Italia dei Valori e liste civiche locali. Nel suo programma non si parla di partecipazione o democrazia partecipativa né di grandi progetti per il centro storico. Il primo obiettivo è il ripristino del “benessere reale e percepito”, altri punti riguardano la prevenzione dei bisogni, l’attenzione al sociale (tradotto come anziani, donne e bambini) al ritorno dei giovani cervelli in fuga, al turismo di qualità, la promozione della “cultura del benessere legata alla salute” come “promozione di attività di prevenzione e di fitness e di attività fisica”. Per il settore economico si punta tutto sul turismo, sul PRG del porto, sollecitando la Regione alla sua realizzazione, alla concertazione con i “balneatori”, alla nautica da diporto e al turismo religioso. Infine, per l’ambiente, si propone un “Sistema di Parchi Urbani” e la “manutenzione ordinaria” del centro storico[1].

Il Progetto e le Richieste di Più Democrazia dei Comitati

“L’elaborazione e l’approvazione del progetto di ristrutturazione urbana” oggetto del DP “ha avuto inizio con la deliberazione della Giunta Comunale n. 245 del 25/9/2014, con la quale è stato adottato un atto di indirizzo per avviare un confronto concorrenziale finalizzato alla formulazione di una proposta integrata di progettazione, costruzione e gestione di un parcheggio interrato multipiano in piazza Sant’Antonio” (Olivetti 2016, p. 3). Inoltre, a completamento di tale progetto erano previsti interventi accessori e di riqualificazione delle aree di superficie, piazze e accessi. Il 25/6/2015 con deliberazione GC n. 161, “venne approvato il progetto preliminare del tunnel di raccordo stradale tra il Porto di Termoli e il lungomare Cristoforo Colombo” (Ib.). Un mese dopo, la Giunta chiede alla Regione di accorpare questo progetto, finanziato dalla Regione stessa per 5 milioni, al precedente, ricorrendo per la quota mancante, alla finanza di progetto (Ib.). “A seguito dell’avviso esplorativo e del lavoro della Commissione giudicatrice, la Giunta Comunale, con deliberazione n. 291 del 5 novembre 2015, dichiarò di pubblico interesse la proposta pervenuta, presentata da De Francesco Costruzioni S.A.S., che da quel momento ha assunto la veste di ‘promotore’, con diritto di prelazione nella successiva fase di gara per l’individuazione del concessionario. [...] Il progetto, come previsto dalla normativa sulla finanza di progetto, venne inserito nella programmazione triennale dei lavori pubblici e posto a base di gara con l’avviso del 25 novembre 2015” (Ib.). “A seguito dell’espletamento della gara, conclusasi con l’individuazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa in quella presentata dal promotore De Francesco Costruzioni, unico partecipante, con la deliberazione della Giunta Comunale n. 115 del 23 maggio 2016 è stata individuata l’unità organizzativa responsabile di procedimento, anche al fine di porre in approvazione con le modalità indicate nell’art. 27 del Codice dei contratti ovvero con l’applicazione delle disposizioni in materia di conferenza di servizi previste dagli artt.14-bis e seguenti della legge 241 del 1990” (Ib., p.3). 

“Il 27 maggio 2016 è stata quindi convocata una conferenza di servizi istruttoria, la quale si è riunita più volte fra i mesi di giugno ed agosto 2016, anche attraverso tavoli tecnici” (Ib.). 

Una parte della popolazione però non apprezza l’operazione e le sue modalità di attuazione e, organizzata in comitati (PartecipaTermoli e Termoli Decide), a partire dall’agosto 2015, sottopone all’amministrazione la richiesta di un referendum consultivo, come previsto dall’art. 10 dello Statuto Comunale (Ib). Il quesito proposto da Termoli Decide riguarda la realizzazione del tunnel [2], mentre il primo comitato punta sulla salvaguardia dell’ex-cinema-teatro Adriatico e il risanamento acustico della ferrovia ma sostiene anche l’obiettivo di mettere in discussione il tunnel [3].

Le risposte a tale richieste tardano e i comitati iniziano una campagna di pressione attraverso azioni comunicative simboliche (p.e. diffide e manifesti), i social media e manifestazioni pubbliche. Nel frattempo parte la raccolta che raggiunge 3.000 firme (Olivetti, p.  4). La commissione referendaria viene nominata dal Consiglio Comunale solo il 17 febbraio 2016 e in luglio arriva la notizia della bocciatura [4]. I cittadini tuttavia non si sono dati per vinti e riuniti nel comitato No Tunnel ripropongono l’iniziativa referendaria riformulando le domande e organizzando una campagna in suo supporto che è tutt’ora in corso (agosto 2017). 

In quel frangente, l’idea di un DP spunta nelle pagine online di primonumero.it il 9/5/16, un quotidiano locale online, a firma del dott. Basso Antonello Barone, direttore di kcomunicazione (politics e viral strategy), società di marketing politico di Termoli. L’idea piace alla De Francesco costruzioni e alla Giunta che approva formalmente l’idea il 18/7/2016 (Olivetti, p. 5).  A Barone, in qualità di direttore di kcomunicazione viene affidata l’organizzazione del DP, il quale si avvarrà anche di alcuni tecnici del comune e dello Studio Pragma (i progettisti dell’opera) e al prof. Marco Olivetti (docente di diritto pubblico, LUMSA Roma ed editorialista del quotidiano Avvenire, originario di Termoli) il ruolo di garante (Ib.). 

In ottobre e novembre 2016 si svolgono 3 incontri di discussione pubblici (workshop) del DP e come previsto il 30/11/2016 si tiene la dichiarazione congiunta dell’amministrazione e dell’aggiudicatario sugli esiti del DP, che a parer loro, nonostante il boicottaggio per defezione dei comitati contrari, ha soddisfatto le loro aspettative e li ha convinti a procedere nel progetto (link 1 - news). 

Secondo i programmi, dopo la dichiarazione congiunta, già dal mese di dicembre 2016 si sarebbe avviato l’iter della conferenza dei servizi conclusiva. Come scrive il Garante: “Essa si avvarrà nelle prossime settimane delle risultanze del dibattito pubblico e, dopo la sua conclusione, potrà essere indetta, nel mese di dicembre 2016, una conferenza di servizi decisoria, che nel termine massimo di 90 giorni si dovrà esprimere sul progetto” (Olivetti, p. 3). 

Eppure la prima riunione della conferenza dei servizi decisoria si tiene il 10/8/2017. In essa è presente anche il portavoce del comitato No Tunnel, che non tarda ad evidenziare pubblicamente come la Soprintendenza abbia espresso parere negativo all’opera relativamente all’impatto che ricadrebbe sulla formazione geologica detta “Falesia di Sant’Antonio” così come sempre un parere negativo è stato espresso dal Servizio di Pianificazione e Gestione Territoriale e Paesaggistica della Regione Molise [5]. Nell’agosto 2017 dunque la decisione finale non è ancora stata presa e i comitati continuano a reclamare un referendum sulla questione. 

Soggetti Promotori e Finanziatori

Il dibattito pubblico è stato promosso e sostenuto finanziariamente dalla ditta, già concessionaria del progetto (link 1 - Cos’è il DP), De Francesco Costruzioni SAS con l’approvazione del Comune di Termoli, in seguito alla sollecitazione pubblica del dott. Basso Antonello Barone sulle pagine online di primonumero.it (un quotidiano locale online). Al dott. Barone, direttore di kcomunicazione (Termoli) viene poi affidato l’incarico di organizzare il DP. Lo staff del DP è inoltre composto da membri dell’ufficio tecnico urbanistica del Comune e dai tecnici dello Studio Pragma (Termoli) che hanno progettato l’opera per conto della Ditta De Francesco. Il DP, come si evince dal logo presente nelle pagine del sito è promosso anche dalla Regione Molise. Il costo del DP non è reperibile sul sito del DP stesso.

Selezione dei Partecipanti

Tutta l’organizzazione della comunicazione del DP è stata curata da kcomunicazione diretta dal dott. Barone. Egli è sempre stato presente durante le conferenze stampa, gli eventi, ed stata una figura di riferimento visibile per tutto il processo. Il Garante è un docente universitario (LUMSA di Roma) di diritto pubblico originario di Termoli, ma non ci sono informazioni sulle modalità di scelta e di remunerazione di questa figura. Oltre al Garante ovviamente ed ai promotori, hanno preso parte in tempi e spazi dedicati alle loro relazioni introduttive ai workshop, il responsabile del procedimento amministrativo (arch. Livio Mandrile) e i consulenti della ditta De Francesco, il progettista dell’opera (Studio Pragma di Termoli), e un consulente per ciascuno dei seguenti aspetti: geologici, archeologici, flussi di viabilità/mobilità, cantieristici e finanziari (Olivetti, p. 12). Inoltre i tavoli di discussione (tavoli tematici), 4 per ogni workshop, sono stati condotti da 4 moderatori: il Garante stesso e altri 3 professionisti (consulenti di comunicazione aziendale) di cui 2 non residenti a Termoli. Titolare della ditta e sindaco erano invece presenti durante le conferenze pubbliche ufficiali e agli eventi finali di presentazione degli esiti e della dichiarazione congiunta ad essi relativa.

Per quel che riguarda attori e pubblico, ai workshop potevano accedere “tutti i cittadini di Termoli” (link 1) come uditori. Essi potevano soltanto inserire nell’urna delle domande/proposte, che sarebbero poi, alcune di esse, state estratte e lette per darne risposta. Per partecipare ai tavoli invece era indispensabile “essere portatori di interessi legittimi (rappresentanti di Istituzioni, sindacati, associazioni ambientali, associazioni cittadine, associazioni di categoria etc.)” ed era necessario iscriversi tramite “il sito internet a partire dal 5 settembre sino al 30 settembre” (link 1). Per ogni tavolo erano disponibili 5 posti e in essi erano presenti, oltre al moderatore, un rappresentante del comune e uno della ditta, senza diritto di parola se non interpellati dal moderatore (link 1). 

Dai dati ufficiali emerge che si sono iscritte 38 associazioni, sono stati prenotati 61 posti ai tavoli, ed ai workshop hanno partecipato complessivamente 350 persone (Olivetti, p. 10).  

Non sono disponibili report per ogni singolo workshop - nonostante sia stata dichiarata la loro esistenza (Olivetti, p. 9) - ma nella sezione news del sito sono stati caricati video di sintesi per ogni evento e una fotogallery. Dalle immagini non è possibile rilevare con precisione le presenze di uditori non partecipanti che tuttavia appaiono piuttosto scarse (link 1). L’evento è stato seguito dai media locali, anch’essi presenti con i propri inviati agli eventi, ed è stato promosso in convegni dedicati alla partecipazione pubblica di rilievo nazionale: al Convengo Urbanpromo a Milano e alla presentazione del rapporto nazionale Nimby Forum a Roma, in cui il DP Termoli 2020 è stato “inserito come una delle migliori pratiche di sperimentazione del nuovo istituto previsto dal Codice degli appalti” (Olivetti, p. 9). 

Metodi

Il Dèbat Public (Dibattito Pubblico), è stato introdotto, con una legge, dal governo francese nel 1994. In seguito alle virulenti proteste delle popolazioni locali contro il tracciato della linea ad alta velocità (TGV) Lione-Marsiglia, il governo francese decise che la progettazione delle grandi opere dovesse essere sottoposta preventivamente a un dibattito pubblico tra tutti i soggetti interessati. Con la legge Barnier del 1994, parzialmente modificata nel 2002, fu istituita un autorità indipendente denominata Commission Nationale du Débat Public (CNDP), che ha il compito di aprire il dibattito pubblico su tutti i progetti preliminari di grandi infrastrutture che posseggono determinati requisiti. Il dibattito dura quattro mesi e concerne non solo le caratteristiche del progetto, ma anche l'opportunità di realizzare l'opera. Il Dibattito pubblico è preceduto da un ampia campagna informativa, caratterizzata da informazioni pluraliste; ad esso partecipano tutti i cittadini, le associazioni e i gruppi che lo desiderano. Si apre poi una fase di contraddittorio, di solito attraverso incontri pubblici, chiamati in vario modo (worhshop o laboratori, termini che Italia intendono generalmente uno scambio di argomentazioni tra persone, di cui alcune con ruoli tecnico-politici decisionali) oltre a forme scritte (Les Cahiers des Acteurs - I Quaderni degli attori). In tale fase di dialogo i contributi, poi classificati per categoria (domande, Al termine del dibattito pubblico il presidente della commissione redige un rapporto in cui illustra gli argomenti pro e contro emersi nel corso dei quattro mesi. Entro tre mesi dalla pubblicazione del rapporto, il proponente dell'opera deve comunicare se intende mandare avanti il suo progetto, modificarlo o ritirarlo. La procedura di Débat Public risente di una eccessiva indeterminazione degli esiti, e non si applicano, di solito, strumenti di misura della rappresentatività delle preferenze. 

Il Dibattito Pubblico introdotto in Italia con la legge regionale 69/2007 della Toscana e poi rinnovato con la l.r. 46/2013 è nel metodo dichiaratamente ispirato al modello francese e da esso non si discosta molto, a parte il fatto che Il DP toscano è una politica di scala regionale ed è indetto e supervisionato dall’Autorità per la partecipazione regionale.

Il DP di Termoli è stato impostato in modo simile sebbene le strutture  di garanzia regionali siano in tale caso assenti. Inoltre, come dichiarato dagli stessi organizzatori e dal senatore Violante (PD) al Nimby Forum 2016, il DP di Termoli è un riuscito esperimento pilota che contribuirà alla definizione del modello di Dibattito Pubblico nazionale che è stato introdotto solo nominalmente con il nuovo Codice degli Appalti e che aspetta ancora una regolamentazione procedurale. 

Deliberazioni, Decisioni, Interazione Pubblica

Il 25 luglio 2016 il Dibattito Pubblico ha preso avvio con la messa online della pagina dedicata. In essa ampio spazio è dedicato al progetto ed ai buoni motivi per sostenerlo (link 1). Ad essa è seguita una campagna di comunicazione e promozione attraverso stampa e web, conferenze pubbliche, 18.000 brochure, 4 poster 6x3, facebook (Olivetti, p. 10). Il cuore del DP sono stati 3 eventi di discussione pubblica, chiamati workshop, che si sono tenuti negli spazi del MACTE (Museo di arte contemporanea di Termoli). Il MACTE è collocato a 16 min a piedi dal centro storico e 13 min dalla stazione ferroviaria. I 3 workshop e gli incontri finali si sono tenuti sempre di sabato ed erano aperti attorno alle 14:30 da due relazioni introduttive, una del garante (Olivetti) e una del responsabile dell’organizzazione (Barone), e dalle relazioni introduttive ai temi del workshop a cura dei consulenti della ditta, e si concludevano dopo le presentazione in plenaria degli esiti della giornata, che avveniva attorno alle 18:30 (link 1 - news)

I workshop si sono tenuti il 22, il 29 ottobre e il 12 novembre 2016 sui rispettivi temi: 1) il progetto tecnico, aspetti di impatto ambientale, archeologico e geologico; 2) la vita della città durante la fase di cantiere; 3) il project financing, aspetti economici. 

Ad ogni workshop si aprivano sulle 15:30 i tavoli tematici composti dal moderatore, un tecnico della ditta e uno del comune e da 5 partecipanti, delegati di “interessi legittimi” reclutati attraverso auto-candidatura online. I tavoli erano sempre 4 e vertevano in ogni workshop sui seguenti temi: 1) progetto tecnico; 2) impatto ambientale, archeologico e geologico; 3) dati economici e project financing; 4) la fase del cantiere (link 1). 

Infine, sempre al MACTE di sabato, sulle 16:30, si è potuto assistere alle presentazioni conclusive del Garante (19/11) e a quella congiunta del sindaco e del titolare della ditta (30/11). 

Come anche esplicitamente dichiarato nella relazione finale (Olivetti, p. 14), una parte della cittadinanza, organizzata in comitati, ha delegittimato il DP opponendosi al processo e boicottandolo, ossia non presentandosi alle occasioni di confronto da esso messe in atto, preferendo canali di comunicazione propri e autonomi, non strutturati dall’amministrazione. Il DP stesso dunque è stato contestato. Tuttavia, un’altra parte di cittadinanza organizzata, associazionismo, volontariato, sindacati ha seguito i lavori e fornito contributi che il garante ha poi riportato nella sua relazione. Vi sono dunque tra i partecipanti coloro che, valutando negativamente l’opera, chiedono che si rinunci alla sua realizzazione. Vi sono poi coloro che al complessivo apprezzamento aggiungono preoccupazioni rispetto alla sua realizzazione. Tra le principali raccomandazioni del Garante trovano posto indicazioni procedurali, emerse in parte anche nei tavoli, ossia “un gruppo di monitoraggio (dunque un comitato indipendente di controllo) composto da cittadini e rappresentanti delle associazioni cittadine. A tale Comitato dovrebbe essere riconosciuto il compito di seguire e controllare tutte le fasi esecutive di cantiere e di realizzazione del progetto, configurandosi – per utilizzare la metafora suggerita dal facilitatore del II tavolo tematico – come una sorta di “azionariato verde” ispirato a forme organizzative utilizzate dall’ambientalismo anglosassone. Secondo questa proposta, il Comitato indipendente di controllo – o una riformulazione di esso – dovrebbe poi continuare a svolgere un’azione di monitoraggio una volta realizzata l’opera, per stimolare la sua utilizzazione in armonia con le esigenze della cittadinanza termolese” (Olivetti, p. 14). Lo stesso Garante suggerisce di proseguire il dialogo con coloro che sono rimasti fuori dal DP e di attivare a tal proposito un Urban Center per continuare ad informare la cittadinanza. Altre preoccupazioni riguardano l’uso del suolo e le sorti dell’ex-cinema Adriatico, o le assicurazioni riguardanti l’impresa: “Dato l’onere che l’opera accolla ad una impresa privata, si è prospettata l’utilità di fare ricorso a meccanismi assicurativi che garantiscano l’amministrazione municipale rispetto ad eventuali vicende che possano interessare l’impresa, con ricadute sulla realizzazione prima e sulla gestione poi dell’opera in questione” (Ib., p. 15). Altre critiche hanno riguardato il tunnel e a questo proposito è stato chiesto di valutare alternative che non ne prevedano la realizzazione. Ad esse si aggiungono preoccupazioni relative alla sua sicurezza, manutenzione e impatto sulla viabilità urbana in concomitanza con quella del porto (Ib., p. 15). Altre questioni riguardano il parcheggio e il rischio di degrado per le strutture sotterranee così come le future politiche nella sua gestione, i prezzi, i posti riservati, gli accessi per i portatori di handicap, eccetera. Anche relativamente all’auditorium è stata proposta un’importante modifica relativa all’ampliamento della sua altezza (proposta a 6 metri) e alla rinuncia alla prevista sala ristorante ad esso sottostante (Ib., p. 16). Importanti richieste sono emerse relativamente alle aree ludiche ricreative esterne, alla necessità di riqualificazione e attrezzamento, ad approfondimenti sulle questioni del traffico veicolare; altre indicazioni hanno riguardato la futura gestione degli spazi commerciali che secondo i partecipanti dovrebbero favorire l’insediamento del piccolo commercio locale e tipico a scapito dei grandi marchi multinazionali (Ib., p. 18). I workshop hanno fornito chiarimenti a coloro preoccupati per le garanzie del project financing e hanno dato modo di fornire numerose indicazioni per la preoccupante conduzione di un cantiere tanto complesso, su vari aspetti con richieste puntuali riguardanti piani e programmi dettagliati relativamente a: tempistica, rifiuti, polveri, viabilità, rumori (Ib., p. 19). Infine, l’aspetto archeologico ha suscitato grande attenzione perché potrebbero emergere resti di torrette medioevali e stanze. La ditta ha manifestato massima apertura e disponibilità a valorizzare eventuali ritrovamenti e farne occasione per la realizzazione di musei o spazi di fruizione culturale appositi (Ib., p. 20). Il Garante, nella sua dichiarazione finale, confeziona così gli esiti, per loro natura ancora molto indeterminati, in 4 proposte più definite:

1) proseguire l’opera di informazione e dialogo: un Urban Center per Termoli; 2) Un comitato di controllo cittadino sull’esecuzione dei lavori; 3) Un auditorium per rafforzare l’offerta culturale cittadina; 4) Un’estrema attenzione ad una gestione del cantiere compatibile con la vita della città. Aggiunge “alcuni spunti ulteriori” riguardanti le garanzie riguardanti nuovamente la gestione del cantiere, l’attenzione ai portatori di handicap e alla valorizzazione dei beni archeologici; tuttavia la rivalutazione di alternative al tunnel non vengono menzionate nelle considerazioni finali, implicitamente considerandole come una richiesta non separabile dalla opportunità di realizzazione dell’intera opera. 

La successiva dichiarazione della ditta in risposta agli esiti del DP viene esposta come se si trattasse di accoglimento pieno su tutti i 4 punti (Dichiarazione congiunta, 2016, pp. 4-6): 1) proseguire il dialogo e l’informazione creando un Urban Center, già provvisoriamente individuato in un locale del comune, di cui la ditta si farà carico dei costi di gestione e del personale. 2) Comitato di controllo cittadino sull’esecuzione dei lavori ed estrema attenzione alla gestione del cantiere compatibile con la vita della città; si prevede la creazione di un comitato composto da 3 cittadini o membri di associazioni che ne faranno richiesta e saranno selezionati dal Consiglio Comunale a maggioranza qualificata, al fine di assicurare il coinvolgimento delle minoranze consiliari. Si accoglie inoltre la proposta di porre una particolare cura nella progettazione di dettaglio delle misure di riduzione dell’impatto del cantiere sull’ambiente e sulla vita della città. “Concordano che tale progettazione dovrà essere illustrata e discussa approfonditamente con i cittadini e con le associazioni. Il comitato di sorveglianza dei cittadini, di cui si è accolta l’istituzione, avrà la possibilità di verificare in corso d’opera, attraverso incontri periodici con la ditta e i responsabili comunali, l’adozione delle misure di mitigazione previste nei diversi piani necessari al suo funzionamento” (Ib.).  3) Anche sull’auditorium la ditta esprime massima disponibilità sia ad ampliarne la capienza sia ad ampliarne l’altezza sovrastante il palcoscenico. Si precisa tuttavia che “tale modifica progettuale va di fatto ad incidere sugli aspetti economici del piano economico-finanziario già asseverato. Le prime valutazioni architettoniche sulla fattibilità progettuale delle modifiche e la loro incidenza sul pregresso equilibrio finanziario del project financing non comportano, ad una valutazione preliminare, la sopravvenienza di un qualche elemento ostativo da parte sia dell’amministrazione, sia della ditta. Esse nelle prossime ore concorderanno, per poi rappresentare alla cittadinanza i termini del nuovo equilibrio economico scaturito da tali modifiche” (Ib.). Infine, amministrazione e ditta esprimono grande soddisfazione per “la sperimentazione di democrazia deliberativa realizzata” (Ib., p. 6). 

Influenza, Risultati ed Effetti

Come in quasi tutti i DP le disponibilità a negoziare delle contropartite e delle mitigazioni o delle modifiche al progetto sono insite nella provvisorietà dello stesso e nella sua perfettibilità, generata proprio dalla revisione pubblica che un DP mette in atto, un processo di revisione/consulenza pubblica, che pone la credibilità e le capacità dei proponenti sotto stretta osservazione. Il Garante ha contribuito a creare il pacchetto di richieste chiare e sintetiche, accoglibili dal proponente, ponendo la questione dell’opzione zero (la rinuncia all’opera) come una scelta sulla quale occorre investire: rimettendola in gioco oppure - come pare più probabile anche tra le righe - “puntando su un’opera di ‘persuasione’ che non può in alcun modo ritenersi terminata con la conclusione del dibattito e che deve porsi l’elevato obiettivo di ricostruire un clima di dialogo anche con i gruppi di cittadini che lo hanno sinora rifiutato” (Olivetti, p. 21). Istituire un Urban Center e un comitato di sorveglianza sono ormai strategie diffuse e scontate - coerenti con le modalità a bassa cessione di potere del DP - di tipo dialogico, sì, ma unidirezionale, che hanno trovato ovvio accoglimento da parte dei proponenti. 

La contestazione al DP invece non ha sortito effetti evidenti al momento, se non, quelli che possono aver probabilmente influito sui notevoli ritardi con cui è ripartito il procedimento amministrativo della conferenza dei servizi decisionale (la prima seduta invece che nei primi mesi del 2017 si è tenuta il 10 agosto) e sulle posizioni contrarie espresse da Soprintendenza e Servizio tutela paesaggistica regionale, in quella sede. Non è possibile fornire ulteriori dati sul riscontro e consenso popolare che stanno ottenendo i comitati e sul potenziale impatto che si ripercuoterà sulle prossime elezioni amministrative. 

Analisi e Lezioni Apprese

Alle azioni di boicottaggio sono state fornite alcune spiegazioni da parte dei proponenti nella dichiarazione congiunta: “Non di meno si è consapevoli che una parte attiva e organizzata della cittadinanza resta fortemente contraria all’opera. Di certo, come sottolineato anche dal garante, e’ stata una grande occasione persa per coloro che hanno mostrato avversità al progetto. Nel dibattito pubblico avrebbero avuto occasione di manifestare il proprio dissenso attraverso un confronto garantito con l’amministrazione comunale, con la ditta De Francesco Costruzioni Sas e con i vari esperti dei tavoli tecnici. Il dissenso non può prescindere dal confronto altrimenti diventa autonomo ed autoreferenziale esercizio dialettico” [6]. Come sostiene il Garante, questo giudizio rimanda ad uno dei principi del DP francese, “ovvero: obbligo argomentativo posto a carico sia dei partecipanti al dibattito, sia dell’Amministrazione pubblica” (Olivetti, p. 7). Lo stesso infatti precisa che il DP non è una procedura decisionale ma “un dialogo strutturato” (Ib., p. 8). 

Secondo queste considerazioni dunque uno strumento di dialogo, come il DP, non dovrebbe essere nemmeno considerato come uno strumento di democrazia deliberativa, ma semplicemente uno strumento di comunicazione pubblica, una modalità convegnistica di confronto e apprendimento, in cui chi non argomenta la propria posizione o defeziona viene squalificato. Non si possono chiedere efficacemente a partecipanti volontari, toccati nei loro interessi, “obblighi argomentativi”, ammesso che l'argomentazione razionale si possa accettare come l’unica forma di espressione possibile, in assenza di una contropartita politica legata ad un processo decisionale, regolato e strutturato ma nello stesso tempo politico ed agonistico (Mouffe, 2002). In altre parole, perché partecipare ad un dialogo (chiamato anche "confronto" talvolta, dunque ad una sfida argomentativa) già condizionato e senza garanzie rispetto agli sbocchi che possono ottenere le argomentazioni fornite, se non quando possono tornare ‘utili’ al progetto e al programma politico che non si condivide? Meglio defezionare queste occasioni e perderle, per concentrarsi in iniziative che alzino la posta relativamente al metodo (di confronto) democratico che si ritiene più idoneo a tutelare le modalità espressive (non solo di tipo argomentativo-razionale) di un numero maggiore di cittadini, a conteggiarne le preferenze e a garantirne gli effetti sulle decisioni. 

A questo proposito, visto che tali considerazioni compaiono nella dichiarazione finale, il Garante sostiene che “il referendum si caratterizza in negativo per la drammatizzazione della decisione, che viene ridotta ad una alternativa secca (Sì/No), fra due soluzioni fra le quali nessuna mediazione è possibile [...] e che esso “rischia inoltre di svolgere unicamente la funzione di delegittimare coloro che in un dato momento storico governano – sulla base di
una elezione popolare tenuta secondo le regole democratiche [...], finendo, quindi, per sostituirsi abusivamente alle regolari elezioni" (Olivetti, p. 8).

Se non per l’impegno a valutare l’ampliamento dell’auditorium, richiesto da un non ben precisato qualcuno, ci pare di non poter notare grossi segni di mediazione ottenuti con il DP sulla questione, se non ovvie preoccupazioni ed attenzioni a gestire al meglio un’operazione complessa. Non ci pare inoltre di poter affermare che l’uso dei referendum, sanciti dalla Costituzione come strumenti fondamentali di partecipazione popolare, si possano definire sostituti abusivi delle regolari elezioni e dei legittimi governanti. Anzi, essi, in particolare in Italia, sono stati attivati su richiesta dalla cittadinanza quando i governanti hanno abusato del loro potere, concedendo pochissimo spazio al confronto democratico e alla mediazione. Inoltre, sono strumenti che se utilizzati abitualmente e obbligatoriamente anche dalle amministrazioni (vedi Svizzera) conferiscono maggiore autorevolezza e qualità alle azioni amministrative per le quali si spendono maggiori risorse alla preparazione della decisione, alla sua valutazione e alla mediazione con tutte le forze politiche e sociali e si spendono molte meno risorse nella banale comunicazione politica persuasiva, di stampo pubblicitario, e alla ricerca disperata di leader e alla loro costruzione mediatica, comunicativamente efficaci ma inconsistenti dal punto di vista politico-strategico.

Nel caso specifico si suggerisce di integrare il DP con percorsi di mediazione che prevedano l'impiego di strumenti maggiormente quantitativi, come la Giuria dei cittadini o il Town Meeting (utilizzati anche in alcuni DP francesi) per poi passare, se si aprono disponibilità negoziali (in Tavoli multi-attore ad essi integrati) e si è supportati da sufficiente consenso, al referendum, che in tale caso assume una funzione di verifica e legittimazione conclusiva del processo, ampliandone la rappresentatività e fissando le decisioni nell'immaginario collettivo.

 

Fonti Secondarie

Olivetti, M. (2016), Relazione del Garante del Dibattito, Dibattito Pubblico Termoli 2020, 19 novembre. 

Mouffe, C. (2002), Deliberative Democracy or Agonistic Pluralism, in Political Sciences Series, 72. 

Collegamenti Esterni

Dibattito pubblico Termoli 2020. Cambiamo il volto della città, insieme > www.dibattitopubblicotermoli.it

Note

[1] Il sito del sindaco (www.sbroccasindaco.it) non funziona (ril., 17/8/17), così come nella sua pagina facebook il programma non è disponibile. Le citazioni si basano su una copia fotostatica rilevata (il 17/8/17) sul blog > http://termoli.myblog.it/wp-content/uploads/sites/302423/2015/11/17.jpg

[2] Comunicato del 10/8/2015 > http://www.mytermoli.com/termoli/40-cronaca-termoli/25090-tunnel-termoli-comitato-termoli-decide-presenta-proposta-referendum (ril., 17/8/17).

[3] Post Fb del 5/8/2015 > https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1610102162612172&id=1607119079577147 (ril. 17/8/17).

[4] Tunnel, il referendum non si fa. Bocciati i 3 quesiti. Progetto all’esame della Regione, 5/7/2016 > http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=22361 (ril. 17/8/17).

[5] Tunnel e multipiano, comitati evidenziano il no della Soprintendenza, 16/8/2017 > http://www.primonumero.it/attualita/news/1502899417_termoli-tunnel-e-multipiano-comitati-evidenziano-il-no-della-sovrintendenza.html (ril. 17/8/17). 

[6] Il Comune e la ditta: Via libera alle proposte emerse dal dibattito pubblico, 30/11/16 > http://www.dibattitopubblicotermoli.it/2016/11/30/il-comune-e-la-ditta-via-libera-alle-proposte-emerse-dal-dibattito-pubblico/ (ril., 17/8/17).

 

Case Data

Overview

Location

Geolocation: 
MACTE - Museo d'Arte Contemporanea
via Giappone
86139 Termoli
Italy
IT

Purpose

What was the intended purpose?: 

History

Start Date: 
Sunday, July 24, 2016
End Date: 
Wednesday, November 29, 2017
Ongoing: 
No
Number of Meeting Days: 
5.00

Participants

Total Number of Participants: 
350
Targeted Participants (Demographics): 
Method of Recruitment: 

Process

Facilitation?: 
Yes
If yes, were they ...: 
Facetoface, Online or Both: 
Face-to-Face
Decision Method(s)?: 
If voting...: 
[no data entered]
Method of Communication with Audience: 

Organizers

Who paid for the project or initiative?: 
De Francesco costruzioni SAS
Type of Funding Entity: 
Who was primarily responsible for organizing the initiative?: 
Who else supported the initiative? : 
regional government

Resources

Total Budget: 
[no data entered]
Average Annual Budget: 
[no data entered]
Number of Full-Time Staff: 
3
Number of Part-Time Staff: 
4
Staff Type: 
professionals and scholars
Number of Volunteers: 
[no data entered]

Discussions

No discussions have been started yet.