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General Issues
Planning & Development
Environment
Energy
Specific Topics
Waste Disposal
Land Use
Recycling
Location
20 Piazza Resistenza
Sesto San Giovanni
Lombardia
20099
Italia
Scope of Influence
Metropolitan Area
Files
Relazione-finale-BioPiattaformaLab.pdf
Links
Sito del processo partecipativo BioPiattaformaLab
Start Date
Ongoing
Yes
Purpose/Goal
Make, influence, or challenge decisions of government and public bodies
Make, influence, or challenge decisions of private organizations
Approach
Consultation
Spectrum of Public Participation
Consult
Total Number of Participants
60
Open to All or Limited to Some?
Open to All
Recruitment Method for Limited Subset of Population
captive
Targeted Demographics
Appointed Public Servants
Experts
Elected Public Officials
General Types of Methods
Deliberative and dialogic process
General Types of Tools/Techniques
Propose and/or develop policies, ideas, and recommendations
Facilitate dialogue, discussion, and/or deliberation
Plan, map and/or visualise options and proposals
Specific Methods, Tools & Techniques
Focus Group
Public Debate
Legality
Yes
Facilitators
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Facilitator Training
Professional Facilitators
Face-to-Face, Online, or Both
Both
Types of Interaction Among Participants
Ask & Answer Questions
Discussion, Dialogue, or Deliberation
Listen/Watch as Spectator
Information & Learning Resources
Written Briefing Materials
Expert Presentations
Decision Methods
Idea Generation
General Agreement/Consensus
Communication of Insights & Outcomes
Public Hearings/Meetings
Public Report
Primary Organizer/Manager
Nimby Forum [ITALIAN]
Type of Organizer/Manager
For-Profit Business
Funder
Gruppo CAP, CORE
Type of Funder
Government-Owned Corporation
Staff
Yes
Volunteers
No
Evidence of Impact
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Types of Change
Changes in public policy
Implementers of Change
Corporations
Appointed Public Servants
Elected Public Officials
Formal Evaluation
No

CASE

BioPiattaformaLab - Sesto San Giovanni [Italian]

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Per affrontare la senescenza dell’inceneritore di via Manin (Sesto S. Giovanni, Milano) e ridefinire la gestione dei rifiuti secondo principi di economia circolare, le società CORE e CAP propongono un impianto di simbiosi industriale e lo sottopongono ad un dibattito pubblico.

Problemi e scopi

La proposta progettuale per la BioPiattaforma di Sesto San Giovanni nasce da un confronto, avviatosi nel 2016, con gli stakeholder e i Comuni interessati in merito al futuro dell’intera area. Attualmente nell’area di via Manin sono presenti un termovalorizzatore di rifiuti urbani, gestito da CORE, e un depuratore di acque reflue urbane gestito da CAP. Il confronto nasceva dall’esigenza di affrontare due sfide strategiche per il territorio: 

  • la ridefinizione del sistema della gestione integrata del ciclo dei rifiuti nel territorio, adottando i principi dell’economia circolare promossi dall’Unione Europea, implementando la raccolta differenziata, in particolare della frazione organica, contribuendo a raggiungere i target fissati a livello nazionale; 
  • la gestione del “fine vita” del termovalorizzatore di CORE (Bertello, 2019a, p. 3). 

La nuova struttura prevede due linee produttive: la prima sarà dedicata al trattamento termico dei fanghi derivanti dalla depurazione delle acque e consentirà di produrre energia termica per teleriscaldamento e fertilizzanti fosfatici; la seconda sarà dedicata alla digestione anaerobica per il trattamento dei rifiuti umidi (FORSU) per la produzione di biometano (Ib.).

Su richiesta dei comuni coinvolti nella gestione dell’area le società CAP e CORE hanno indetto un processo partecipativo affidandolo alla società Nimby Forum e alla cura di Agnese Bertello. 

Gli obiettivi del percorso partecipativo sono:

  1. favorire un confronto trasparente e un dialogo costruttivo tra le società proponenti, le amministrazioni comunali e il territorio, in un clima di fiducia reciproca, fondamentale per avviare qualunque progetto di trasformazione territoriale;
  2. diffondere informazioni complete e chiare sul progetto, sulle tecnologie adottate, gli impatti sull’ambiente e sui benefici attesi;
  3. ascoltare il territorio e raccogliere criticità, domande, proposte, sollecitazioni da parte dei cittadini intervenuti (Ib., p. 5). 

Storia e contesto di sfondo

Con l’avvento della società dei consumi, a metà degli anni sessanta, nella zona di Milano viene costruita la prima generazione di inceneritori. Nel 1968, in via Zama, nella periferia sud-est, venne inaugurato un primo impianto di incenerimento a recupero energetico italiano. Nel 1975, il secondo, sempre a Milano, nella periferia nord-ovest a Figino. Dopo il 1976, in seguito al disastro nella vicina Seveso e alle indagini sulla diossina, sugli inceneritori si scatena un intenso dibattito che si diffonde in tutto il mondo, quali potenziali fonti di emissioni continue di tale sostanza pericolosa per la salute (Frigerio, Bisio, 1979). 

Pare risalga al 1966 l’impianto di incenerimento di Sesto San Giovanni del CORE: il consorzio pubblico a servizio del comune stesso e dei limitrofi comuni di Cologno Monzese, Pioltello, Segrate e Cormano, aree interessate da una forte conurbazione metropolitana (Link 1 - La storia di CORE). “Negli anni 60, l’impianto originario di proprietà dei comuni soci, consisteva in una sola linea fissa per l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani, linea che venne fermata intorno al 1986 per l’impossibilità di mantenere le emissioni nei limiti di legge” (Ib.). 

Poi rimodernato negli anni novanta, “seppur di piccola capacità l’impianto ha raggiunto le migliori tecnologie di settore e le migliori performance, come riconosciuto dal dossier di Legambiente, per quanto riguarda le emissioni di inquinanti evitate. Dall’incenerimento dei rifiuti conferiti si produce vapore a 40 bar e 360°C che, nella misura nominale di circa 30 t/h, viene trasferito in turbina per produrre energia elettrica, oppure deviato in uno scambiatore di calore per la rete di teleriscaldamento [...]; serve una popolazione di oltre 350.000 mila abitanti” (Link 1 - La storia di CORE). 

“Il raggiungimento dell’autosufficienza Regionale, nello smaltimento dei rifiuti, e la tendenziale riduzione dei volumi produttivi del termovalorizzatore, accanto ad una diversa sensibilità ambientale, (sintetizzabile nel cosiddetto obiettivo “rifiuti zero”), e ad una lettura più ampia della nozione di sviluppo produttivo territoriale, inducono a ricercare per il futuro una diversa prospettiva per l’impianto. Il ragionamento può essere fatto su di una tempistica che parta dal 2019 (anno in cui verranno estinti i mutui con Cassa Depositi e Prestiti) e si possa arrivare alla riconversione del termovalorizzatore. Sono chiare le linee guida alle quali ispirarsi, per la ricerca di un futuro diverso che porti alla valorizzazione dell’area: la garanzia dell’occupazione di chi ci lavora; la costruzione di una diversa prospettiva industriale che valorizzi e sviluppi il ruolo di area tecnologicamente attrezzata che già oggi caratterizza la struttura; la piena sostenibilità ambientale di tale prospettiva. Come stabilito dal documento approvato dai soci in data 9 settembre 2016 che nel dicembre del 2016 CORE, sigla un accordo con il gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città Metropolitana di Milano. Il documento impegna le parti allo studio di un piano industriale che preveda la creazione di un polo di ricerca delle tecnologie ambientali. Un polo dell’innovazione green. Una vera biopiattaforma che potrebbe dai fanghi depurati, e dai rifiuti, recuperare materiali, producendo al contempo biometano e calore” (Ib.).

Organizzazione, supporto ed entità finanziatrici

“Il percorso è stato promosso da CAP e CORE a partire dalla richiesta espressa da tutti i Comuni coinvolti nel progetto (Sesto San Giovanni, Pioltello, Cormano, Segrate, Cologno Monzese) di coinvolgere la cittadinanza in un confronto aperto sul progetto” (Bertello, 2019a, p. 5). 

CORE SpA - Consorzio Recuperi Energetici è una società per azioni costituita dai Comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Pioltello, Segrate e Cormano per occuparsi dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, tramite incenerimento, delle suddette comunità, con un bacino di 350 mila abitanti. 

Gruppo CAP - Consorzio per l’Acqua Potabile ai Comuni del bacino del Seveso. Ha origine nel 1928, oggi è una società a capitale pubblico partecipata dagli enti locali e la principale società di gestione del servizio idrico della Città Metropolitana di Milano e alcuni comuni delle province di Monza e Brianza, Pavia, Como e Varese. Gestisce il servizio in un bacino di 2 milioni di abitanti, gestisce reti e impianti, pianifica e realizza gli investimenti e le opere di manutenzione. 

“La definizione della struttura degli incontri e la gestione del percorso partecipativo è stata affidata da CAP a Nimby Forum, che ha agito quale soggetto terzo e indipendente rispetto alle parti coinvolte nel progetto” (Ib.).

Nimby Forum® “è attivo dal 2004 con l’obiettivo di analizzare l’andamento della sindrome NIMBY (Not in My BackYard) in Italia. L’osservatorio Media Permanente gestisce l’unico database nazionale delle opere di pubblica utilità che subiscono contestazioni” (Link 2). Nimby Forum è un progetto curato da un gruppo di consulenti che operano sotto varie sigle societarie, in particolare Aris, associazione no profit, Agenzia di Ricerche Informazione e Società, e Allea SrL (entrambe hanno la stessa sede a Milano). Agnese Bertello, curatrice del processo partecipativo è una collaboratrice di questo gruppo, curatrice di progetti, nonché partner di Ascolto Attivo SrL di Milano. 

Non è indicato il costo del processo, nè le modalità di selezione e affidamento dell’incarico a Nimby Forum, che non è un soggetto giuridico, ma un marchio/progetto di Aris, associazione no profit che ha la medesima sede di Allea SrL. 

Selezione e reclutamento dei partecipanti

Incontri pubblici e laboratori tematici

  • 5 incontri aperti a tutti di dibattito pubblico si sono svolti dal 26/11/18 al 22/1/19, dalle 18 alle 21 circa, con una media di 50 presenze per incontro: “cittadini attivi, in particolare residenti nel quartiere in cui sarà realizzato l’impianto, rappresentanti di associazioni e comitati, rappresentanti delle istituzioni locali” (Bertello, 2019a, p. 10). Non sono indicati maggiori dettagli sulle categorie o la demografia dei partecipanti, ma talvolta vengono menzionati nei singoli resoconti se c’erano componenti di associazioni o comitati particolari (p.e. Ass. Sottocorno, Comitato Cascina Gatti). 
  • 1 incontro di restituzione degli esiti/presentazione del documento congiunto comuni e CAP di risposta alle osservazioni, si è svolto il 2/4/19 (ore 18-21, Spazio Arte). 
  • 1 incontro di discussione sulle esperienze di comitati consultivi di monitoraggio come i RAB (8/7, ore 18-21, Spazio Arte)
  • 1 incontro di presentazione del progetto esecutivo, delle caratteristiche tecniche e degli aspetti ambientali, oltre che una presentazione degli esiti del percorso partecipativo svolto e la costituzione del RAB, il comitato consultivo che avrà il compito di seguire l’intero iter e tutte le fasi del progetto (19/9/19, ore 18-20, Villa Casati, Cologno Monzese). 

Gli incontri si sono tenuti in spazi multifunzionali pubblici ed una volta in una sede parrocchiale. “Alcune critiche sono venute in merito alla scelta delle sedi degli incontri che alcuni partecipanti hanno ritenuto non sufficientemente vicine all’impianto. Accogliendo questa sollecitazione, si è scelto di effettuare uno degli incontri in una sede diversa da quelle previste, puntando a coinvolgere in maniera più concreta gli abitanti del quartiere” (Ib., p. 10). 

Secondo la curatrice, per “gli approfondimenti tematici sono stati coinvolti esperti terzi, tecnici delle società CAP e CORE, rappresentanti delle istituzioni” (Ib., p. 9).

Tavolo costituente il comitato di controllo e monitoraggio (RAB). Per la formazione del RAB è stato individuato un percorso ristretto di discussione con gli attori proponenti di cui si è tenuta una prima riunione. La selezione dei partecipanti al tavolo costituente è stata proposta dalla curatrice e comunicata almeno nell'incontro del 19/9, come si evince dalla presentazione disponibile online (Link 3 - Il percorso).

  • Primo incontro del tavolo costituente del RAB (27/9/19, ore 18-20, Villa Visconti, Sesto San Giovanni). Oltre alla curatrice e a figure dirigenziali e politiche di aziende e comuni (9 membri esclusa la curatrice), erano presenti: un membro delle unità sindacali per ogni azienda (uno per CAP ed uno per CORE); un membro della Consulta per l’Ambiente di Sesto (che dovrebbe essere un membro di associazioni ambientaliste, ma non è specificato nei verbali); 3 membri dei comitati di quartiere, e un cittadino auto-candidatosi già presente nel processo.

Esperti - Definiti come “esperti”, dei quali erano disponibili nelle pagine del sito dedicato i curriculum, c’erano: un professore dell’Università di Verona ed uno del Politecnico di Milano, 3 ingegneri (due di ditte coinvolte dal progetto, TBF Partner AG e Tecno Habitat, ed uno del CNR); un architetto (Studio Quattroassociati) e il dott. Riganti, architetto pianificatore, Dirigente dell’Area pianificazione dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Sesto S. Giovanni. Nella seconda fase, di preparazione alla implementazione del progetto e alla costituzione del comitato consultivo di monitoraggio (RAB) è stato organizzato un incontro divulgativo per mettere a confronto vari modelli di coinvolgimento degli attori e dei cittadini nei comitati di monitoraggio. Erano ospiti relatori: S. Bidese, presidente del RAB termovalorizzatore di Ferrara; L. Piotto e altri due membri del Comitato di Controllo di Quartiere Pré relativamente all’impianto di digestione anaerobica della frazione umida di Bassano del Grappa. 

Figure dirigenziali e politiche - Per CAP: Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato, Michele Falcone, direttore generale, Andrea Lanuzza, direttore tecnico, Davide Scaglione, responsabile ottimizzazione processi e performance, Matteo Colle, responsabile relazioni esterne e CSR e Antonella Biasco, responsabile CSR. Per CORE, sono intervenuti Marco Cipriano, amministratore unico e l’ingegner Ilario Tassone. 

I Comuni sono stati rappresentanti, in fase di avvio del dibattito, dal Sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano, dal sindaco di Cologno Monzese, Angelo Rocchi e dai funzionari dei comuni di Pioltello, Cormano e Segrate. Ai laboratori di approfondimento hanno partecipato l’assessore all’ambiente del Comune di Sesto, Alessandra Magro, insieme con Paolo Riganti, direttore governo del territorio di Sesto san Giovanni. Per il Comune di Segrete, è stata presente Sandrina Bosco, assessore all’ambiente. 

Curatori - Sempre presente la curatrice del percorso, che ha svolto anche la facilitazione di un tavolo, oltre ad altri 3 facilitatori professionisti, quando la discussione si svolgeva in tavoli ristretti. 

Sito web (Link 1) - Sul sito è stato presentato il progetto (sono scaricabili le brochure), il percorso partecipativo e sono stati resi disponibili tutti i report degli incontri, le presentazioni sui temi affrontati presentati durante gli incontri, gli interventi conclusivi dei relatori con le risposte alle domande emerse. Era possibile inviare osservazioni e domande o presentare proposte specifiche. “Alcune critiche hanno riguardato la tempestività del caricamento dei materiali on line e la possibilità di intervenire effettivamente sul sito. L’implementazione delle diverse funzionalità previste sul sito era purtroppo incompatibile con la ristrettezza dei tempi. In ogni caso, questo strumento non è stato usato dai cittadini in maniera significativa. Le interazioni - invio di domande e di materiali – sono state prevalentemente orientate a registrare la propria partecipazione agli eventi, che hanno costituito il cuore del percorso partecipativo” (Ib., p. 10). Nella sezione “News” non c’è alcuna notizia. 

Media - Non c’è alcun riscontro relativamente alla comunicazione via media tradizionali, rassegne stampa, pubblicizzazione dell’evento (locandine o manifesti, conferenze stampa, avvisi radiofonici, ecc...). 

Metodi e strumenti utilizzati

Dibattito Pubblico - “Il modello di riferimento [...] è il Dibattito Pubblico, una procedura di confronto con il territorio in merito alla realizzazione di grandi opere, mutuata dalla legislazione francese e introdotta nell’ordinamento italiano (nel 2018) attraverso la riforma del Codice degli Appalti e i decreti applicativi successivi (DPCM 76/2018 – Modalità di svolgimento, tipologie e soglie dimensionali delle opere sottoposte a Dibattito Pubblico). Del Dibattito Pubblico, in particolare, BioPiattaformalab adotta alcuni principi chiave: 

  1. la presenza di un soggetto coordinatore dell’intero dibattito e facilitatore degli incontri, con caratteristiche di terzietà rispetto a tutte le parti;
  2. la creazione di più momenti di confronto pubblico con l’obiettivo di approfondire progressivamente con strumenti ad hoc le tematiche più sentite; 
  3. la trasparenza nella gestione delle informazioni e la rendicontazione puntuale, attraverso report e documenti accessibili a tutti on line di quanto discusso e proposto; 
  4. la chiusura del percorso con un documento di sintesi, redatto dalla coordinatrice, che mette in evidenza tutte le tematiche trattate, le criticità emerse, le proposte avanzate e a cui le parti coinvolte nel processo sono chiamate a rispondere in maniera ufficiale (Ib, p. 5). 

Gruppi di lavoro (o di discussione) - Analoghi ai focus group, permettono di riunire un gruppo di persone e avviare con loro una discussione attorno a un tema desiderato, grazie alla conduzione di un facilitatore che è chiamato a stimolare la discussione e a verificare che tutti possano esprimere la propria opinione. Attraverso tale metodologia si possono raccogliere pareri diversi, stimolare un confronto ed esplorare diversi punti di vista ovvero arrivare ad un accordo. Nel caso in esame, durante gli incontri sono stati formati dei gruppi di discussione composti da 10-15 persone, facilitati da un conduttore e focalizzati sul tema scelto per l’incontro. Alla fine le sintesi sono state condivise in plenaria. La discussione era poco strutturata e, con il procedere degli appuntamenti, maggiormente finalizzata al dialogo e alla comprensione reciproca che ad estrarre informazioni. 

Cosa è successo: processo, interazione e partecipazione

“Il percorso partecipativo ha riguardato un progetto preliminare. [...] Spesso, quando si avvia un confronto con il territorio in merito alla realizzazione di un’opera infrastrutturale, la critica che più spesso viene mossa riguarda proprio la data di avvio del processo. Nella maggior parte dei casi chi partecipa al processo avrebbe voluto che il confronto fosse iniziato [...] in un momento in cui era possibile discutere di aspetti generali e strategici. Nel caso della BioPiattaforma di Sesto, il processo partecipativo è stato correttamente avviato in una fase di progettazione preliminare, dunque in una fase in cui possono essere presi in considerazione anche interventi e modifiche importanti sul progetto” (Ib, p. 10). 

Il percorso può essere distinto in due fasi. 

  1. Una prima fase di discussione, che si è svolta nell’arco di un mese in 5 incontri.
  2. Una seconda fase di implementazione che, dalla conclusione della prima, è tutt’ora in corso.

1. Nella prima fase si sono tenuti i seguenti incontri.

  • Primo incontro di apertura, presentazione del progetto ed emersione delle preoccupazioni (26/11, Spazio MIL, Sesto S.G.).
  • Laboratorio tematico sugli aspetti economici (5/12, Spazio MIL).
  • Laboratorio sull’impatto ambientale e le scelte tecnologiche (12/12, Parrocchia di Cascina Gatti).
  • Laboratorio tematico su controlli e compensazioni (18/12, Spazio Arte, Sesto S.G.).
  • Incontro finale di presentazione degli esiti (22/1/19, Spazio Arte).

“Ciascun incontro ha previsto una sessione iniziale in plenaria in cui sono state condivise le informazioni generali e quelle relative ai diversi approfondimenti tematici, alcune presentazioni iniziali a cura di esperti terzi, invitati da CAP, tecnici delle società CAP e CORE, rappresentanti delle istituzioni coinvolti. La sessione plenaria è sempre stata seguita da gruppi di lavoro” (gruppi di discussione in tavoli) “in cui il dialogo tra i partecipanti era coordinato da facilitatori. [...] Di ciascuna sessione di lavoro è stata fatta sia una restituzione orale immediata, in plenaria, da parte dei facilitatori di tavolo, sia una restituzione scritta caricata on line sul sito. La restituzione in plenaria è stata seguita da un successivo momento di confronto aperto, in cui esperti e tecnici hanno avuto modo di rispondere direttamente alle domande poste. Sul sito sono stati messi a disposizione, oltre ai report degli incontri, tutte le presentazioni e tutti i materiali discussi” (Ib., p. 6). 

Dagli incontri della prima fase di dibattito sono emerse, in sintesi, le seguenti questioni:

  1. Il contesto ambientale, la localizzazione dell’impianto e gli scenari alternativi. Già dai primi incontri i partecipanti, residenti nell’area, hanno manifestato insofferenza nei confronti di nuovi impianti vista l’alta urbanizzazione e la presenza di diversi impianti e infrastrutture oltre al termovalorizzatore (due elettrodotti, le tangenziali e il depuratore). Già dal primo incontro e nel primo laboratorio del 5/12, si è aperta un confronto in merito a due scenari base alternativi alla proposta. Gli scenari alternativi alla proposta oggetto del processo, la bio piattaforma, erano: 1) la dismissione dell’impianto del termovalorizzatore, la bonifica dell’area e la realizzazione di un’area verde; 2) l’ammodernamento dell’impianto attuale alimentato con rifiuti indifferenziati. Durante il laboratorio sono stati presentati le valutazioni economiche e le considerazioni strategiche che hanno portato ad escludere queste opzioni rispetto alla scelta alternativa della bio piattaforma. Sulla prima ipotesi (realizzazione area verde) i costi che sarebbero gravati sui comuni erano ingenti, la società CORE avrebbe chiuso, si volevano garantire i 43 posti di lavoro, si sarebbe dovuti ricorrere a nuovi operatori sul mercato per gestire sia i rifiuti indifferenziati che la frazione umida (FORSU), a tariffe superiori a quelle che avrebbe offerto la società controllata “in house” dai comuni. Anche la seconda ipotesi (ammodernamento impianto attuale) è stata considerata non praticabile per gli alti costi di un rinnovo dell’impianto e per le tendenze strategiche in atto, che vanno verso un’economia circolare, ossia la riduzione della produzione di rifiuti, il riciclo, il recupero. Sulla proposta in esame invece si potevano recuperare parte degli impianti, si evitava nuovo consumo di suolo utilizzando quello già di proprietà delle società. Sebbene siano state fornite risposte dagli esperti i partecipanti chiedono risposte scritte e una valutazione economica sulle due opzioni scartate prodotta da soggetti terzi (Ib., p. 12).
  2. L’impatto ambientale e paesaggistico. Sulla scelta architettonica sono stati fatti diversi appunti dai partecipanti, che prediligono materiali naturali rispetto a quelli metallici e vorrebbero una zona verde, con aree umide, collegata alle ciclabili e fruibile. Si è perciò proposto di prevedere ulteriori laboratori partecipativi con un eventuale modellino del progetto.
  3. Le emissioni e le garanzie sui controlli. Su questo temi i proponenti hanno presentato le performance dell’impianto di Zurigo, che sarebbe identico a quello proposto per Sesto. I partecipanti sono stati ‘tranquillizzati’ sul fatto che tali tecnologie già mature, sono adottate in Europa in diversi impianti e che l’aspetto originale consisterebbe soltanto nella loro messa in sinergia, nello stesso sito. Anche il movimento di camion in entrata e uscita sarebbe analogo a quello attuale verso e dal termovalorizzatore. 
  4. Controlli e garanzie. Su questo aspetto si è concentrato gran parte del dibattito, una questione che implica la ricostruzione della fiducia tra cittadini e gestori che si è molto logorata negli anni precedenti, per la scarsa condivisione e chiarezza delle informazioni e dei dati sulle emissioni del termovalorizzatore. Così come è bassa la fiducia negli enti di controllo (ARPA) e la loro autonomia di giudizio. I proponenti hanno proposto: 1) strumenti moderni per la condivisione dei dati in tempo reale; 2) la diffusione di più rilevatori nella città; 3) la condivisione preliminare di un approccio di ricerca e un modello di valutazione degli impatti. I partecipanti hanno hanno espresso la richiesta che venga realizzata una ricerca epidemiologica da ripetersi regolarmente con una prima indagine da effettuarsi a bio piattaforma non avviata, ponendo la massima attenzione all’indipendenza di giudizio dei curatori dell’indagine. Nelle conclusioni si chiede ai proponenti la possibilità di creare Comitati di controllo con i cittadini sulla base di esperienze già esistenti in Italia (i RAB, Residential Advisory Board di Imola e Ferrara). 
  5. La gestione del ciclo integrato dei rifiuti. I partecipanti hanno manifestato l’esigenza di informazioni accurate sulla gestione del ciclo dei rifiuti e percorsi formativi, incontri e una comunicazione più attenta. Una delle preoccupazioni è il destino dell’isola ecologica che attualmente si trova all’interno dell’area e di accorpare ad essa un centro del riciclo ed uno spazio educativo.
  6. La fase di transizione e il cantiere. La fase di transizione desta preoccupazione perché si tema un’azzeramento del dialogo con i cittadini, delle occasioni di aggiornamento sull’evoluzione del progetto, su eventuali modifiche in itinere, sui risultati dell’iter autorizzativo, così come sono preoccupati sull’impatto della fase di cantiere. Dunque, si è chiesto ai proponenti di presentare le tappe dell’iter autorizzativo, della fase di cantiere, e di prevedere momenti di condivisione con il territorio dell’evoluzione del progetto.
  7. Compensazioni e partecipazione dei cittadini. Sono state avanzate proposte puntuali di controllo (registro tumori, indagine epidemiologica) e mitigazione (uso del biometano per autotrazione, potenziamento verde, esenzione o riduzione della tassa rifiuti per i residenti del quartiere, ecc...) ma soprattutto si è richiesta continuità con il metodo partecipativo, scegliendo il metodo del Bilancio partecipativo per assegnare le compensazioni messe a disposizione dal CORE-CAP in modo trasparente e democratico. Inoltre si chiede alla parti proponenti di indicare l’importo assegnato a titolo compensativo e la parte che potrebbe essere destinata attraverso il Bilancio partecipativo. 

Per ogni incontro sono stati resi online i resoconti delle presentazioni iniziali e dei tavoli di discussione e - dopo i primi incontri in seguito alle richieste dei cittadini - delle risposte degli esperti ai quesiti, oltre alla pagina web dedicata alle domande frequenti. 

In questo primo periodo (fino ad aprile 2019 circa) sono pervenute anche le osservazioni formali scritte provenienti in particolare dai comuni, da altri enti e dai comitati. 

2. Alla prima fase di raccolta e discussione ne è seguita una di risposta e implementazione, in 3 incontri aperti al pubblico ed uno ristretto ai componenti del tavolo per la costituzione del RAB: 

  • un incontro pubblico (2/4/19, Spazio Arte, ore 18) di presentazione del documento congiunto (comuni e gruppo CAP) di risposta alle osservazioni e istanze sul progetto di bio piattaforma. 
  • un incontro pubblico (8/7/19, Spazio Arte, ore 18) di approfondimento sui RAB e i comitati consultivi di monitoraggio dei cittadini con esperienze e modelli a confronto.
  • un incontro di presentazione pubblica (19/9/19, Villa Casati, Cologno Monzese, ore 18-20) del progetto esecutivo di bio piattaforma; inoltre, sono stati nuovamente presentatigli esiti del percorso partecipativo svolto e si è parlato della imminente costituzione del comitato consultivo di monitoraggio (RAB).
  • un primo incontro ristretto del tavolo costituente del RAB (27/9/19, ore 18-20, Villa Visconti, Sesto San Giovanni). 

Nell’incontro del 2/4 è stato presentato il documento “Sintesi delle osservazioni e delle risposte sul progetto”, una pubblicazione di 56 pagine contenente 89 quesiti suddivisi e aggregati in 5 macro-temi per agevolarne la lettura e accorparne le risposte (Bertello, 2019b).

Le osservazioni degli enti sono pervenute in più occasioni, anche relativamente al fatto che nel frattempo si è avviata la Conferenza dei servizi preliminare, dunque riunioni delle Commissioni consiliari e nei Consigli Comunali aperti. Questo percorso istituzionale preliminare parallelo, piuttosto inusuale fino ad oggi nel panorama italiano, viene riferito agli artt. 14 e seguenti della L. 7 Agosto 1990 n. 241 (Link 3 - Il percorso - Incontro del 19/9). 

Da una lettura del documento si può affermare che a tutti i quesiti è stata data risposta e a tutte le richieste è stato dato un riscontro positivo; a parte una richiesta alla quale si è parzialmente risposto. Nel percorso è emersa la richiesta di una valutazione economica da parte di soggetti terzi e nella risposta è semplicemente stato indicato che nelle assemblee dei soci di CORE (del 27/2/18), “presenti tutte le amministrazioni comunali coinvolte, presenti inoltre tecnici terzi” sono stati valutati gli aspetti economici, societari e ambientali e le opzioni sono state considerate critiche e non convenientemente percorribili (Bertello, 2019b, p. 52). 

Con l’incontro del 8/7 si può considerare avviata del tutto la fase di implementazione. E’ un incontro in cui i relatori ospiti, provenienti da altre realtà regionali (Ferrara e Bassano del Grappa) presentano il funzionamento degli organismi consultivi di controllo sul funzionamento di impianti complessi: il termovalorizzatore di Hera SpA di Ferrara e un impianto di produzione di biometano di ETRA SpA di Bassano. Nel primo caso non sembrano esserci più problemi rispetto al passato, i cittadini hanno fiducia che le emissioni sono sotto controllo e restano abbondantemente sotto i limiti consentiti. Non ci sono particolari disagi per i residenti. Nel secondo caso invece, la situazione è in costante miglioramento ma la tipologia di impianto analogo è soggetto ad emissioni maleodoranti, più o meno pericolose per la salute. Sono state poi rivolte domande sul funzionamento dei comitati ai relatori, il potere che hanno, l’influenza, l’impegno nel tempo, ecc... E come intendono procedere a Sesto. 

Il 19/9 è stato organizzato l’incontro di presentazione del progetto esecutivo, ma i curatori sono tornati anche sul percorso partecipativo e sulla imminente costituzione del comitato di monitoraggio. Di questo incontro è soltanto disponibile la presentazione in slide (Link 3 - Il percorso). Viene rendicontato il numero esatto di richieste recepite che sono state inserite nelle specifiche tecniche del bando di gara per il progetto definitivo e dunque saranno da considerare come elementi vincolanti. Sebbene non tutte le richieste riguardano le specifiche di progetto, quelle recepite sono: 17 di tipo amministrativo e 13 di tipo ambientale. 

Si dà conto dell’avvio del tavolo costituente per il comitato di controllo e monitoraggio (RAB). Attraverso una serie di incontri operativi, entro la fine dell’anno, i curatori, sulla base degli incontri preparatori precedenti, vogliono che si raggiunga un regolamento che ne definisca le caratteristiche fondamentali. “Ne fanno parte rappresentanti dei comitati e dei cittadini, rappresentanti dei sindacati, rappresentanti delle aziende CAP e CORE, rappresentanti delle 5 amministrazioni coinvolte” (Link 3 - Il percoso). Al momento si è svolto il primo incontro del tavolo costituente il 27/9/19 di cui è disponibile il resoconto. In tale occasione, i membri dei comitati e della Consulta hanno messo in evidenza lo squilibrio di rappresentanza delle loro parti, aperta diffidenza della autocandidatura del cittadino singolo e nei confronti dei rappresentanti sindacali. Si è precisato che il tavolo costituente non è il comitato e che la sua composizione è appunto oggetto di confronto. Anche i sindacalisti hanno espresso come i lavoratori da loro rappresentati siano anche cittadini residenti nell’area e che il loro ruolo non è solo quello di tutelare il lavoro ma anche la sua qualità, la qualità dei processi che i lavoratori svolgono quotidianamente e la qualità del servizio come il suo impatto nel territorio. Segue un confronto sugli articoli del futuro statuto del comitato, i suoi poteri e le modalità di decisione. Gli interventi dell’azienda e della facilitatrice si focalizzano sul dialogo - chiedendo implicitamente fiducia (visite all’impianto e visione dei documenti, segnalazioni, richieste), mentre quelli dei comitati si concentrano sulla forza dei pareri, l’equilibrio delle rappresentanze, le modalità di decisione - chiedendo implicitamente garanzie e influenza. In conclusione, la curatrice si è impegnata a redigere una prima bozza di articolo sulla base delle considerazioni sentite e a contattare altri due comitati locali che al momento non hanno voluto partecipare all’incontro. 

Sono previste altre 2/3 riunioni del tavolo costituente e una presentazione finale entro dicembre 2019. 

Influenza, risultati ed effetti

La bozza di progetto definitivo è stata presentata pubblicamente nell’incontro del 19/9/19. Le richieste (progettazione secondo le migliori tecnologie disponibili sul mercato), integrazioni (potenziamento al sistema di filtrazione e indagini epidemiologiche), mitigazioni (piste ciclabili, corridoi verdi), la progettazione partecipata con il plastico dell’area di progetto da attivare durante “la progettazione [...] sulle caratteristiche architettoniche e paesaggistiche” (Link 3 - Il progetto definitivo), oltre al comitato di controllo e monitoraggio (RAB), sono state accolte. 

Conclusa la Conferenza dei Servizi preliminare è ora prevista l’istanza di “Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) ai sensi dell’art. 27 bis del D. Lgs. 152/2006 prevista per il 15/11/2019” (Link 3 - Il percorso - Incontro del 19/9). 

A partire dal 17 luglio 2019 il progettista (l’incarico è stato assegnato a TBF Partner AG con sede a Zurigo e Lugano, la società svizzera di ingegneria che aveva già realizzato il progetto preliminare) dovrebbe aver iniziato “a lavorare ed entro 120 giorni dovrà terminare il progetto definitivo per l’avvio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), incluso il provvedimento di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) che viene avviato sulla base del progetto definitivo e che prevede la pubblicazione di tutta la documentazione agli Enti/Amministrazioni potenzialmente interessati. Solo al termine del procedimento autorizzativo, una volta integrate le eventuali ulteriori richieste di modifiche emerse durante il PAUR, la società TBF potrà preparare i documenti necessari per procedere alla gara dei lavori di progettazione esecutiva e costruzione” (Link 3 - Il progetto). Probabilmente solo allora sarà avviata la progettazione partecipata (vedi sopra). Non ci sono indicazioni tuttavia su quando indicativamente partirà questo ulteriore processo di partecipazione. 

Analisi e lezioni apprese

Nonostante il Dibattito Pubblico presupponga un dialogo con esiti indeterminati (scarsamente dotati di potere e non vagliati a sufficienza da un serrato confronto tra posizioni contrastanti o in competizione, con scarsa rappresentatività misurata), definitivamente esposti alla volontà ultima dei decisori/proponenti, questo processo mostra come la volontà al dialogo, espressa dai decisori, sia mossa da una sentita esigenza di convenienza strategica e politica in primis (si tratta di società pubbliche che gestiscono quotidianamente servizi vitali) ma anche tecnico-economica. L’avvio in fase di idea progettuale preliminare, anche se in tempi ristretti e costretti, ha fatto la differenza (un primo passo a favore della credibilità dei proponenti e nel ripristino della fiducia dei cittadini) rispetto ad esperienze di Dibattito Pubblico passate, permettendo ai proponenti di acquisire maggiori conoscenze rispetto al territorio e alle sue percezioni/aspettative, maggiori informazioni rispetto ad altri territori con impianti analoghi, e di affrontare con maggiore prudenza investimenti che si presentano già molto alti in fase progettuale e autorizzativa. Tutto ciò ha elevato l’influenza del processo sulle decisioni dei proponenti che hanno recepito nel complesso le richieste provenienti da enti, comitati e partecipanti. 

La trasparenza del processo è completa, tuttavia mancano dettagli sull’affidamento a Nimby Forum (che non è persona giuridica) e sui costi del processo, manca un piano di comunicazione per la pubblicizzazione del progetto/percorso, non è molto chiaro l’iter formale e i rimandi ad esso sono sparsi nelle varie pagine. La condivisione del percorso con gli attori non è avvenuta ma implicitamente rimandata, in parte, alla prima fase del dibattito pubblico che ha richiesto alcune correzioni poi complessivamente recepite. Tuttavia (e infatti) non si è riusciti a coinvolgere tutti gli attori conflittuali (in particolare un paio di comitati) dal primo momento. Il processo non è concluso e si sta quasi istituzionalizzando, positivamente, attraverso l’insediamento permanente del comitato di controllo e monitoraggio (RAB). 

Vedi anche

Dibattito Pubblico

Riferimenti

Collegamenti esterni

  1. CORE SpA - coresesto.it 
  2. Nimby Forum - https://www.nimbyforum.it/
  3. Sito del processo partecipativo - biopiattaformalab.it

Note